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Controllo temperatura: i cibi non sono tutti uguali

Controllo temperatura:
nella cold chain del settore food il controllo temperatura deve tenere conto del processo cui sono sottoposti gli alimenti

Come si è avuta occasione più volte di sottolineare, la finalità della catena del freddo è volta al mantenimento, mediante controllo temperatura costante e preciso, del microclima idoneo per i prodotti stoccati e trasportati lungo tutto il percorso che porta i cibi nei banchi del fresco e dei surgelati.

Ciò che non si è ancora avuto modo di approfondire riguarda il fatto che il controllo temperatura deve tenere conto del processo di raffreddamento cui i cibi sono stati sottoposti e, di conseguenza, le temperature ottimali cui essi devono essere mantenuti, possibilmente anche dall’utente finale con apposite precauzioni (sacchetti termici, frigoriferi portatili di piccole dimensioni) che impediscano – anche in presenza di un perfetto mantenimento termico in ogni anello della cold chain – l’avvio di un processo di deterioramento che, nel peggiore dei casi porti al ricongelamento, procedimento inadeguato e dannoso.

Si vedano ora nel dettaglio i tre differenti processi cui i cibi trasportabili mediante catena del freddo vengono sottoposti.

· La refrigerazione, le cui temperature rientrano in un range incluso tra gli 0 °C e i 5 °C; si tratta di un procedimento, applicato principalmente ai cibi disponibili nel reparto dei freschi, che non prolunga eccessivamente la data di scadenza (si pensi al latte fresco, benché si tratti di un alimento sottoposto a pastorizzazione). La conservazione che la refrigerazione garantisce è ad ogni modo, se il controllo temperature non rileva in alcun momento un fuori range, in grado di conservare proprietà organolettiche e sicurezza igienico-sanitaria: la proliferazione dei microrganismi dannosi, conservati a temperatura di refrigerazione, è quasi del tutto bloccata. Per le loro caratteristiche (in particolare date di scadenza ravvicinate, il controllo temperatura è molto importante.

· Il congelamento implica la conservazione degli alimenti in un range di temperatura incluso tra -18 °C e -25°C; tale processo prolunga notevolmente la conservazione dei cibi senza che all’atto del consumo consistenza e caratteristiche organolettiche risultino alterate. Un possibile svantaggio del congelamento è dovuto alla formazione di cristalli di ghiaccio nelle membrane cellulari che rischiano così di lacerarsi provocando una perdita di nutrienti (senza tuttavia inficiare la salubrità del prodotto). Il controllo temperatura deve garantire una permanenza di minimo -18 °C durante gli spostamenti e gli stoccaggi intermedi.

· La surgelazione è un processo che in tempi ridotti – al massimo quattro ore – porta il prodotto, fin nella sua parte centrale, ad una temperatura di -18 °C, il controllo temperatura deve garantire, dopo la stabilizzazione termica (la surgelazione, appunto) il mantenimento costante. A differenza del congelamento, questo processo non rischia alcuna perdita di nutrienti.

Una volta di più, si può consigliare l’installazione per il controllo temperatura nei magazzini di transito e stoccaggio del termometro pen drive di Magiant Serverflu, aggiungendo che il dispositivo è idoneo per la cold chain dei prodotti congelati e surgelati e per quella dei prodotti freschi. L’importante è parametrizzare in modo differenziato il software.

M.F. Pria

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Controllo temperatura: cold chain in primo piano

Controllo temperatura:

la catena del freddo ha diverse sfaccettature, per tutte il controllo temperatura è essenziale

Quando si parla di cold chain il pensiero va immediatamente ai prodotti alimentari surgelati, che, lo ricordiamo, richiedono una temperatura costante almeno inferiore ai -18 °C lungo l’intero percorso della catena distributiva. Se in uno solo dei passaggi, la temperatura salisse inizierebbe il processo di scongelamento che, anche se parziale, una volta riportate le condizioni ottimali, provoca il ricongelamento, situazione del tutto differente dall’iniziale surgelazione e che provoca deterioramento delle proprietà organolettiche poiché un’interruzione della catena del freddo porta, soprattutto se prolungata e con temperature fortemente fuori range, alla proliferazione di patogeni resistenti anche a temperature inferiori agli 0 °C.

