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Industria farmaceutica e temperatura: conservazione dei vaccini

monitoraggio temperatura in ambito farmaceutico

Quando il monitoraggio delle temperature nel campo farmaceutico è vitale

Nel settore farmaceutico, è fondamentale monitorare le temperature, questo per consentire di evitare le problematiche che potrebbero insorgere tra il momento in cui un prodotto è ricevuto e quello della consegna finale dello stesso.

Una variazione, anche sensibile, delle temperature, potrebbe determinare seri danni a vaccini ed ad altri prodotti farmaceutici: tale situazione è di tale gravità che il personale specializzato, onde evitarli, dovrebbe essere in grado di individuare rapidamente quale ne sia la causa a monte, ed intervenire in tempi molto rapidi sui luoghi e sulle tempistiche, ristabilendo la temperatura ideale e, così facendo, far rispettare tutte le rigide regole emanate in materia di salvaguardia ed integrità dei prodotti farmaceutici.

Statistiche

Secondo quanto riferito dal Centers for Disease Control and Prevention (suo acronimo: CDC) si stima che una media di circa 25% dei fornitori esponga vaccini a temperature di conservazione improprie.

Il CDC stima, inoltre, che vaccini dal valore di più di 100 milioni di dollari, ogni anno, sono esposti negli Stati Uniti a temperature al limite del congelamento. Alcuni vaccini possono mostrare segni di alterazione dell’integrità quando esposti a condizioni inadeguate di conservazione, e tali conseguenze sono, a volte, percepibili anche alla vista.

Altre volte invece, purtroppo, i vaccini possono apparire perfettamente normali, nonostante siano alterati nelle loro caratteristiche e nei loro effetti,  e questo non aiuta affatto.

E’ quello che accade, ad esempio, al vaccino inattivato che, se esposto a temperature di congelamento, può non manifestare, alla vista, nessuna alterazione. Pertanto, i controlli visivi non rappresentano, sempre, un metodo affidabile del quale avvalersi.

Nel Regno Unito, l’ente governativo Regulatory Agency (MHRA) in materia di medicinali e prodotti sanitari, ha recentemente imposto delle linee guida per il monitoraggio continuo della temperatura su tutta la catena farmaceutica del freddo.

L’iniziativa è stata lanciata in risposta a studi effettuati, in base ai quali è stato rivelato che il 17% delle carenze riscontrate in molti farmaci sono imputabili al mancato e/o inadeguato monitoraggio e controllo della temperatura.

Prevenzione e metodologia di monitoraggio

Per ridurre la perdita di farmaci e vaccini è essenziale prevenire tutte le cause che possono minarne l’integrità. Per farlo, è sufficiente rispettare le linee guida e gli standard di temperatura definiti nel settore farmaceutico.

I produttori di farmaci, i gestori degli impianti di stoccaggio e gli operatori ospedalieri, devono regolarmente e rigorosamente monitorare le temperature alle quali i prodotti farmaceutici vengono esposti, e compilare accurati registri cronologici della temperatura.

Tuttavia, garantire la conformità alle temperature imposte dalle linee guida dei CDC, può richiedere molto tempo e molta manodopera.

L’approccio convenzionale per il monitoraggio della temperatura presuppone l’ausilio di personale ad hoc che prenda manualmente lettura delle temperature ad intervalli predefiniti. Ma tanto richiede personale attivo 24 ore su 24. Tal impegno, a volte, rappresenta un problema, perché molti ospedali, molte farmacie e parecchie cliniche non hanno organico sufficiente o comunque in grado di effettuare letture di temperatura così accurate e costanti.

Esistono, tuttavia, sistemi più avanzati di monitoraggio digitale, ma essi sono estremamente complicati da configurare, perché richiedono per altro l’installazione di un’infrastruttura wireless dedicata.

Altri sistemi, sempre di tecnologia all’avanguardia, richiedono la sostituzione della batteria per mantenere il funzionamento dei sensori. Quanto più spesso è necessario sia rilevata la soglia di temperatura (ad esempio, ogni 5 minuti, anziché ogni 60 minuti), tanto più rapidamente è necessario sostituire le batterie, con tutte le difficoltà che ne conseguono.

Serverflu

I sensori USB Serverflu superano tutte queste limitazioni menzionate, monitorando automaticamente le temperature tutto il giorno consentendo la comoda compilazione di registri accurati ai fini regolamentari.

