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Case history: utilizzo dei sensori Magiant presso le strutture della Provincia di Latina – Servizio e-Government

Intervista all’ing. Elvito Del Prete, Responsabile Servizio e-Government della Provincia di Latina

1. Quando avete iniziato a ‘creare’ il settore e-government, area tematica ad oggi ben in risalto sul vostro sito Web?

Il nostro Ente è da sempre molto attento alle potenzialità offerte dallo sviluppo e dalla ricerca nel settore dell’ICT. L’istituzione del servizio e-Government risale all’ormai lontano 2003, ma con gli anni si è provveduto a specializzarlo ed ad estendere la sua operatività su tutti i settori dell’Ente sino a costituirlo come unico centro di razionalizzazione, competenza e costo.

2. Potreste descrivere la struttura tecnologica e specificare quali benefits avete ottenuto come PA e relativamente all’offerta al pubblico dei servizi?

L’opportunità offerta dai sensori Magiant ha sicuramente incrementato la parte inerente la prevenzione dei malfunzionamenti. Il puntuale monitoraggio delle temperature dei nostri locali tecnici permette di avere sempre sotto controllo lo stato dell’umidità e soprattutto della temperatura che può così essere sempre mantenuta all’interno dei range stabiliti. Non da ultimo l’utilizzo dei sensori consente l’aggiustamento fine degli apparati di condizionamento a temperature più adatte al raggiungimento degli obiettivi (di temperatura ambientale) fissati. Tutto questo si traduce in un risparmio di energia elettrica e conseguente minor impatto ambientale.

3. Trattandosi di e-government, quale livello di automazione potete raggiungere con le strumentazioni di cui disponete?

Relativamente ai sensori Magiant abbiamo messo in esercizio un sistema di alerting (via email) che ci consente di intervenire con tempestività in caso di malfunzionamenti agli apparati di condizionamento nei locali tecnici. E’ allo studio la possibilità di interfacciare il sistema con un circuito di alerting “fisico” (es. accensione di led su una console) adoperando sistemi “Arduino”.

4. Avete avuto la possibilità di ridurre tempi e costi?

I tempi di intervento sono praticamente stati azzerati in quanto intervenendo sui semplici superamenti di soglie di warning piuttosto che di “errori critici” si può agire in relativa “tranquillità” sul malfunzionamento senza praticamente avere alcuna interruzione dei servizi. Per quanto concerne i costi, questi sono difficilmente misurabili. Tuttavia  basterebbe rispondere alla domanda: “Quanto ci costerebbe (nulla escluso) la rottura di un server ed il suo ripristino?”. Verrebbe da rispondere “molto” e comunque sicuramente molto più del costo di un sensore

5. Da quando avete scelto di utilizzare i sensori di Magiant?

Adoperiamo i sensori da circa un anno e mezzo.

6. Per quale scopo?

Lo scopo principe è tenere sotto controllo le temperature dei nostri locali tecnici ove operano i nostri server (insieme ad altre apparecchiature) e poter evitare in tal modo che questi vengano ad operare in condizioni di temperatura al di fuori del consentito al fine di prolungare la loro “vita operativa” e minimizzare i rischi di rotture dovute ad una temperatura eccessivamente alta di funzionamento (che, come si sa, influenza fortemente le rotture hardware).

7. Durante la fase di installazione dei sensori, avete riscontrato problematiche tecniche, quali ad esempio difficoltà relative a compatibilità con l’infrastruttura esistente?

Durante questa fase, vista anche la nostra “inesperienza” con il prodotto, abbiamo “scoperto” uno “strano” bug nel software di gestione. C’è da dire che tale inconveniente è stato segnalato al supporto tecnico che ha prontamente provveduto a correggerlo. A parte ciò il software è molto semplice da adoperare e configurare, ed anche ben curato nella parte grafica.

8. Ritenete che la parametrizzazione dei sensori sia accessibile o necessiti di personale IT specializzato?

La sezione di parametrizzazione è estremamente chiara e di semplice comprensione e non necessita di personale specializzato.

9. Da quando avete scelto i sensori Magiant avete avuto problemi di manutenzione?

Abbiamo avuto alcuni problemi agli apparati di condizionamento che tuttavia sono stati prontamente segnalati dal sistema, consentendoci di intervenire immediatamente ed evitando “guai” peggiori.