Il controllo temperatura mediadiante sensori richiede quindi che gli strumenti siano programmati in modo stringente per garantire la tutela da fenomeni più o meno gravi dovuti alla corruzione del prodotto (le stesse ASL consigliano di toccare le confezioni e non acquistarle se ricoperte di brina o se non hanno la classica consistenza al tatto del prodotto surgelato).
Ma la cold chain può essere, secondo la maggior parte dei tecnici della materia, analizzata sotto tre differenti aspetti: il primo è senza dubbio quello citato fin dall’apertura, relativo alla distribuzione alimentare e dove il controllo temperatura è finalizzato al mantenimento delle proprietà organolettiche dei cibi congelati o surgelati; il secondo riguarda i prodotti biomedicali; il terzo è quello realtivo ai prodotti tecnologici che vengono scelti e utilizzati per garantire la permanenza in condizioni ottimali dei prodotti che percorrono la cold chain nei momenti in cui vengono stoccati in luoghi chiusi, prima, durante o al termine della catena stessa.
Sotto ogni punto di vista emerge l’importanza del controllo temperatura: Magiant, con la sua gamma di sensori di temperatura (Serverflu) e sensori di temperatura e umidità (Umiflu) per ambienti chiusi (depositi, magazzini di stoccaggio, magazzini di transito), è una soluzione dal costo ragionevole, che ben si integra con altre strumentazione di elettronica industriale, e che vale la pena prendere in considerazione nella cold chain. Si tratta di affidare la sicurezza e il benessere dei prodotti a dispositivi pen drive USB che necessitano di un PC sul quale gira il loro software: il controllo temperatura rimane costante e le soglie possono essere impostate nel modo più stringente in base alle esigenze degli utilizzatori. Il programma, oltre a garantire l’invio immediato di alert in caso di superamento delle soglie prestabilite, produce report dell’andamento microclimatico del magazzino di stoccaggio.
Allo stato attuale, tuttavia, non mancano occasioni in cui l’utente finale si trova di fronte a prodotti commercializzati nonostante la cold chain si sia interrotta. Per tutelarsi da prodotti alimentari decongelati e ricongelati è utile seguire le citate indicazioni delle ASL… ma se la catena del freddo è quella “salva vita”? In questo caso non è possibile parlare di riduzione dell’intensità e della frequenza degli shock termici, significa cercare di raggiungere una percentuale vicino allo zero. Registratevi per approfondire questo aspetto nello speciale di oggi!

M.F. Pria

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Controllo temperature server room

Controllo temperature server room:

le difficoltà dell’economia italiana non devono vincere sulla ricerca di soluzioni per la tutela delle server room: il controllo temperature è un ottimo punto di partenza

I budget a disposizione dell’innovazione tecnologica per quanto riguarda server room, strutture IT e PC server, durante gli ultimi anni, si sono assottigliati sempre più, quasi svanendo dalle voci se si tratta di PMI. È per questo che diventa imperativo mantenere in massima sicurezza le infrastrutture già esistenti così da garantirne l’efficienza grazie a risoluzioni o implementazioni a basso impatto economico che possano rispondere alla pressante esigenza di prolungare la vita delle strumentazioni. Questo diviene possibile nel momento in cui le macchine sono messe in condizioni di lavoro tali da garantire un idoneo microclima per il loro funzionamento.

Il passo fondamentale per ottenere, a costi ridotti, un risultato importante è quindi strettamente connesso al controllo temperature: senza dimenticare i vantaggi che si possono ricavare dal ‘riciclo’ del cosiddetto waste heat, esso permette di proteggere i propri dispositivi da situazioni critiche. Una delle indicazioni fornite dall’associazione ASHRAE consiglia di mantenere una temperatura di circa 27 °C nelle server room, poiché le oscillazioni – dovute magari ad interventi umani sugli impianti di aerazione – sono una delle prime ragioni di dispendio energetico. Come sempre una variabile mantenuta costante permette un risparmio in termini energetici che non impatta sulle funzionalità e sulla ‘salute’ delle macchine. Si tratta però di una soglia oltre la quale non è consigliabile andare, per questo il monitoraggio temperature diviene così importante: superare i 27 °C diviene infatti controproducente, al punto da poter provocare perdita di dati, senza considerare le difficoltà del personale IT a lavorare a simili temperature.