Il tutto in tempo reale e con allarme attivo per la segnalazione della variazione della temperatura. Questo è vantaggioso, perché consente a tutti gli operatori sanitari di reagire immediatamente a variazioni di temperatura potenzialmente disastrose.

Inoltre, i sensori assicurano che tutte le letture siano rilevate in maniera molto accurata.

Come si comprende, se è vero che il settore farmaceutico e quello medico devono affrontare sfide e possiedono esigenze simili a quelle tipiche dei servizi di ristorazione e di distribuzione , è altrettanto vero che, rispetto a tali settori, quello sanitario è più rigidamente regolato, ed è giusto che sia così, dal momento che le conseguenze derivanti dall’uso di medicinali e vaccini alterati sono spesso più catastrofiche.

Perché il rispetto di tali temperature e la conformità alle vigenti linee guida non è solo una questione di corretta ottimizzazione dei costi, ma è molto di più: in gioco, infatti, c’è la vita di molti pazienti. Urge, dunque, apprestare la massima attenzione.

 

 

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Come funziona un termometro digitale: dal sensore alla lettura della temperatura

Il termometro digitale è uno strumento che misura la temperatura e trasforma il valore rilevato in un dato facilmente leggibile. A differenza dei tradizionali termometri a liquido, non determina la temperatura osservando la dilatazione di una sostanza all’interno di un capillare: utilizza invece un sensore elettronico, un circuito di acquisizione e un sistema di elaborazione.

Questa tecnologia non viene impiegata soltanto nei termometri per uso domestico o sanitario. Lo stesso principio è alla base dei dispositivi destinati al monitoraggio ambientale, come i sensori utilizzati in sale server, uffici, laboratori, magazzini e altri locali nei quali una variazione anomala della temperatura può causare problemi.

Quali sono i componenti principali di un termometro digitale?

Un termometro digitale è generalmente formato da quattro elementi:

  1. Il sensore di temperatura, che reagisce alle variazioni termiche modificando una propria grandezza elettrica, per esempio la resistenza o la tensione.
  2. Il circuito di misura, che rileva il segnale prodotto dal sensore.
  3. Il convertitore analogico-digitale, che trasforma il segnale elettrico in un valore numerico elaborabile.
  4. Il sistema di visualizzazione o registrazione, che mostra la temperatura su un display oppure la comunica a un computer, a un’applicazione o a un sistema di supervisione.

Nei modelli più semplici, il risultato appare direttamente su un piccolo schermo. Nei termometri digitali collegati a un computer, invece, il valore può essere registrato nel tempo, rappresentato tramite software e utilizzato per attivare allarmi o altre azioni automatiche.

Come avviene la misurazione?

Il cuore del dispositivo è il sensore. In molti termometri elettronici viene utilizzato un termistore, cioè un componente la cui resistenza elettrica cambia al variare della temperatura. Altri dispositivi impiegano sensori a semiconduttore capaci di fornire un segnale elettrico proporzionale alla temperatura rilevata.

Il circuito misura tale variazione e la converte in un dato digitale. Un microcontrollore applica quindi i parametri di calibrazione necessari e traduce il segnale in gradi Celsius o Fahrenheit. Il risultato viene infine visualizzato, trasmesso o memorizzato.

Il processo può essere riassunto in quattro passaggi:

  • il sensore raggiunge l’equilibrio termico con l’ambiente circostante;
  • la temperatura modifica una caratteristica elettrica del sensore;
  • il circuito converte la variazione in un valore numerico;
  • il software presenta e, se previsto, registra il dato.

La rapidità della misura dipende dal tipo di sensore, dalla sua collocazione, dal contenitore e dalla velocità con cui esso scambia calore con l’ambiente.

Precisione, risoluzione e tempo di risposta

Quando si valuta un termometro digitale, è utile distinguere tre concetti spesso confusi.

La precisione indica quanto la misura si avvicina alla temperatura reale. La risoluzione è invece la più piccola variazione che lo strumento riesce a rappresentare. Visualizzare molti decimali, quindi, non significa necessariamente ottenere una misura più precisa. Il tempo di risposta descrive infine quanto velocemente il sensore si adatta a una variazione di temperatura.