10. Su che SO lavorano i sensori? La soddisfazione per quanto riguarda la loro compatibilità con diversi SO è alta? Avete cambiato versione di SO da quando utilizzate i sensori? Sono sorti dei problemi?

I sensori operano tutti su sistemi Windows; non abbiamo riscontrato problemi di compatibilità; non abbiamo cambiato alcun sistema operativo.

11. Potreste descrivere una situazione ‘critica’ in cui i sensori hanno permesso di prevenire un danno grave alle apparecchiature?

Un venerdì mattina riceviamo un alert da uno dei sensori per un “superamento soglia temperatura”, dopo aver effettuato un controllo sul posto si è scoperto che era “saltato” il magnetotermico del condizionamento; riattivato il magnetotermico la situazione è prontamente rientrata. Se non avessimo avuto il sensore (o meglio il suo alert) avremmo lasciato il server a “cuocere” per l’intero fine settimana, ed al ritorno al lunedì lo avremmo trovato sicuramente spento (ovviamente con una procedura di spegnimento non opportuna) e diversi servizi interrotti oltre a malfunzionamenti generici sulla rete; in questi casi il tempo di individuazione del guasto (bloccante) sono sicuramente elevati ed il disservizio si protrae sino alla sua risoluzione; in più va considerato anche il “danno” alle apparecchiature (che non sono solo il server a cui è collegato il sensore, ma tutte quelle presenti nel locale) arrecato loro dall’esposizione a temperature elevate (che abbiamo verificato poter giungere sino a 55 gradi);

12. Avete mai pensato di ampliare i campi di utilizzo dei sensori, ad esempio per garantire il comfort microclimatico per gli operatori degli uffici o per tutelare eventuali archivi cartacei dall’aggressione dell’umidità?

Si, abbiamo pensato a questa possibilità in termini di un sistema per la razionalizzazione dell’uso dei condizionatori nelle singole stanze, altra possibilità offerta dai prodotti Magiant.

M.F. Pria

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Server monitor: l’umidità

Server monitor:

a pieno titolo nelle strategie di server monitor vi sono la misurazione e il controllo dell’umidità delle infrastrutture IT

Una delle principali necessità del server monitor è il mantenimento della corretta umidità relativa per gli apparati informatici, soprattutto all’interno delle server room; il metodo ottimale consiste nel posizionare uno o più igrometri – o meglio ancora, uno o più termoigrometri – in grado di rilevare il mantenimento dei range, per i quali si può fare riferimento alle linee guida emanate negli Stati Uniti per server room e data center. Sulla base di queste indicazioni, il server monitor deve mantenere sotto controllo, in tempo reale, costantemente e con possibilità di inviare allarmi al personale addetto alla manutenzione IT mediante email o SMS, una temperatura tra i 17 e 22°C e una umidità relativa compresa tra il 40 e il 55%. Altrettanto importante è che la sensoristica installata per ottenere, nell’ambito del server monitor, un controllo di umidità (e temperatura) efficiente è che le apparecchiature scelte non intacchino la funzionalità delle infrastrutture informatiche presenti. Una delle scelte migliori è scegliere un dispositivo come Umiflu di Magiant in grado di rilevare l’umidità relativa ambientale una volta inserito nell’ingresso USB di un PC interno alla server farm. La semplicità di parametrizzazione del software e l’interfaccia user friendly del programma permettono di impostare range più o meno stringenti in base alle necessità dello specifico server monitor richiesto dall’utilizzatore.

Nel server monitor per il controllo umidità, inoltre, ci sono due importanti best practice atte a minimizzare i fattori che possono portare al superamento delle soglie ottimali di UR:

  • ridurre con opportuni sistemi isolanti le infiltrazioni esterne così da eliminare gli influssi del clima esterno;
  • tenere presente che l’ambiente ottimale deve tener conto non solo dell’UR, ma anche della temperatura.

Su quest’ultimo punto non si dimentichi che Umiflu è un termoigrometro: server monitor garantita da un solo dispositivo low power, privo di batteria e che non necessità manutenzione. Naturalmente Magiant è a disposizione per una consulenza gratuita iniziale.