Il controllo temperature difficilmente può essere demandato esclusivamente al personale IT, è necessario che subentri una tecnologia di sensori di temperatura come le pen drive USB di Magiant, in versione Serverflu o Umiflu, nel caso si desideri monitorare anche il tasso di umidità della sala server. Lasciare una server room priva di controllo temperature significa esporla a rischi: chi ancora si affida, ad esempio, ad allarmi luminosi, può facilmente automatizzare il proprio sistema di monitoraggio ambientale con Serverflu, così che la sala sia presidiata 24 ore su 24, eliminando eventuali costi di personale o, come si diceva, lasciando privo di controllo microclimatico l’ambiente per una media di dieci ore. E naturalmente controllo temperature significa anche prolungare la vita delle macchine: garantendo il rispetto del microclima, poiché in caso di scostamento dalle soglie i sensori USB di Magiant – correttamente impostati mediante il loro software – inviano alert a email e numeri telefonici in tempo reale, minimizzando il rischio di danni permanenti che costringerebbero ad un investimento notevole in termini di disaster recovery e di ripristino delle macchine medesime.

Un PC, un sistema UPS mirato – che mantenga operativa solo la server room – e un controllo temperature come quello garantito da Serverflu non sono investimenti insostenibili, mentre garantiscono riguardo alla longevità e alla disaster prevention della vostra server room. Su questo sito potrete verificare la reale economicità della soluzione e se avete ancora dei dubbi chiedeteci una consulenza gratuita.

M.F. Pria

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Sensore di temperatura user friendly

Sensore di temperatura:

le nuove tecnologie mettono a disposizione soluzioni efficaci; ma ‘sensore di temperatura’ indica oggi svariate tecnologie

Dovrebbe essere ormai chiaro, dalle informazioni e dalle soluzioni che vengono proposte da qualche mese su queste pagine, che le nuove tecnologie nella sensoristica elettronica destinata alla rilevazione della temperatura sono un elemento fondamentale per monitorare ambienti e processi.

La storia moderna e contemporanea della rilevazione della temperatura, tralasciando quindi i primi esperimenti effettuati in epoca tardo medievale, ha le sue radici nel Seicento, quando venne inventato, a opera di Galileo, il primo termometro in grado di rilevare la temperatura utilizzando le proprietà di espansione e contrazione dell’alcool. Nel secolo successivo sarà il tedesco Fahreneit a comprendere le maggiori performance garantite dal mercurio: nasce il moderno termometro, sensore di temperatura tuttora in uso, che ben risponde a necessità meramente quotidiane e che è estremamente economico. Ma si tratta di un sensore di temperatura che necessita la presenza umana per utilizzo e verifiche dei risultati.

Oggi le richieste del mercato industriale – e , in parte, del mercato consumer – non possono trovare risposte nel semplice termometro (nel quale non è più presente il mercurio per la sua tossicità potenziale, tanto che dal 3/4/2009 il mercato italiano, allineandosi alle direttive europee recepite nel Decreto Ministeriale 30/07/2008, i termometri a liquido sono al galinstano). Ed è per questo che il mercato dell’elettronica propone il sensore di temperatura in versioni sempre più avanzate: ma questo non significa che qualunque sensore di temperatura di questo genere rappresenti indistintamente la soluzione ottimale per il monitoraggio di questa variabile. Ne sono un esempio i sensori ad allarme luminoso, i quali, benché possano vantare precisione e immediatezza nella rilevazione di condizioni critiche, necessitano di un presidio umano costante. Anche la categoria cui appartiene il sensore di temperatura a connessione analogica, tra i più moderni ed efficienti, può creare problemi in quanto si tratta di un prodotto che ha discreti limiti di parametrizzazione – il che porta ovviamente a rilevazioni poco flessibili – e , inoltre, non permette di avere registri dell’andamento della temperatura.

Il sensore di temperatura che offre maggiori vantaggi in termini di tutela, risparmio e continuità della rilevazione? Un sensore che offra tutto questo:

  • installazione e configurazione user friendly;
  • investimento ridotto sia per quanto riguarda l’acquisto dei dispositivi che del software;
  • manutenzione ridotta al minimo;
  • consumi energetici bassi;
  • garanzia di monitoraggio da remoto, mediante invio di alert e senza quindi necessità di presidio;
  • produzione di report;
  • software compatibile con svariati SO.

