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Controllo temperature server room

Controllo temperature server room:

le difficoltà dell’economia italiana non devono vincere sulla ricerca di soluzioni per la tutela delle server room: il controllo temperature è un ottimo punto di partenza

I budget a disposizione dell’innovazione tecnologica per quanto riguarda server room, strutture IT e PC server, durante gli ultimi anni, si sono assottigliati sempre più, quasi svanendo dalle voci se si tratta di PMI. È per questo che diventa imperativo mantenere in massima sicurezza le infrastrutture già esistenti così da garantirne l’efficienza grazie a risoluzioni o implementazioni a basso impatto economico che possano rispondere alla pressante esigenza di prolungare la vita delle strumentazioni. Questo diviene possibile nel momento in cui le macchine sono messe in condizioni di lavoro tali da garantire un idoneo microclima per il loro funzionamento.

Il passo fondamentale per ottenere, a costi ridotti, un risultato importante è quindi strettamente connesso al controllo temperature: senza dimenticare i vantaggi che si possono ricavare dal ‘riciclo’ del cosiddetto waste heat, esso permette di proteggere i propri dispositivi da situazioni critiche. Una delle indicazioni fornite dall’associazione ASHRAE consiglia di mantenere una temperatura di circa 27 °C nelle server room, poiché le oscillazioni – dovute magari ad interventi umani sugli impianti di aerazione – sono una delle prime ragioni di dispendio energetico. Come sempre una variabile mantenuta costante permette un risparmio in termini energetici che non impatta sulle funzionalità e sulla ‘salute’ delle macchine. Si tratta però di una soglia oltre la quale non è consigliabile andare, per questo il monitoraggio temperature diviene così importante: superare i 27 °C diviene infatti controproducente, al punto da poter provocare perdita di dati, senza considerare le difficoltà del personale IT a lavorare a simili temperature.

Il controllo temperature difficilmente può essere demandato esclusivamente al personale IT, è necessario che subentri una tecnologia di sensori di temperatura come le pen drive USB di Magiant, in versione Serverflu o Umiflu, nel caso si desideri monitorare anche il tasso di umidità della sala server. Lasciare una server room priva di controllo temperature significa esporla a rischi: chi ancora si affida, ad esempio, ad allarmi luminosi, può facilmente automatizzare il proprio sistema di monitoraggio ambientale con Serverflu, così che la sala sia presidiata 24 ore su 24, eliminando eventuali costi di personale o, come si diceva, lasciando privo di controllo microclimatico l’ambiente per una media di dieci ore. E naturalmente controllo temperature significa anche prolungare la vita delle macchine: garantendo il rispetto del microclima, poiché in caso di scostamento dalle soglie i sensori USB di Magiant – correttamente impostati mediante il loro software – inviano alert a email e numeri telefonici in tempo reale, minimizzando il rischio di danni permanenti che costringerebbero ad un investimento notevole in termini di disaster recovery e di ripristino delle macchine medesime.

Un PC, un sistema UPS mirato – che mantenga operativa solo la server room – e un controllo temperature come quello garantito da Serverflu non sono investimenti insostenibili, mentre garantiscono riguardo alla longevità e alla disaster prevention della vostra server room. Su questo sito potrete verificare la reale economicità della soluzione e se avete ancora dei dubbi chiedeteci una consulenza gratuita.

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Il misuratore di temperatura nelle sue più remote applicazioni

William Thomson: il “padre del misuratore di temperatura”

Ci avvaliamo costantemente di strumenti per la misurazione della temperatura, per ogni aspetto, anche il più versatile, della nostra quotidianità. Chi di noi non ha in casa un termometro per monitorare la temperatura corporea o un misuratore di temperatura dell’ambiente. Anche nei più comuni moderni elettrodomestici ne è presente uno.

Ma forse non a tutti è nota la storia della temperatura, o meglio, l’evoluzione dei meccanismi per la sua misurazione. Scopriamo qualcosa insieme.

Scala Kelvin: l’embrione del misuratore di temperatura

La scala di temperatura Kelvin è stata il frutto dell’invenzione dello scienziato britannico William Thomson, noto anche come Lord Kelvin. Egli diede concepimento ad una delle tre scale più note utilizzate per misurare la temperatura, insieme a Fahrenheit e Celsius.

Kelvin può essere a ragione ritenuto uno dei massimi rappresentanti nel campo della termodinamica, ed è proprio grazie ai suoi fondamentali apporti scientifici che si parla oggi di scala della temperatura assoluta, oggi chiamata appunto anche scala Kelvin.