M.F. Pria

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Controllo temperatura: cold chain in primo piano

Controllo temperatura:

la catena del freddo ha diverse sfaccettature, per tutte il controllo temperatura è essenziale

Quando si parla di cold chain il pensiero va immediatamente ai prodotti alimentari surgelati, che, lo ricordiamo, richiedono una temperatura costante almeno inferiore ai -18 °C lungo l’intero percorso della catena distributiva. Se in uno solo dei passaggi, la temperatura salisse inizierebbe il processo di scongelamento che, anche se parziale, una volta riportate le condizioni ottimali, provoca il ricongelamento, situazione del tutto differente dall’iniziale surgelazione e che provoca deterioramento delle proprietà organolettiche poiché un’interruzione della catena del freddo porta, soprattutto se prolungata e con temperature fortemente fuori range, alla proliferazione di patogeni resistenti anche a temperature inferiori agli 0 °C.

Il controllo temperatura mediadiante sensori richiede quindi che gli strumenti siano programmati in modo stringente per garantire la tutela da fenomeni più o meno gravi dovuti alla corruzione del prodotto (le stesse ASL consigliano di toccare le confezioni e non acquistarle se ricoperte di brina o se non hanno la classica consistenza al tatto del prodotto surgelato).
Ma la cold chain può essere, secondo la maggior parte dei tecnici della materia, analizzata sotto tre differenti aspetti: il primo è senza dubbio quello citato fin dall’apertura, relativo alla distribuzione alimentare e dove il controllo temperatura è finalizzato al mantenimento delle proprietà organolettiche dei cibi congelati o surgelati; il secondo riguarda i prodotti biomedicali; il terzo è quello realtivo ai prodotti tecnologici che vengono scelti e utilizzati per garantire la permanenza in condizioni ottimali dei prodotti che percorrono la cold chain nei momenti in cui vengono stoccati in luoghi chiusi, prima, durante o al termine della catena stessa.
Sotto ogni punto di vista emerge l’importanza del controllo temperatura: Magiant, con la sua gamma di sensori di temperatura (Serverflu) e sensori di temperatura e umidità (Umiflu) per ambienti chiusi (depositi, magazzini di stoccaggio, magazzini di transito), è una soluzione dal costo ragionevole, che ben si integra con altre strumentazione di elettronica industriale, e che vale la pena prendere in considerazione nella cold chain. Si tratta di affidare la sicurezza e il benessere dei prodotti a dispositivi pen drive USB che necessitano di un PC sul quale gira il loro software: il controllo temperatura rimane costante e le soglie possono essere impostate nel modo più stringente in base alle esigenze degli utilizzatori. Il programma, oltre a garantire l’invio immediato di alert in caso di superamento delle soglie prestabilite, produce report dell’andamento microclimatico del magazzino di stoccaggio.
Allo stato attuale, tuttavia, non mancano occasioni in cui l’utente finale si trova di fronte a prodotti commercializzati nonostante la cold chain si sia interrotta. Per tutelarsi da prodotti alimentari decongelati e ricongelati è utile seguire le citate indicazioni delle ASL… ma se la catena del freddo è quella “salva vita”? In questo caso non è possibile parlare di riduzione dell’intensità e della frequenza degli shock termici, significa cercare di raggiungere una percentuale vicino allo zero. Registratevi per approfondire questo aspetto nello speciale di oggi!

M.F. Pria

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Sensori di temperatura: data center a quattro stelle

Sensori di temperatura:

la tecnologia presente nei data center, come sensori di temperatura, ha a disposizione quattro preziosi suggerimenti per aumentare l’efficienza energetica

Il bisogno di attuare strategie per ottenere la massima efficienza energetica nei data center è da tempo una necessità particolarmente sentita dalla aziende, insieme, naturalmente, agli investimenti che minimizzino potenziali crash del sistema e permettano un’efficace disaster prevention, anche grazie ai sensori di temperatura e umidità.

Partendo da una struttura in cui DBserver, Web server e print server siano allocati nel medesimo armadio rack, così da trovarsi con sistemi operativi multipli riducendo il numero delle macchine, è già possibile ottenere una risparmio energetico almeno del 10%.

Ma vediamo questi quattro punti per aumentare la citata percentuale.