Tutto questo è racchiuso nel sensore di temperatura pen drive USB Serveflu: affidatevi a questo prodotto e otterrete eccellenti risultati in termini di riduzione dei costi, poiché il dispositivo è low power e necessità di un comune PC con SO Windows o Linux per essere messo in opera, il software è incluso nel prezzo, come la consulenza gratuita per valutarne le potenzialità; di garanzia di continuità di funzionamento in presenza di un adeguato sistema UPS; di scalabilità.

M.F. Pria

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Monitoraggio temperatura e umidità: cibi e salute

Monitoraggio temperatura e umidità:

nell’industria alimentare si è da anni alla ricerca di green solutions: un esempio? Monitoraggio temperatura e canapa

A seguito dell’emanazione da parte del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politihe Sociali del documento realtivo a “Produzione e commercializzazione di prodotti a base di semi di canapa perl’utilizzo nei settori dell’alimentazione umana” – naturalmente completate dalle altre norme in materia – ha reso possibile mettere in commercio prodotti alimentari che permettono di valorizzare la ricchezza di questa pianta nella alimentazione quotidiana. Al riguardo Magiant – che mette a disposizione sistemi elettronici di monitoraggio temperatura e umidità in grado di garantire una produzione indoor delle coltivazioni – parla di green solutions perché i semi di canapa necessitano di lavorazioni a ridotto impatto ambientale: nella maggior parte dei casi per ottenere il prodotto alimentare finito non sono richiesti processi chimici o aggiunte di prodotti di origine non naturale.

I semi di canapa, che non contengono tracce di THC, sono la parte da cui si ricavano prodotti alimentari dagli importanti valori nutrizionali e nutraceutici, in particolare sono ricchi di Omega 3 e Omega 6, grassi polinsaturi la cui assunzione è un valido coadiuvante per la prevenzione o la terapia dell’ipercolesterolemia, del diabete, di malattie della pelle di vario tipo e di disturbi ossei e articolari. I semi – che in una coltivazione indoor sottoposta a corretto monitoraggio temperatura e umidità sono disponibili tutto l’anno – permettono di ricavare olii e farine con un contenuto di Omega 3 e 6 pari solo a quello presente nell’olio di pesce, che deve però essere trattato chimicamente. Al contrario sia l’olio che la farina di canapa vengono estratti per spremitura a freddo; in particolare la farina è priva di glutine, risultando quindi un alimento idoneo anche per i celiaci. Inoltre, i semi di canapa decoricati sono ricchi di proteine contenenti molti amminoacidi e facilmente digeribili – quindi paragonabili alle proteine ‘nobili’ della carne: la loro assunzione in questa forma o in alimenti derivati è consigliata per coloro che seguono una alimentazione vegetariana o vegana.

Naturalmente non si parla di un alimento di per sé completo, ma di un ottimo integratore della dieta quotidiana, in grado di garantire al nostro corpo la razione quotidiana raccomandata di Omega 3 e 6 e in grado di svolgere funzioni di rafforzamento del sistema immunitario.

Il connubio tra monitoraggio temperatura e umidità e coltivazione della canapa non può dunque che dare ottimi risultati, che non si fermano all’ambito alimentare o al già citato ambito della bioedilizia, ma contribuiscono alla crescita sostenibile anche di settori quali quello dell’abbigliamento e dell’arredamento.

M.F. Pria

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Controllo temperatura e umidità: centraline telefoniche

Controllo temperatura e umidità:

benessere per i macchinari presenti nelle centrali telefoniche? Controllo temperatura e umidità costante

Una centralina telefonica pubblica è il nodo cardine dal quale si dipanano i servizi di telefonia e ADSL raggiungendo aziende, abitazioni, esercizi commerciali. Le tipologie di centraline sono tre: SGU (Stadio di Gruppo Urbano), SGT (Stadio di Transito) e SL (Stadio di Linea); quest’ultimo è la struttura tecnologica verso la quale convogliano tutti i provider. Indipendemente dalla tipologia, le centraline sono fisicamente strutturate nel medesimo modo: in ognuna di esse sono presenti i commutatori, strumenti in parte costituiti da blocchetti disposti in orizzontale collegati alle schede che generano i diversi tipi di segnali, in parte da strisce in verticale collegate ai cavi che giungono, tramite specifici armadi posizionati lungo le strade pubbliche, fino agli edifici dove viene erogato il servizio finale.