Nonostante i suoi molti successi, Kelvin spesso non è annoverato tra i grandi fisici di tutto il mondo, ma non dobbiamo dimenticare come fu anche grazie alle sue ricerche che il problema della misurazione fu affrontato in maniera rigorosa, al punto che la scala Kelvin può essere considerata proprio come l’embrione di ogni misuratore di temperatura.

Usi pratici della scala Kelvin

La scala Fahrenheit è tuttora di uso comune in molti paesi, soprattutto in quelli anglosassoni.

Rispetto ad essa la scala Kelvin è diffusa in maniera molto più capillare, soprattutto in ragione del comune utilizzo che ve ne è soliti fare in moltissime applicazioni di carattere pratico e per svariati scopi scientifici. I contributi più importanti apportati dallo scienziato inglese investono certamente il campo della termodinamica e dell’elettromagnetismo, ma altresì alcune applicazioni pratiche, quali il telegrafo elettrico.

Kelvin è famoso soprattutto per il suo lavoro sul calore e sull’illuminazione.

Difatti, tutt’oggi, la temperatura Kelvin rappresenta la “temperatura di colore”, come il bianco, il blu o il rosso, riferite alla temperatura fisica di un oggetto. Ecco come ebbero inizio le prime scoperte di Kelvin in tale alveo: durante la sua ricerca, riscaldando un blocco di carbonio, egli comprese che era possibile “misurare il colore”, perché ogni tipologia di luce, a seconda del colore, sprigionava una certa, differente, quantità di calore.

L’effetto è che oggi la tonalità della luce si misura, appunto, in kelvin. Ogni misuratore di temperatura deve la sua esistenza proprio alle scoperte di Kelvin, è proprio a questo illustre fisico inglese si deve l’evolversi della calorimetria come scienza applicata.

 Applicazioni pratiche del misuratore di temperatura oggi

Sappiamo bene che nelle odierne attività pratiche e scientifiche, non esiste un misuratore di temperatura unico da adottare in ogni circostanza.

Di contro, i diversi campi di applicazione della misurazione, hanno trovato una specifica e valida risposta in diversi strumenti, ciascuno con proprie caratteristiche tecniche e proprie funzionalità.

Tra essi possiamo includere i termometri elettronici (a termoresistenza, termistore o termocoppia), i termometri meccanici (a espansione di solido, liquido, gas o vapore), fino ad arrivare a dispositivi più moderni quali i misuratori di temperatura digitali. Tali strumenti sono considerati già altamente attendibili ma se a questo si aggiunge il fatto che sono soggetti ad una taratura costante, il loro utilizzo garantisce un’affidabilità senza pari.

I più innovativi strumenti di misurazione della temperatura sono oggi proprio i termometri digitali, si tratta di dispositivi che comunemente, specie in campo meteorologico, vengono chiamati anche visualizzatori, per riferirsi, più strettamente, all’elemento visualizzatore di uno strumento: il display. In verità risulta fuorviante e non corretto tale riferimento, se attribuito al dispositivo nel suo complesso.

Anche tali strumenti di alta tecnologia digitale sono destinati a diverse applicazioni, una delle più attuali – e decisamente più utili nel campo informatico – è quella della misurazione dell’umidità e della temperatura nelle sale in cui sono allocati i server o negli uffici.

Ciò consente di preservare e tutelare i dati nel nostro pc e, al contempo, la salute dei lavoratori negli uffici.

I livelli di tecnologia raggiunti non finiscono di sorprendere neanche in questo ambito, considerato che esiste una tipologia di misuratore di temperatura che risponde a tali caratteristiche, ma che è alimentato semplicemente tramite porta USB, con un conseguente consumo di potenza ridotto.

Tra i più funzionali e noti misuratori di temperatura USB possiamo a giusta ragione annoverare Serverflu e Umiflu, i termometri digitali intelligenti e completamente made in Italy.

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Controllo temperatura: i cibi non sono tutti uguali

Controllo temperatura:
nella cold chain del settore food il controllo temperatura deve tenere conto del processo cui sono sottoposti gli alimenti

Come si è avuta occasione più volte di sottolineare, la finalità della catena del freddo è volta al mantenimento, mediante controllo temperatura costante e preciso, del microclima idoneo per i prodotti stoccati e trasportati lungo tutto il percorso che porta i cibi nei banchi del fresco e dei surgelati.