  • Sfruttare al massimo le tecnologie proprie dei server: le più avanzate, infatti, garantiscono le medesime performance di prodotti meno recenti necessitando però di circa il 30% in meno di energia.
  • Se è indubbio che l’infrastruttura IT delle server room si appoggia su corridoi finalizzati a indirizzare l’aria fredda verso l’anta dell’armadio rack e dissipando quella calda dal retro, è un’idea da valutare quella di orientare diversamente gli armadi. Il secondo consiglio è quindi quello di posizionare la maggior parte dei server orientati nella medesima direzione così da creare un corridoio di aria fresca e collocare i server che producono maggiore calore in modo lineare rispetto agli altri così che possano beneficiare dell’aria più fresca: il potenziale energetico risulta utilizzato in modo ottimale.
  • Oltre a riorganizzare i corridoi di dispersione dell’aria, una best practice è quella di integrare nella struttura i cosiddetti ‘blanking panel’, delle barriere che vanno a coprire gli spazi non utilizzati del rack conducendo a una riduzione della circolazione dell’aria calda all’interno del server. Si tenga presente che questa operazione non è possibile su qualsiasi rack e quindi necessita di una analisi preventiva.
  • Ultimo ma non meno importante, occorre sempre poter fare affidamento su sensori di temperatura e umidità in grado di segnalare 24 ore su 24 sbalzi critici delle variabili ambientali e di attivare lo shot-down delle macchine a preservazione dei dati e della tecnologi stessa. Con Serverflu, o la sua variante Umiflu, Magiant offre una gamma di sensori di temperatura e umidità in grado di garantire tutto questo e soprattutto permette, anche qualora siano le condizioni climatiche esterne a influire sul microclima della server room, di rilevare in tempo reale variazioni di temperatura così da permettere in tempi ristretti di regolare diversamente l’impianto di aerazione con evidenti vantaggi non solo per la disaster prevention ma anche per il risparmio energetico.

Si ribadisce quanto detto qui: la collaborazione tra PMI è il futuro dell’industria tecnologica italiana. Potete partire contattando noi per una consulenza gratuita e avviare un ‘restyling’ della vostra server room partendo proprio dai sensori di temperatura e umidità, unendo via via le eccellenze del nostro paese.

M.F. Pria

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Server monitoring aperto per ferie

Server monitoring:

all’avvicinarsi delle chiusure aziendali per la settimana di Ferragosto, il server monitoring non si ferma

È tempo di chiudere a quattro mandate le case, tempo di chiusure aziendali, tempo di immobilizzare – apparentemente – ogni attività nei luoghi quotidiani. Per quanto riguarda le abitazioni, si tratta di sistemi domotici in grado di garantire – mediante comunicazioni da remoto che eliminano la necessità di sopralluoghi perlomeno settimanali – controllo costante di temperatura, guasti o interruzioni elettriche, rilevazione accessi. In relazione alle aziende il discorso è differente: non è infatti possibile bloccare il server monitoring, poiché il flusso di dati in entrata troverebbe un blocco informatico e, naturalmente, i siti Web non hanno periodi di chiusura e devono rimanere operativi con le medesime garanzie di quando l’azienda ‘fisica’ è operativa.

Come sempre partiamo dal presupposto che PMI e grandi imprese siano dotate di un dispositivo UPS in grado di limitare i danni potenziali di un black-out: la presenza di corrente alternata , anche mediante sistemi di emergenza, deve essere garantita senza alcun interruzione durante l’intero anno. Se l’erogazione di energia elettica si protraesse troppo a lungo i server si spegnerebbero immediatamente insieme alle infrastrutture di rete: in una simile condizione non si tratta di affrontare un semplice problema di riaccensione; il recupero dati e la riattivazione delle macchine implicano interventi costosi e complessi di disaster recovery, i quali per quanto tempestivi impattano notevolmente sulle funzionalità della server room. A proposito dei gruppi di continuità essi devono entrare in funzione appena si verifichi l’interruzione dell’alimentazione elettrica dalla rete, così da permettere ai generatori a gasolio, che necessitano di qualche minuto per attivarsi, di fornire l’alimentazione elettrica con una autonomia di alcuni giorni. La disaster recovery non è evitabile nel caso si verifichino guasti degli UPS o dei generatori. Obiettivamente si tratta di una possibilità remota se gli impianti sono sottoposti a regolare manutenzione preventiva.

Manutenzione preventiva peraltro fondamentale anche per mantenere in perfetta efficienza i sistemi di controllo realtivi ai cortocircuiti cui i componenti elettronici possono andare incontro in varie circostanze. La sensoristica per la rilevazioni di fumi dovrebbe garantire lo spegnimento mediante gas inerti che non compromettono l’elettronica.