L’architettura , complessa, è anche molto delicata soprattutto per quanto riguarda i danni che, con carenze nel controllo temperatura e umidità, possono incidere sul funzionamento delle apparecchiature con danni anche gravi per l’azienda e disservizi per gli utenti. I parametri di controllo temperatura e umidità influiscono molto sulla protezione delle centraline: una carente precisione nella rilevazione igrometrica, ad esempio, può portare ad un accumulo di elettricità statica che può provocare con le proprie scariche danni all’elettronica con ripercussioni anche sulla preservazione dei dati. Le condizioni microclimatiche da monitorare mediante controllo temperatura e umidità sono comprese tra i 18 e i 27 °C con UR pressoché costante al 65%, parametri che devono agire in sinergia con dispositivi di pulizia dell’aria. Sulla base dei parametri appena citati si può facilemente obiettare che se le macchine tollerano un range di temperature così elevato, il microclima non è idoneo alla presenza umana per periodi prolungati: e in effetti le condizioni di temperatura e umidità e i carichi termici raggiungono picchi più bassi di quelli destinati agli ambienti antropizzati.

La necessità, quindi, di mantenere il microclima costante nella centrale richiede dispositivi in grado di atturare il controllo temperatura e umidità da remoto. Utilizzando i sensori pen drive di Magiant collegati ad un PC, la permanenza dell’operatore all’interno della centralina si riduce al tempo necessario a parametrizzare le soglie di temperatura e UR, impostare indirizzi email e numeri di telefono cui indirizzare gli alert in caso di mutamenti dei parametri ambientali, scegliere se utilizzare lo shot-down automatico della macchina in modo tale da interrompere il servizio dando però la garanzia di disaster prevention oppure se utilizzare un’applicazione custom al verificarsi delle criticità.

Serverflu e Umiflu: controllo temperatura e umidità 24 ore su 24 senza necessità di presidio della centralina e possibilità di ricevere allarmi in tempo reale per intervenire sull’impianto di condizionamento, comprendone le cause del malfunzionamento e indicando, nel caso, la via dell’ammodernamento delle macchine. Tutto questo in una pen drive low power che non richiede manutenzione: ognuna di esse può essere installata, in centraline composte da più locali, e parametrizzata diversamente in base alle necessità delle macchine.

M.F. Pria

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Monitoraggio server e green building

Monitoraggio server nei data center:

ottimizzare le risorse energetiche con un utilizzo ponderato del monitoraggio server

Nei data center il ‘primo comandamento’ è senza dubbio prevenire danni alle apperacchiature dovuti a malfunzionamenti degli apparati destinati al mantenimento delle condizioni microabientali ottimali per evitare di dover ricorrere alla disaster recovery per assenza di adeguate misure per il monitoraggio server.

Ma perché è tanto importante fare manutenzione preventiva così da aumentare le possibilità di mettere in atto la disaster prevention? Semplice, ottimizzare i costi è il ‘secondo comandamento’ di ogni azienda in grado di elaborare strategie che riducano rischi, danni, costosi interventi manutentivi a posteriori grazie a un collaudato sistema di monitoraggio server e che siano al contempo finalizzate alla realizzazione di una buildin automation ‘green’. Automatizzare, infatti, porta con sé molto spesso anche un risparmio in termini di consumi energetici.

Partiamo dunque dal ‘primo comandamento’: creare condizioni ambientali stabili, garantire il monitoraggio server costante, in tempo reale, eliminando la necessità  – e quindi il costo – della presenza costante di un operatore addetto al controllo in loco grazie a un’elettronica che permetta di inviare da remoto allarmi a indirizzi email e numeri di telefono per segnalare le anomalie. Il prodotto esiste, è Umiflu di Magiant, il cui software permette di stabilire soglie, ad esempio seguendo le linee guida ASHRAE, oltre le quali il sensore, nato per il monitoraggio server per quanto riguarda le condizioni ambientali di temperatura e umidità relativa, oltre a lanciare gli alert può avviare lo shot-down della macchina cui è collegato o una applicazione selezionata dall’utente in fase di settaggio del software medesimo. A ulteriore garanzia della continuità del monitoraggio server offerto del sensore sono di grande importanza i sistemi UPS opportunamente programmati per supplire ai cali o alle interruzioni di corrente negli ambienti più delicati quali appunto un data center.