Ciò che non si è ancora avuto modo di approfondire riguarda il fatto che il controllo temperatura deve tenere conto del processo di raffreddamento cui i cibi sono stati sottoposti e, di conseguenza, le temperature ottimali cui essi devono essere mantenuti, possibilmente anche dall’utente finale con apposite precauzioni (sacchetti termici, frigoriferi portatili di piccole dimensioni) che impediscano – anche in presenza di un perfetto mantenimento termico in ogni anello della cold chain – l’avvio di un processo di deterioramento che, nel peggiore dei casi porti al ricongelamento, procedimento inadeguato e dannoso.

Si vedano ora nel dettaglio i tre differenti processi cui i cibi trasportabili mediante catena del freddo vengono sottoposti.

· La refrigerazione, le cui temperature rientrano in un range incluso tra gli 0 °C e i 5 °C; si tratta di un procedimento, applicato principalmente ai cibi disponibili nel reparto dei freschi, che non prolunga eccessivamente la data di scadenza (si pensi al latte fresco, benché si tratti di un alimento sottoposto a pastorizzazione). La conservazione che la refrigerazione garantisce è ad ogni modo, se il controllo temperature non rileva in alcun momento un fuori range, in grado di conservare proprietà organolettiche e sicurezza igienico-sanitaria: la proliferazione dei microrganismi dannosi, conservati a temperatura di refrigerazione, è quasi del tutto bloccata. Per le loro caratteristiche (in particolare date di scadenza ravvicinate, il controllo temperatura è molto importante.

· Il congelamento implica la conservazione degli alimenti in un range di temperatura incluso tra -18 °C e -25°C; tale processo prolunga notevolmente la conservazione dei cibi senza che all’atto del consumo consistenza e caratteristiche organolettiche risultino alterate. Un possibile svantaggio del congelamento è dovuto alla formazione di cristalli di ghiaccio nelle membrane cellulari che rischiano così di lacerarsi provocando una perdita di nutrienti (senza tuttavia inficiare la salubrità del prodotto). Il controllo temperatura deve garantire una permanenza di minimo -18 °C durante gli spostamenti e gli stoccaggi intermedi.

· La surgelazione è un processo che in tempi ridotti – al massimo quattro ore – porta il prodotto, fin nella sua parte centrale, ad una temperatura di -18 °C, il controllo temperatura deve garantire, dopo la stabilizzazione termica (la surgelazione, appunto) il mantenimento costante. A differenza del congelamento, questo processo non rischia alcuna perdita di nutrienti.

Una volta di più, si può consigliare l’installazione per il controllo temperatura nei magazzini di transito e stoccaggio del termometro pen drive di Magiant Serverflu, aggiungendo che il dispositivo è idoneo per la cold chain dei prodotti congelati e surgelati e per quella dei prodotti freschi. L’importante è parametrizzare in modo differenziato il software.

M.F. Pria

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Misuratori UR e temperatura: controllo microclimatico

Misuratori UR e temperatura:

un sistema di home automation richiede misuratori UR e temperatura precisi e in grado di lavorare efficacemente da remoto

E se, con la finalità di elaborare un sistema domotico scalare, si partisse da pen drive USB con funzioni di misuratori UR e temperatura? Del resto quando si parla di home automation il primo scopo è quello di creare un sistema in grado di evitare i costi generati da errato utilizzo dell’energia…  perché non partire dunque da prodotti low power e low cost come Umiflu?

Sono noti i pregi dei misuratori umidità e temperatura di Magiant: il loro pratico formato pen drive con ingresso USB che, collegato ad un personal computer su cui installare il software dedicato, ne garantisce la caratteristica low power. A proposito del software, i misuratori UR e temperatura sono perfettamente idonei a rispondere alle istanze tipiche dell’home automation: una volta inseriti i parametri termoigrometrici che si desidera mantenere nella propria abitazione, il software user friendly richiede pochi ulteriori passi per inserire email e/o numeri telefonici cui inviare gli alert in caso di superamento dei range e per stabilire se utilizzare lo shot-down automatico della macchina o un’applicazione scelta dal cliente. Per quanto di facile approccio, potete richiedere una consulenza gratuita a Magiant così da poter avere ulteriori informazioni sulla configurazione e approfondire il concetto di confort microclimatico.