Manca ancora qualcosa: la check list da effettuare prima della chiusura aziendale, infatti, è da effettuare con la maggior attenzione possibile. Un controllo dei sistemi HVAC e della funzionalità di dispositivi dedicati al server monitoring sono un passo cruciale da non tralasciare mai. Un controllo dei sensori di umidità e temperatura collocati nella sala server, ripercorrendo e eventualmente modificando i parametri soprattutto per quanto riguarda i destinatari degli alert che raggiungono in tempo reale caselle email e cellulari e per quanto riguarda la modifica temporanea delle soglie, che possono essere ridotte così da lasciare maggiore margine temporale di intervento al manutentore reperibile.

Volete partire tranquilli? Controllate ogni dispositivo in modo capillare e valutate i vantaggi dell’installazione un sensore di temperatura e umidità pen drive USB Umiflu: l’ambiente della server room, a questo punto, sarà dotato di tutte le protezioni possibili, con un servizio di server monitoring low power. E ricordate: Magiant è sempre a disposizione per una consulenza gratuita. C’è poco tempo? Vi aspettiamo a settembre!

M.F. Pria

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Monitoraggio temperatura e umidità: cibi e salute

Monitoraggio temperatura e umidità:

nell’industria alimentare si è da anni alla ricerca di green solutions: un esempio? Monitoraggio temperatura e canapa

A seguito dell’emanazione da parte del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politihe Sociali del documento realtivo a “Produzione e commercializzazione di prodotti a base di semi di canapa perl’utilizzo nei settori dell’alimentazione umana” – naturalmente completate dalle altre norme in materia – ha reso possibile mettere in commercio prodotti alimentari che permettono di valorizzare la ricchezza di questa pianta nella alimentazione quotidiana. Al riguardo Magiant – che mette a disposizione sistemi elettronici di monitoraggio temperatura e umidità in grado di garantire una produzione indoor delle coltivazioni – parla di green solutions perché i semi di canapa necessitano di lavorazioni a ridotto impatto ambientale: nella maggior parte dei casi per ottenere il prodotto alimentare finito non sono richiesti processi chimici o aggiunte di prodotti di origine non naturale.

I semi di canapa, che non contengono tracce di THC, sono la parte da cui si ricavano prodotti alimentari dagli importanti valori nutrizionali e nutraceutici, in particolare sono ricchi di Omega 3 e Omega 6, grassi polinsaturi la cui assunzione è un valido coadiuvante per la prevenzione o la terapia dell’ipercolesterolemia, del diabete, di malattie della pelle di vario tipo e di disturbi ossei e articolari. I semi – che in una coltivazione indoor sottoposta a corretto monitoraggio temperatura e umidità sono disponibili tutto l’anno – permettono di ricavare olii e farine con un contenuto di Omega 3 e 6 pari solo a quello presente nell’olio di pesce, che deve però essere trattato chimicamente. Al contrario sia l’olio che la farina di canapa vengono estratti per spremitura a freddo; in particolare la farina è priva di glutine, risultando quindi un alimento idoneo anche per i celiaci. Inoltre, i semi di canapa decoricati sono ricchi di proteine contenenti molti amminoacidi e facilmente digeribili – quindi paragonabili alle proteine ‘nobili’ della carne: la loro assunzione in questa forma o in alimenti derivati è consigliata per coloro che seguono una alimentazione vegetariana o vegana.

Naturalmente non si parla di un alimento di per sé completo, ma di un ottimo integratore della dieta quotidiana, in grado di garantire al nostro corpo la razione quotidiana raccomandata di Omega 3 e 6 e in grado di svolgere funzioni di rafforzamento del sistema immunitario.

Il connubio tra monitoraggio temperatura e umidità e coltivazione della canapa non può dunque che dare ottimi risultati, che non si fermano all’ambito alimentare o al già citato ambito della bioedilizia, ma contribuiscono alla crescita sostenibile anche di settori quali quello dell’abbigliamento e dell’arredamento.