Per il ‘secondo comandamento’, per il quale Serverflu in versione termoigrometro fa la sua parte, poiché elimina anche i costi di manutenzione della pen drive stessa in quanto privo di batteria. Le citate linee guida ASHRAE, cui dedicheremo a breve un approfondimento, classifica le server room in cinque o sei ‘classi’ (dipende dalla flessibilità interpretativa) che tuttavia possono essere ricondotte a due macroinsiemi: in entrambi il monitoraggio server è basilare, tanto quanto l’ingegnerizzazione dei sistemi di raffreddamento, dei sensori di presenza, dei sensori di rilevamento porte non correttamento chiuse; la differenza sostanziale tra i due macro insiemi è l’assenza da un lato di sistemi elettronici di controllo ambientale idonei (disaster recovery), e dall’altro la loro presenza (disaster prevention).

Si prenda la seconda categoria: dopo la progettazione o l’implementazione di strumenti per il monitoraggio server e di hardware adeguati al tipo di server room, gli operatori devono prestare grande attenzione all’ottimizzazione dei consumi energetici, per la quale esistono svariate opzioni:

  • ottimizzazione della struttura hardware;
  • riduzione degli sprechi energetici dovuti a mal utilizzo dei sistemi di condizionamento;
  • creazione di sinergie sicure tra i sistemi antecedenti e quelli successivamente installati, così da evitare costi accessori per calibrare il loro rapporto e evitare che il sistema finale richieda un apporto energetico  fuori portata;
  • selezione di sensori a basso consumo e alte performance;

Lanciamo un ulteriore assist: il concetto di “waste heat”, strettamente connesso alla green building. Ma questo fa parte di una “prossima puntata”. Nel frattempo chiedeteci una consulenza gratuita: il risparmio energetico e economico che la disaster prevention garantisce anche a piccole server room (o a situazioni dove la sala server è assente, ma un PC  funge da server) potrebbe essere un buon modo per ottimizzare prestazioni, aumentare la sicurezza delle apparecchiature e… risparmiare!

M.F. Pria

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Controllo di temperatura: preservazione degli edifici

Controllo di temperatura e umidità:

sensori USB per controllo di temperatura e umidità sono validi alleati per prevenire la formazione di muffe lungo le pareti dei locali

Di recente si è parlato di quanto sia importante preservare dagli attacchi delle muffe sia documenti di valore storico-culturale, sia documenti con finalità fiscali sottoposti a stringenti normative di conservazione. Tuttavia, qualora si passi a considerare la formazione di muffe come un problema che può produrre, benché sul medio periodo, danni strutturali agli edifici, la legislazione mostra alcune lacune. Il D.lgs. 311/2006 e il DPR 59/2009, infatti, innanzitutto, non circoscrivono né identificano le condizioni ambientali esterne cui fare riferimento per verificare la condensa superficiale. Condensa superficiale e muffa sono fenomeni interconnessi causati dalla temperatura superficiale interna; li distingue il fatto che la condensa, che può manifestarsi anche solo occasionalmente quando la temperatura scende al punto di rugiada, nel tempo può portare alla creazione di muffa, che agisce come agente corrosivo in condizioni protratte di UR pari o superiore all’80%, il che si verifica quando la temperatura si assesta al di sotto dei 17 °C.
A fronte di un certo grado di ‘vuoto normativo’, è importante fare riferimento alla recente UNI EN ISO 13788:2013 (Prestazione igrotermica dei componenti e degli elementi per edilizia; temperatura superficiale interna per evitare l’umidità superficiale critica e la condensazione interstiziale; metodi di calcolo”). Tale normativa europea, recepita nel giugno 2013 dal nostro paese, risulta più puntuale, fornendo indicazioni sulle metodologie di calcolo relative alla determinazione di:

  • temperatura superficiale interna di componenti o elementi edilizi al di sotto della quale è probabile la crescita di muffe; il controllo di temperatura e umidità relativa interna è il primo passo per prevenire e ridurre i rischi;
  • valutazione del rischio di condensazione interstiziale dovuta alla diffusione del vapore acqueo;
  • tempo necessario affinché l’acqua contenuta tra due strati di materiali con elevata resistenza al passaggio del vapore asciughi.