Se ancora non si è pronti all’automazione domotica nella sua interezza, dunque, i misuratori UR e temperatura possono avviare verso la creazione di un sistema scalabile e distribuito, implementabile nel tempo, poiché sono ideali per la gestione del microclima e del risparmio energetico. Inoltre, senza raggiungere complessi sistemi domotici e addentrarsi in spese ancora elevate, da anni siamo abituati a programmare i nostri sistemi di climatizzazione sia durante l’estate che durante l’inverno: Umiflu permette di avere sotto controllo da remoto il regolare funzionamento di questi impianti, poiché segnala con un messaggio di testo su cellulare il superamento delle soglie: a questo proposito è importante ricordare che Magiant può aiutarvi anche nella selezione di un range che non provochi invio di alert poiché sufficientemente ampio da prevedere sia l’umidità e la temperatura minime che massime che naturalmente una abitazione attraversa durante la giornata (ad esempio a caldaia spenta o alla sua attivazione programmata).

M.F. Pria

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Termoigrometro nel mondo Linux

Termoigrometro nel mondo Linux:

è sufficiente un termoigrometro perché il sistema operativo Linux, un ‘mondo particolare’, venga preservato dai rischi di uno schok termico

I dati di mercato più attuali – che del resto sembrano copie fedeli di se stessi di anno in anno – assegnano oltre il 90% del mercato dei personal computer desktop e laptop al sistema operativo Microsoft Windows e ormai pochi appassionati cercano ancora di capire quanto corposo sia il debito che la GUI di Microsoft paga al mondo Macintosh, il primo sistema operativo a offrire un’interfaccia utente basata sulla grafica e che si propose di avvicinare al mondo dell’informatica anche coloro che vedevano nel computer uno strumento per specialisti. Oggi moltissime persone sono nella World Wide Web ed è per loro scontato avviare ogni mattina il PC e trovarsi di fronte ad un ambiente familiare. Quell’ambiente è quasi sempre una versione professional o home di Microsoft Windows. Alcuni di loro, tuttavia, personalmente o per scelte effettuate a livello aziendale (anche se, soprattutto nelle grandi imprese questo passaggio fatica ad avvenire, mentre molte PMI, magari di settori specifici ancora legati alla progettazione informatica, si mostrano più ‘open mind’) si trovano di fronte a una delle più notevoli rivoluzioni del mondo informatico degli ultimi tempi: un sistema operativo per la maggior parte open source, in continua evoluzione grazie alle implementazioni progettate da collaboratori di tutto il mondo. È chiaro, si sta parlando di Linux, attualmente usato, soprattutto, come sistema operativo su server, in ambienti di produzione o in dispositivi embedded. Va da sé che anche in questa situazione il monitoraggio dell’ambiente in cui si colloca il server o il PC server debba dare le più elevate garanzie di precisione per evitare la disaster recovery. Si possono perdere ore e giorni di lavoro per la mancanza di un termoigrometro efficiente in grado di operare senza presidio 24 ore su 24 e allertare immediatamente da remoto con email ed SMS quando le soglie ottimali – quelle standard per ogni server room o per l’ambiente in cui si trova il PC server – vengono superate. Sono infatti sempre possibili circostanze in cui uno dei PC collegati al server si guasti e il recupero dati da quella specifica macchina divenga molto difficoltoso ed oneroso. Scegliere il termoigrometro Umiflu di Magiant per monitorare l’ambiente dove è collocato il server a livello di temperatura e umidità permette di non doversi occupare della disaster recovery del singolo PC, poiché il termoigrometro è uno strumento nato perché la disaster prevention avvenga alla fonte. Il server è sempre protetto, il termoigrometro ad esso collegato è in grado di avviare lo shot-down automatico preservando ogni dato o dando il tempo necessario per intervenire sulle apparecchiature di ventilazione, areazione, condizionamento che hanno provocato lo shock termico.

Chiedete una consulenza gratuita sui prodotti di Magiant e sulle loro potenzialità. Perché? Perché il termoigrometro Umiflu, come la versione per la misurazione della sola temperatura Serverflu, è nativo, oltre che per i sistemi operativi Windows, anche per Linux. Una consulenza, un investimento iniziale ridotto per un prodotto low power che si presenta come una pratica pen drive USB e il cui software è intuitivo e rispondente a svariate esigenza: ecco la risposta alla necessità di protezione di un server su base Linux.