M.F. Pria

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Controllo temperatura e umidità: centraline telefoniche

Controllo temperatura e umidità:

benessere per i macchinari presenti nelle centrali telefoniche? Controllo temperatura e umidità costante

Una centralina telefonica pubblica è il nodo cardine dal quale si dipanano i servizi di telefonia e ADSL raggiungendo aziende, abitazioni, esercizi commerciali. Le tipologie di centraline sono tre: SGU (Stadio di Gruppo Urbano), SGT (Stadio di Transito) e SL (Stadio di Linea); quest’ultimo è la struttura tecnologica verso la quale convogliano tutti i provider. Indipendemente dalla tipologia, le centraline sono fisicamente strutturate nel medesimo modo: in ognuna di esse sono presenti i commutatori, strumenti in parte costituiti da blocchetti disposti in orizzontale collegati alle schede che generano i diversi tipi di segnali, in parte da strisce in verticale collegate ai cavi che giungono, tramite specifici armadi posizionati lungo le strade pubbliche, fino agli edifici dove viene erogato il servizio finale.

L’architettura , complessa, è anche molto delicata soprattutto per quanto riguarda i danni che, con carenze nel controllo temperatura e umidità, possono incidere sul funzionamento delle apparecchiature con danni anche gravi per l’azienda e disservizi per gli utenti. I parametri di controllo temperatura e umidità influiscono molto sulla protezione delle centraline: una carente precisione nella rilevazione igrometrica, ad esempio, può portare ad un accumulo di elettricità statica che può provocare con le proprie scariche danni all’elettronica con ripercussioni anche sulla preservazione dei dati. Le condizioni microclimatiche da monitorare mediante controllo temperatura e umidità sono comprese tra i 18 e i 27 °C con UR pressoché costante al 65%, parametri che devono agire in sinergia con dispositivi di pulizia dell’aria. Sulla base dei parametri appena citati si può facilemente obiettare che se le macchine tollerano un range di temperature così elevato, il microclima non è idoneo alla presenza umana per periodi prolungati: e in effetti le condizioni di temperatura e umidità e i carichi termici raggiungono picchi più bassi di quelli destinati agli ambienti antropizzati.

La necessità, quindi, di mantenere il microclima costante nella centrale richiede dispositivi in grado di atturare il controllo temperatura e umidità da remoto. Utilizzando i sensori pen drive di Magiant collegati ad un PC, la permanenza dell’operatore all’interno della centralina si riduce al tempo necessario a parametrizzare le soglie di temperatura e UR, impostare indirizzi email e numeri di telefono cui indirizzare gli alert in caso di mutamenti dei parametri ambientali, scegliere se utilizzare lo shot-down automatico della macchina in modo tale da interrompere il servizio dando però la garanzia di disaster prevention oppure se utilizzare un’applicazione custom al verificarsi delle criticità.

Serverflu e Umiflu: controllo temperatura e umidità 24 ore su 24 senza necessità di presidio della centralina e possibilità di ricevere allarmi in tempo reale per intervenire sull’impianto di condizionamento, comprendone le cause del malfunzionamento e indicando, nel caso, la via dell’ammodernamento delle macchine. Tutto questo in una pen drive low power che non richiede manutenzione: ognuna di esse può essere installata, in centraline composte da più locali, e parametrizzata diversamente in base alle necessità delle macchine.

M.F. Pria

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Controllo di temperatura: preservazione degli edifici

Controllo di temperatura e umidità:

sensori USB per controllo di temperatura e umidità sono validi alleati per prevenire la formazione di muffe lungo le pareti dei locali

Di recente si è parlato di quanto sia importante preservare dagli attacchi delle muffe sia documenti di valore storico-culturale, sia documenti con finalità fiscali sottoposti a stringenti normative di conservazione. Tuttavia, qualora si passi a considerare la formazione di muffe come un problema che può produrre, benché sul medio periodo, danni strutturali agli edifici, la legislazione mostra alcune lacune. Il D.lgs. 311/2006 e il DPR 59/2009, infatti, innanzitutto, non circoscrivono né identificano le condizioni ambientali esterne cui fare riferimento per verificare la condensa superficiale. Condensa superficiale e muffa sono fenomeni interconnessi causati dalla temperatura superficiale interna; li distingue il fatto che la condensa, che può manifestarsi anche solo occasionalmente quando la temperatura scende al punto di rugiada, nel tempo può portare alla creazione di muffa, che agisce come agente corrosivo in condizioni protratte di UR pari o superiore all’80%, il che si verifica quando la temperatura si assesta al di sotto dei 17 °C.
A fronte di un certo grado di ‘vuoto normativo’, è importante fare riferimento alla recente UNI EN ISO 13788:2013 (Prestazione igrotermica dei componenti e degli elementi per edilizia; temperatura superficiale interna per evitare l’umidità superficiale critica e la condensazione interstiziale; metodi di calcolo”). Tale normativa europea, recepita nel giugno 2013 dal nostro paese, risulta più puntuale, fornendo indicazioni sulle metodologie di calcolo relative alla determinazione di:

  • temperatura superficiale interna di componenti o elementi edilizi al di sotto della quale è probabile la crescita di muffe; il controllo di temperatura e umidità relativa interna è il primo passo per prevenire e ridurre i rischi;
  • valutazione del rischio di condensazione interstiziale dovuta alla diffusione del vapore acqueo;
  • tempo necessario affinché l’acqua contenuta tra due strati di materiali con elevata resistenza al passaggio del vapore asciughi.

Tale norma, che è utile ricordare non è ‘legge’, ma un’indicazione di uniformità alle linee guida vigenti a livello europeo, stabilisce anche i criteri di verifica delle condizioni di formazione delle muffe in base alla tipologia di utilizzo dell’edificio (abitativo, lavorativo, di stoccaggio). L’importanza di tenerne conto risiede, tra l’altro, nel fatto che umidità e muffa creano una sinergia dannosa per l’intero edificio, anche se non si manifestano in ogni suo ambiente: poiché il danno può raggiungere una criticità elevata in tempi rapidi, è naturale che non vi sia altra soluzione se non la manutenzione correttiva, ovvero la più costosa e quella che ha maggiori probabilità – rispetto alle manutenzioni predittive e preventive – di sanare realmente il danno e salvaguardare la perdita, in valore economico e in sicurezza, dell’immobile.

Sulla base di quanto detto, è ragionevole pensare all’utilizzo dell’elettronica per una manutenzione preventiva? Sì, e senza costi irragionevoli o le competenze tecniche necessarie alla gestione di complessi sistemi integrati.

Ovunque sia possibile posizionare un PC è altrettanto possibile il controllo di temperatura e umidità mediante Umiflu, la versione termoigrometrica del sensore di temperatura USB di Magiant Serveflu. Il dispositivo, posizionato grazie alla prolunga in prossimità dei punti più soggetti alla formazione di condensa superficiale, in particolare gli angoli dell’ambiente e i punti di contatto con gli infissi, permette, mediante controllo di temperatura e umidità costante e che non necessita di presidiare senza interruzione il PC, di verificare che le condizioni ritenute idonee per contrastare la creazione di muffe rimangano costanti.

La normativa prevede infatti una temperatura interna di 20 °C e un’umidità relativa del 65%: impostate le soglie di Umiflu mediante il software gratuito, il controllo di temperatura e umidità vi dimostrerà nel tempo il valore della manutenzione preventiva.

M.F. Pria

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Monitoraggio di temperatura e umidità: strutture operatorie veterinarie

Monitoraggio di temperatura e umidità:

grazie a dettagliate linee guida è possibile progettare o migliorare la propria struttura veterinaria usufruendo dei vantaggi dati dal controllo del microclima

ISVRA (Italian Society of Vetrinary Regional Anaesteshia) ha messo a disposizione delle importanti informazioni riguardo ai requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi in ambito veterinario che sottolineano, in particolare, l’importanza, tra l’altro, del monitoraggio di temperatura e umidità nei tre ambienti in cui avviene l’intero ciclo operatorio, ovvero la zona di preparazione, la sala operatoria in senso stretto, dove la zona deve essere il più controllata e sterile possibile, e l’area di risveglio. ISVRA sottolinea inoltre l’importanza di avere le aree per la diagnostica e la chirurgia meno invasiva siano il più attigue possibile al blocco operatorio tripartito di cui sopra.

Se i requisiti essenziali della zone di preparazione di quella di risveglio sono, entro certo parametri, meno stringenti, lo stesso non si può dire della sala operatoria. Da una parte vi sono le apparecchiature indispensabili, ovvero:

  • flussometri ed evaporatori per il caricamento degli anestetici e il controllo dell’apparecchio per l’anestesia medesima;
  • sistema di ventilazione manuale (tuttavia sconsigliato come si vedrà a breve);
  • materiale medicale per la rilevazione dei parametri vitali.