Tale norma, che è utile ricordare non è ‘legge’, ma un’indicazione di uniformità alle linee guida vigenti a livello europeo, stabilisce anche i criteri di verifica delle condizioni di formazione delle muffe in base alla tipologia di utilizzo dell’edificio (abitativo, lavorativo, di stoccaggio). L’importanza di tenerne conto risiede, tra l’altro, nel fatto che umidità e muffa creano una sinergia dannosa per l’intero edificio, anche se non si manifestano in ogni suo ambiente: poiché il danno può raggiungere una criticità elevata in tempi rapidi, è naturale che non vi sia altra soluzione se non la manutenzione correttiva, ovvero la più costosa e quella che ha maggiori probabilità – rispetto alle manutenzioni predittive e preventive – di sanare realmente il danno e salvaguardare la perdita, in valore economico e in sicurezza, dell’immobile.

Sulla base di quanto detto, è ragionevole pensare all’utilizzo dell’elettronica per una manutenzione preventiva? Sì, e senza costi irragionevoli o le competenze tecniche necessarie alla gestione di complessi sistemi integrati.

Ovunque sia possibile posizionare un PC è altrettanto possibile il controllo di temperatura e umidità mediante Umiflu, la versione termoigrometrica del sensore di temperatura USB di Magiant Serveflu. Il dispositivo, posizionato grazie alla prolunga in prossimità dei punti più soggetti alla formazione di condensa superficiale, in particolare gli angoli dell’ambiente e i punti di contatto con gli infissi, permette, mediante controllo di temperatura e umidità costante e che non necessita di presidiare senza interruzione il PC, di verificare che le condizioni ritenute idonee per contrastare la creazione di muffe rimangano costanti.

La normativa prevede infatti una temperatura interna di 20 °C e un’umidità relativa del 65%: impostate le soglie di Umiflu mediante il software gratuito, il controllo di temperatura e umidità vi dimostrerà nel tempo il valore della manutenzione preventiva.

M.F. Pria

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Controllo di temperatura: nodi cardine della cold chain

Controllo di temperatura:

il sintagma catena del freddo fa subito pensare al settore alimentare, ma il controllo di temperatura di ogni ambiente cardine di tale catena significa avere prodotti qualitativamente non corrotti anche nelle farmacie, negli ospedali e nelle cliniche veterinarie

Il mantenimento della catena del freddo è fondamentale per preservare la qualità dei prodotti sensibili alla temperatura, dai surgelati a prodotti medicali e farmaceutici come vaccini, insulina, prodotti biologici, reagenti, medicinali distribuiti al dettaglio.

Un carente controllo di temperatura durante la catena distributiva conduce inevitabilmente a dover eliminare i prodotti corrotti dallo shock termico, con ripercussioni negative in termini economici, di immagine, di fiducia degli acquirenti all’ingrosso e dei consumatori finali.

Il controllo di temperatura, garanzia di mantenimento della costanza della stessa, è un requisito fondamentale perché la catena del freddo non subisca interruzioni: ogni anomalia di temperatura che causi stress climatico ha, infatti, effetti cumulativi e irreversibili sul prodotto.

Per il settore alimentare, garantire il controllo di temperatura è l’elemento cardine della norma ISO 9001:2008 ([riguardo alla catena del freddo occorre] “stabilire, documentare, attuare e mantenere attivo un sistema di gestione […] e migliorarne in continuo l’efficacia”). Alla norma Uni si affiancano, per il medesimo settore, il decreto legge 193/2007 in materia di sicurezza alimentare e applicazione dei regolamenti comunitari nel medesimo settore, che sottolinea la cogenza del rispetto dei piani HACCP messi a punto dai produttori per l’autocontrollo dei processi produttivi e distributivi.

Per il settore farmaceutico, la Circolare 2 del 13 gennaio 2000 del Ministero della Salute regolamenta l’obbligatorietà per tutti gli operatori di conservare medicinali e altri agenti termosensibili alle temperature riportate sulle confezioni degli stessi. La Circolare esplicita la necessità, durante l’intera catena del freddo, della “presenza di un sistema di rilevazione […] che permetta la verifica della temperatura”.