M.F. Pria

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Sensori di temperatura e cold chain: un approfondimento

Sensori di temperatura e cold chain:

di quanto i sensori di temperatura Serverflu possano essere performante e preciso nei punti focali della catena del freddo si è detto molto, qui ci si addentra con maggiore attenzione nella materia

Nell’articolo di apertura di oggi si è usato volontariamente un termine forte – sensori di temperatura per una cold chain ‘salva vita’ – perché in determinate situazioni, purtroppo, un errore, umano o meccanico, rischia di impedire, appunto, la salvezza umana: ospedali (soprattutto quelli privi di celle di stoccaggio), aziende farmaceutiche, laboratori devono poter avere le massime garanzie di monitoraggio mediante sensori di temperatura efficaci quando la catena del freddo è destinata al trasporto di organi, tessuti, sangue, vaccini. L’elettronica dei sensori di temperatura di Magiant risponde ottimamente anche a queste esigenze, dovunque sia possibile avere a disposizione un processore, magari utilizzandone la tecnologia anche grazie ai PC portatili se le condizioni dei mezzi di trasporto lo consentono; è il caso ad esempio del trasporto di organi, effettuato in adeguati e testati contenitori isolanti e refrigerati, dove tuttavia la temperatura esterna potrebbe – fortunatamente in rare occasioni – influire sulla tenuta del contenitore, qualora, ad esempio, esso fosse danneggiato e permettessa anche una minima infiltrazione di aria esterna. Allo stato dell’arte, la soluzione che minimizza e potenzialmente elimina danni in ogni punto della catena è quella che combina sensori di temperatura USB, come Serverflu, per gli ambienti chiusi e sensori di temperatura wireless durante il trasporto.

Si tratta di due tipologie di sensori di temperatura dall’elettronica avanzata che, pur su basi differenti, devono tassativamente garantire un monitoraggio sinergico che dia le necessarie garanzie grazie ad una serie di caratteristiche proprie degli strumenti. Inoltre, e si tratta di un’impellenza sentita a livello mondiale, i magazzini di stoccaggio di vaccini, materiali biomedicali, sangue e tessuti sono ancora una volta il punto di partenza per avviare una catena del freddo nel modo più sicuro, corretto ed efficace: i luoghi dove è possibile installare sensori di temperatura in grado di segnalare con estrema precisione le variazioni di temperatura, infatti, sono il punto cardine che permette di avere la certezza che, alla partenza, le sostanze si trovino in condizioni ‘perfette’. Eppure, benché il mercato offra svariate tipologie di sensori, non tutti rispondono alle necessità stringenti dei settori chimici, farmaceutici, ospedalieri.
Perché?
Perché non tutto quello che il mercato offre può garantire sensori di temperatura con le seguenti caratteristiche:

  • assenza di batterie, il che elimina il problema di averne sempre a disposizione;
  • elettronica basata su ingresso USB, con possibilità di prolunga che, e in questo caso è consigliabile che il PC su cui Serverflu lavora sia un portatile, permette l’attività del sensore anche in caso di black out o ritardi nell’attivazione del sistema UPS; segnalazione immediatamente dellele criticità;
  • garanzia di monitoraggio continuo, 24 ore su 24;
  • eliminazione del presidio umano costante grazie agli alert che segnalano il raggiungimento delle soglie critiche non solo sul monitor dell’hardware sul quale Serverflu lavora, ma anche mediante l’invio di email ed SMS a indirizzi e numeri telefonici selezionati così da ridurre al minimo il permanere di condizioni critiche; a questo proposito è consigliabile impostare le soglie in modo stringente, persino più limitante rispetto a quello ottimale poiché si abbassano ulteriormente i rischi che un prolungano aumento della temperatura deteriori i materiali poiché l’allarme raggiunge ‘anticipatamente’ il manutentore;

Magiant garantisce tutto questo, sia per materiali medicali resi inefficaci dall’innalzamento della temperatura (vaccini per varicella, morbillo e parotite) sia per quelli che si compromettono al suo abbassarsi (vaccini antiepatite B, antidifterite, per il tetano, per la pertosse).