Dall’altro lato vi sono le necessità di monitoraggio di temperatura e umidità, poiché la sala operatoria deve essere in grado di mantenere una temperatura compresa tra i 20e i 25 °C e un’umidità del 65% con tolleranza del ±2%, ovvero un microclima ottimale perché l’animale non soffra a livello di parametri vitali – comunque costantemente controllati. Lo stress che un impianto di ventilazione manuale, guastandosi, può provocare agirebbe infatti su un organismo di per sé sottoposto a forzature, necessarie ma potenzialmente pericolose. Senza sottovalutare che un medico veterinario, durante le operazioni, può non percepire mutamenti di temperatura e umidità e certo non può interrompersi dal proprio operato per andare a controllare un termoigrometro da parete.

Una soluzione di impatto economico del tutto ragionevole è quella di attuare il monitoraggio di temperatura e umidità mediante Serverflu: il controllo è costante e, mediante prolunga, è possibile posizionare il PC cui il sensore si collega all’esterno, minimizzando i pericoli di contaminazione e permettendo al personale che si trova all’esterno della sala operatoria di controllare in tempo reale le condizioni all’interno. A quel punto solo in caso di variazioni stressanti, il sistema Umiflu di monitoraggio di temperatura e umidità – correttamente impostato – segnalerà la criticità delle condizioni permettendo un intervento tempestivo. Senza tralasciare che in caso di PC non presidiato si possono ricevere alert via email o SMS personalizzando gli indirizzi e i numeri telefonici.

M.F. Pria

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Il sensore di temperatura dialoga con LabVIEW™

Il sensore di temperatura:

disponibile nativo per ambiente Windows e Linux, il nostro sensore parla anche in “linguaggio G”

Su queste pagine, il sensore di temperatura Serverflu e la sua versione termoigrometrica Umiflu mostrano le loro potenzialità in situazioni in cui i parametri microambientali necessitano di un costante monitoraggio a garanzia della tutela di macchine e uomini. E certo questo è il punto di forza di un sensore di temperatura e pressione che, senza investimenti iniziali eccessivi, permette di controllare ambienti delicati come i depositi farmaceutici e alimentari anche da remoto, con un approccio accessibile all’utente, ampio range di operatività e grande precisione nelle rilevazioni.

Tuttavia i prodotti di Magiant hanno un ulterior plus: su richiesta, infatti, è disponibile il supporto perché il sensore di temperatura si interfacci in ambiente LabVIEW™ (http://www.ni.com/labview/i/). Stiamo parlando di un integrated development enviromnment, un software per la programmazione sul quale National Instruments sta lavorando fin dal 1984: ad oggi, la release 2012 è quella rilasciata più di recente. La prima versione era concepita per un SO Macintosh ed è stata lanciata nel 1986: fin da allora l’ambiente LabVIEW™ è nato per venire utilizzato principalmente per acquisizione e analisi dati, controllo di processi, generazione di rapporti. Oggi, come è naturale nel progresso tecnologico, LabVIEW™ lavora su piattaforme Windows, Linux e Mac OS.

Stiamo naturalmente parlando di un software specializzato, grazie al quale è possibile ottimizzare l’automazione nei sistemi di test, il controllo degli strumenti, la progettazione di sistemi di monitoraggio e controllo embedded. Di fronte alle specificità dell’ambiente LabVIEW™, è chiaro che l’ambito di applicazione del software è altrettanto settoriale: un’azienda logistica difficilmente necessita di un simile strumento. Molte altre però lo utilizzano da tempo con soddisfazione. Ma il nodo cruciale è che stiamo parlando di un software: se l’hardware su cui è installato subisce un danno, i molteplici vantaggi dell’utilizzo dello strumento di National Instruments, possono subire destabilizzazioni, indipendentemente da back-up automatici ravvicinati e altri sistemi di protezione del lavoro in corso. Quindi perché non monitorare il microclima dell’ambiente in cui si trova la macchina? Il sensore di temperatura USB, correttamente configurato, permette il controllo continuativo dell’ambiente circostante prevenendo danni da surriscaldamento al processore e avviando in automatico lo shutdown della macchina che, come premesso, può non essere continuamente presidiata poiché in parallelo al pop up di alert che compare sul monitor, il responsabile viene avvertito da remoto con email e SMS.

Fate parlare il sensore di temperatura in linguaggio G!

M.F. Pria