Fatta eccezione per i camion adibiti al trasporto, il controllo di temperatura può agevolmente venire effettuato con semplicità e investimenti del tutto sostenibili in quelli che possono essere definiti gli anelli basilari della catena, ovvero:

  • le celle di conservazione del produttore, per lo più mantenute a circa –25 °C;
  • i magazzini di stoccaggio distribuiti sul territorio;
  • le celle frigorifere intermedie, dove il grossista posiziona la merce;
  • i luoghi di vendita diretta (fatta eccezione per alcuni medicinali che non sono accessibili in farmacia ma conservati in celle apposite negli ospedali).

Quattro nodi in cui il controllo di temperatura è fondamentale e può avere la medesima soluzione: Serverflu, il sensore di temperatura pen drive USB di Magiant che necessita semplicemente di un PC mediante il quale programmare, con il software dedicato, le soglie critiche oltre le quali far partire gli alert, e permettere il controllo di temperatura 24 ore su 24 anche da remoto grazie alle segnalazioni di anomalie che raggiungono gli addetti via email e SMS. Senza alcuna necessità di manutenzione, Serverflu può anche avviare, al verificarsi di condizioni di temperatura critiche, una specifica applicazione impostata dall’utente.

M.F. Pria

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Sensore di temperatura e umidità di Magiant: qualità riconosciuta

 Sensore di temperatura e umidità di Magiant:

il valore dell’elettronica e dell’ampio potenziale di applicazioni dei sensori Magiant ha destato un riconoscimento importante, ma non c’è solo questo da festeggiare…

“La versatilità del sensore di temperatura” ecco come lo storico portale on line www.ilb2b.it, da qualche tempo ribattezzato, con ottimi tempismi e strategia, http://tech-plus.it/, definisce Serverflu. E oltre ad accogliere con soddisfazione un riconoscimento simile, non ci si può esimere dall’offrire su queste pagine le ragioni per cui la versatilità è uno dei punti di forza del sensore di temperatura Serverflu e della sua variante, il sensore di temperatura e umidità Umiflu.

Come è possibile leggere su elettronica-plus  gran parte del valore di questi dispositivi deriva da:

  • il design per drive USB che, grazie al monitoraggio costante delle variabili ambientali, permette di agire in tempi ridotti sulle fluttuazioni di temperatura e umidità che possono recare danni considerevoli;
  • l’ampia compatibilità con svariati sistemi operativi, inclusi Linux e ogni versione di Windows Server, oltre alla possibilità di avere il supporto per utilizzare il sensore di temperatura e umidità in ambiente LabVIEW;
  • il monitoraggio costante anche in condizioni di mancato presidio del PC e l’immediata comunicazione mediante email o SMS del superamento delle soglie stabilite mediante il software incluso nella fornitura;
  • le caratteristiche tecniche che garantiscono il funzionamento tra –20 °C e + 70 °C;
  • il plus di essere prodotti low power;
  • la mancanza di batteria e, di conseguenza, il fatto che non necessitino di manutenzione.

A tutto questo si aggiunge l’uso reale che gli utilizzatori hanno fatto e fanno di Serverflu: il sensore di temperatura è nato, infatti, come alleato per la sicurezza delle server room e dei PC server, dove permette la disaster prevention, e nella maggior parte dei casi viene percepito così. Anche un piccolo sondaggio, tra utilizzatori e no, ci ha permesso di confermare che il core business del sensore è nella protezione delle apparecchiature.

Ma scorrete le pagine di questo blog è scoprirete quanto possano moltiplicarsi le applicazioni del sensore di temperatura e umidità: senza che il processore, da solo fonte di calore, si trovi all’interno di un ambiente sottoposto a monitoraggio microclimatico, si rendono possibili applicazioni che vanno dal controllo della temperatura in musei, locali storici e archivi ad applicazioni in bovinocoltura, nonché nei depositi farmaceutici e alimentari e nel campo della domotica dove monitorare il microclima degli ambienti lavorativi e privati permette di mantenere condizioni di comfort garantendo il benessere per chi trascorre molte ore in ambienti antropizzati.

In chiusura… ricordate che Magiant non festeggia solo un ulteriore riconoscimento delle proprie qualità nella progettazione di sistemi elettronici e sistemi a microcontrollore, ma anche i 100 iscritti all’interessante gruppo “Temperatura” di LinkedIn: cosa aspettate a entrare a farne parte? C’è uno sconto speciale sui sensori che vi aspetta…
M.F. Pria