M.F. Pria

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Server monitoring aperto per ferie

Server monitoring:

all’avvicinarsi delle chiusure aziendali per la settimana di Ferragosto, il server monitoring non si ferma

È tempo di chiudere a quattro mandate le case, tempo di chiusure aziendali, tempo di immobilizzare – apparentemente – ogni attività nei luoghi quotidiani. Per quanto riguarda le abitazioni, si tratta di sistemi domotici in grado di garantire – mediante comunicazioni da remoto che eliminano la necessità di sopralluoghi perlomeno settimanali – controllo costante di temperatura, guasti o interruzioni elettriche, rilevazione accessi. In relazione alle aziende il discorso è differente: non è infatti possibile bloccare il server monitoring, poiché il flusso di dati in entrata troverebbe un blocco informatico e, naturalmente, i siti Web non hanno periodi di chiusura e devono rimanere operativi con le medesime garanzie di quando l’azienda ‘fisica’ è operativa.

Come sempre partiamo dal presupposto che PMI e grandi imprese siano dotate di un dispositivo UPS in grado di limitare i danni potenziali di un black-out: la presenza di corrente alternata , anche mediante sistemi di emergenza, deve essere garantita senza alcun interruzione durante l’intero anno. Se l’erogazione di energia elettica si protraesse troppo a lungo i server si spegnerebbero immediatamente insieme alle infrastrutture di rete: in una simile condizione non si tratta di affrontare un semplice problema di riaccensione; il recupero dati e la riattivazione delle macchine implicano interventi costosi e complessi di disaster recovery, i quali per quanto tempestivi impattano notevolmente sulle funzionalità della server room. A proposito dei gruppi di continuità essi devono entrare in funzione appena si verifichi l’interruzione dell’alimentazione elettrica dalla rete, così da permettere ai generatori a gasolio, che necessitano di qualche minuto per attivarsi, di fornire l’alimentazione elettrica con una autonomia di alcuni giorni. La disaster recovery non è evitabile nel caso si verifichino guasti degli UPS o dei generatori. Obiettivamente si tratta di una possibilità remota se gli impianti sono sottoposti a regolare manutenzione preventiva.

Manutenzione preventiva peraltro fondamentale anche per mantenere in perfetta efficienza i sistemi di controllo realtivi ai cortocircuiti cui i componenti elettronici possono andare incontro in varie circostanze. La sensoristica per la rilevazioni di fumi dovrebbe garantire lo spegnimento mediante gas inerti che non compromettono l’elettronica.

Manca ancora qualcosa: la check list da effettuare prima della chiusura aziendale, infatti, è da effettuare con la maggior attenzione possibile. Un controllo dei sistemi HVAC e della funzionalità di dispositivi dedicati al server monitoring sono un passo cruciale da non tralasciare mai. Un controllo dei sensori di umidità e temperatura collocati nella sala server, ripercorrendo e eventualmente modificando i parametri soprattutto per quanto riguarda i destinatari degli alert che raggiungono in tempo reale caselle email e cellulari e per quanto riguarda la modifica temporanea delle soglie, che possono essere ridotte così da lasciare maggiore margine temporale di intervento al manutentore reperibile.

Volete partire tranquilli? Controllate ogni dispositivo in modo capillare e valutate i vantaggi dell’installazione un sensore di temperatura e umidità pen drive USB Umiflu: l’ambiente della server room, a questo punto, sarà dotato di tutte le protezioni possibili, con un servizio di server monitoring low power. E ricordate: Magiant è sempre a disposizione per una consulenza gratuita. C’è poco tempo? Vi aspettiamo a settembre!

M.F. Pria

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Sensore di temperatura user friendly

Sensore di temperatura:

le nuove tecnologie mettono a disposizione soluzioni efficaci; ma ‘sensore di temperatura’ indica oggi svariate tecnologie

Dovrebbe essere ormai chiaro, dalle informazioni e dalle soluzioni che vengono proposte da qualche mese su queste pagine, che le nuove tecnologie nella sensoristica elettronica destinata alla rilevazione della temperatura sono un elemento fondamentale per monitorare ambienti e processi.

La storia moderna e contemporanea della rilevazione della temperatura, tralasciando quindi i primi esperimenti effettuati in epoca tardo medievale, ha le sue radici nel Seicento, quando venne inventato, a opera di Galileo, il primo termometro in grado di rilevare la temperatura utilizzando le proprietà di espansione e contrazione dell’alcool. Nel secolo successivo sarà il tedesco Fahreneit a comprendere le maggiori performance garantite dal mercurio: nasce il moderno termometro, sensore di temperatura tuttora in uso, che ben risponde a necessità meramente quotidiane e che è estremamente economico. Ma si tratta di un sensore di temperatura che necessita la presenza umana per utilizzo e verifiche dei risultati.

Oggi le richieste del mercato industriale – e , in parte, del mercato consumer – non possono trovare risposte nel semplice termometro (nel quale non è più presente il mercurio per la sua tossicità potenziale, tanto che dal 3/4/2009 il mercato italiano, allineandosi alle direttive europee recepite nel Decreto Ministeriale 30/07/2008, i termometri a liquido sono al galinstano). Ed è per questo che il mercato dell’elettronica propone il sensore di temperatura in versioni sempre più avanzate: ma questo non significa che qualunque sensore di temperatura di questo genere rappresenti indistintamente la soluzione ottimale per il monitoraggio di questa variabile. Ne sono un esempio i sensori ad allarme luminoso, i quali, benché possano vantare precisione e immediatezza nella rilevazione di condizioni critiche, necessitano di un presidio umano costante. Anche la categoria cui appartiene il sensore di temperatura a connessione analogica, tra i più moderni ed efficienti, può creare problemi in quanto si tratta di un prodotto che ha discreti limiti di parametrizzazione – il che porta ovviamente a rilevazioni poco flessibili – e , inoltre, non permette di avere registri dell’andamento della temperatura.

Il sensore di temperatura che offre maggiori vantaggi in termini di tutela, risparmio e continuità della rilevazione? Un sensore che offra tutto questo:

  • installazione e configurazione user friendly;
  • investimento ridotto sia per quanto riguarda l’acquisto dei dispositivi che del software;
  • manutenzione ridotta al minimo;
  • consumi energetici bassi;
  • garanzia di monitoraggio da remoto, mediante invio di alert e senza quindi necessità di presidio;
  • produzione di report;
  • software compatibile con svariati SO.

Tutto questo è racchiuso nel sensore di temperatura pen drive USB Serveflu: affidatevi a questo prodotto e otterrete eccellenti risultati in termini di riduzione dei costi, poiché il dispositivo è low power e necessità di un comune PC con SO Windows o Linux per essere messo in opera, il software è incluso nel prezzo, come la consulenza gratuita per valutarne le potenzialità; di garanzia di continuità di funzionamento in presenza di un adeguato sistema UPS; di scalabilità.

M.F. Pria

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Monitoraggio temperatura e umidità: cibi e salute

Monitoraggio temperatura e umidità:

nell’industria alimentare si è da anni alla ricerca di green solutions: un esempio? Monitoraggio temperatura e canapa

A seguito dell’emanazione da parte del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politihe Sociali del documento realtivo a “Produzione e commercializzazione di prodotti a base di semi di canapa perl’utilizzo nei settori dell’alimentazione umana” – naturalmente completate dalle altre norme in materia – ha reso possibile mettere in commercio prodotti alimentari che permettono di valorizzare la ricchezza di questa pianta nella alimentazione quotidiana. Al riguardo Magiant – che mette a disposizione sistemi elettronici di monitoraggio temperatura e umidità in grado di garantire una produzione indoor delle coltivazioni – parla di green solutions perché i semi di canapa necessitano di lavorazioni a ridotto impatto ambientale: nella maggior parte dei casi per ottenere il prodotto alimentare finito non sono richiesti processi chimici o aggiunte di prodotti di origine non naturale.

I semi di canapa, che non contengono tracce di THC, sono la parte da cui si ricavano prodotti alimentari dagli importanti valori nutrizionali e nutraceutici, in particolare sono ricchi di Omega 3 e Omega 6, grassi polinsaturi la cui assunzione è un valido coadiuvante per la prevenzione o la terapia dell’ipercolesterolemia, del diabete, di malattie della pelle di vario tipo e di disturbi ossei e articolari. I semi – che in una coltivazione indoor sottoposta a corretto monitoraggio temperatura e umidità sono disponibili tutto l’anno – permettono di ricavare olii e farine con un contenuto di Omega 3 e 6 pari solo a quello presente nell’olio di pesce, che deve però essere trattato chimicamente. Al contrario sia l’olio che la farina di canapa vengono estratti per spremitura a freddo; in particolare la farina è priva di glutine, risultando quindi un alimento idoneo anche per i celiaci. Inoltre, i semi di canapa decoricati sono ricchi di proteine contenenti molti amminoacidi e facilmente digeribili – quindi paragonabili alle proteine ‘nobili’ della carne: la loro assunzione in questa forma o in alimenti derivati è consigliata per coloro che seguono una alimentazione vegetariana o vegana.

Naturalmente non si parla di un alimento di per sé completo, ma di un ottimo integratore della dieta quotidiana, in grado di garantire al nostro corpo la razione quotidiana raccomandata di Omega 3 e 6 e in grado di svolgere funzioni di rafforzamento del sistema immunitario.

Il connubio tra monitoraggio temperatura e umidità e coltivazione della canapa non può dunque che dare ottimi risultati, che non si fermano all’ambito alimentare o al già citato ambito della bioedilizia, ma contribuiscono alla crescita sostenibile anche di settori quali quello dell’abbigliamento e dell’arredamento.

M.F. Pria

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Termoigrometro: molteplici applicazioni per la canapa

Termoigrometro, molteplici applicazioni per la canapa:

con un termoigrometro notevoli vantaggi nel coltivare materiali naturali ed ecocompatibili

Qualche settimana fa è stato dedicato un approfondimento alla coltivazione indoor della canapa sativa, mostrando i vantaggi che il termoigrometro Umiflu di Magiant, grazie al quale è possibile garantire la coltivazione per l’intero anno senza dover seguire i cicli stagionali e senza correre i rischi di perdere in parte o del tutto il raccolto per problematiche meteorologiche non controllabili. È proprio grazie alle caratteristiche tecnologiche del termoigrometro di Magiant che è possibile misurare temperatura e umidità, monitoraggio fondamentale per la buona riuscita della semina, con l’ausilio di un PC cui collegare il sensore di temperatura e umidità USB pen drive. I range operativi di Umiflu – temperatura di esercizio inclusa tra –20 °C e +70 °C con una precisione di ±0,5 °C – sono del tutto idonei alle richieste della coltivazione della canapa. La tecnologia di Umiflu, inoltre, grazie al software user friendly che permette di impostare le soglie e gli allarmi in caso di superamento delle stesse, offre un indiscutibile rapporto qualità/prezzo e un risparmio energetico costante, dal momento che il prodotto consuma molto poco e non necessita di manutenzione in quanto – collegato all’ingresso USB del PC – non necessita di manutenzione. Già da queste ultime notazioni si potrebbe parlare di un termoigrometro green, ma gli approfondimenti odierni sono dedicati alle green solutions che Umiflu rende possibili nel campo di una coltivazione particolare quale è appunto quella della canapa sativa, la stessa che viene coltivata – in campi aperti – a Capannori, in Toscana, dove la produzione è destinata soprattutto alla bioedilizia. Materiale naturale e salubre – naturalmente nel rispetto delle normative per la sua coltivazione – la canapa è una materia prima dalla quale si ricavano molteplici elementi per la bioedilizia. Il suo utilizzo come materia green da costruzione per gli edifici ha infatti un impatto ambientale ridotto rispetto a quelli costruiti con altri materie prime, oltre ad avere un costo più ragionevole, come dimostra il fatto che la lana di canapa, prodotto che si ottiene a seguito di un processo di semimacerazione, permette di produrre pannelli isolanti e fonoassorbenti che vengono distribuiti sul mercato ad un prezzo concorrenziale rispetto ai loro affini, ovvero i pannelli in lana di vetro e quelli in sughero.
Ma, come anticipato, la canapa non è solo bioedilizia, gli studi dei possibili utilizzi, infatti, hanno portato all’uso del materiale in diversi settori:

  • dalle foglie e dai fiori si ricavano bevande, olii essenziali per l’industria dei profumi, THC per usi farmaceutici (il principio attivo è benefico in preparazioni per la cura dell’asma, come antiemetico, per la cura del glaucoma e come analgesico anche nella terapia del dolore);
  • dai semi si ricavano alimenti proteici, esche per la pesca, olii alimentari da spremitura a freddo, detergenti per l’igiene personale, olii per la produzione di detersivi, inchiostri, tinture, lubrificanti, solventi, combustibili (biodiesel), farine alimentari;
  • dalle fibre si ricavano filati pregiati per abbigliamento e filati meno pregiati per cordami, reti, sacchi, pasta di cellulosa per carte speciali, cartoni e imballaggi, guarnizioni per i freni; inoltre dalla fibra corta semimacerata si ottengono, oltre ai pannelli isolanti, imbottiture per auto.

Desiderate saperne di più sugli usi alimentari? Registratevi: il nostro speciale di oggi è dedicato proprio all’utilizzo della pianta in questo ambito.

M.F. Pria