Anche il punto di installazione è importante. Un sensore ambientale collocato vicino a una sorgente di calore, a una bocchetta dell’aria condizionata, alla luce diretta del sole o in una zona con scarsa circolazione dell’aria potrebbe fornire un valore poco rappresentativo dell’intero locale.

Dal semplice termometro al monitoraggio intelligente

Un termometro digitale tradizionale risponde soprattutto alla domanda: “Qual è la temperatura in questo momento?”. Un sistema di monitoraggio digitale può fare molto di più: esegue misure periodiche, conserva lo storico dei valori, verifica il superamento di soglie prestabilite e avvisa l’utente quando si presenta una condizione anomala.

Questa differenza è particolarmente importante nelle sale server. Un aumento della temperatura può essere provocato, per esempio, da un guasto dell’impianto di climatizzazione, dalla scarsa ventilazione o da un incremento del carico delle apparecchiature. Una lettura occasionale potrebbe non intercettare il problema; un controllo continuo permette invece di rilevarlo tempestivamente.

Serverflu: un termometro digitale USB per il monitoraggio ambientale

Un esempio di questa evoluzione è Serverflu – Sensore Temperatura USB Pen Drive, progettato per controllare la temperatura ambientale di PC, server, locali tecnici e piccole server room.

Serverflu si collega direttamente alla porta USB di un computer o di un server, dalla quale riceve anche l’alimentazione. Il sensore rileva la temperatura del locale e comunica i dati al software disponibile per sistemi Windows e Linux. In questo modo è possibile non soltanto conoscere la temperatura corrente, ma anche impostare il periodo di acquisizione, memorizzare le misure ed esportare i valori registrati.

Il dispositivo opera nell’intervallo dichiarato da −20 °C a +70 °C, con una precisione di ±0,5 °C tra 0 °C e +70 °C. Quando la temperatura supera le soglie configurate, il sistema può generare un allarme, inviare una notifica tramite e-mail o SMS, avviare un’applicazione specifica oppure eseguire lo spegnimento automatico del PC o del server.

Quest’ultima funzione trasforma il sensore in uno strumento di prevenzione: se non è possibile intervenire in tempo sulla causa dell’aumento di temperatura, lo spegnimento controllato può contribuire a evitare arresti improvvisi e a proteggere i dati.

Per gli ambienti nei quali è necessario controllare anche l’umidità relativa è disponibile Umiflu – Sensore Temperatura/Umidità USB Pen Drive, che affianca alla misura della temperatura quella dell’umidità.

Perché il monitoraggio continuo è più utile di una lettura occasionale?

La temperatura ambientale non è un valore immutabile. Può variare nell’arco della giornata o cambiare rapidamente a causa di eventi imprevisti. Registrare le misure consente di osservare l’andamento nel tempo, individuare anomalie ricorrenti e verificare l’efficacia della ventilazione o della climatizzazione.

Un termometro digitale con registrazione e allarmi diventa quindi parte di un sistema di controllo: non si limita a mostrare un numero, ma trasforma la misura in un’informazione utilizzabile per intervenire.

Conclusioni

Un termometro digitale funziona convertendo la risposta elettrica di un sensore in un valore numerico di temperatura. Nei sistemi più evoluti, a questa funzione si aggiungono memorizzazione, analisi, notifiche e azioni automatiche.

Per il monitoraggio di una sala server o di un locale tecnico, Serverflu offre una soluzione USB compatta che combina misura continua, configurazione delle soglie e gestione degli allarmi. È possibile consultare le caratteristiche complete e acquistare il prodotto nella pagina dedicata a Serverflu.

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Termometro usb: la scelta più intelligente a portata di pc

Le sorprese della tecnologia non finiscono mai di stupire

In un’era in cui siamo bombardati dalla presenza di milioni di prodotti in vendita online, abbiamo perso finanche l’interesse di comprendere l’utilità ed i vantaggi che molti di essi possono offrire.

E’ comprensibile, perché siamo avvezzi a rivolgere la nostra attenzione verso prodotti già a noi noti, che rispondono ad esigenze correlate alla nostra quotidianità.

Molti, specie in occasione di questa profonda crisi economica, hanno già radicalmente tagliato fuori tutto quanto possa rappresentare in grande o piccola misura, il superfluo.

Molti di noi non sanno neppure a cosa lontanamente possa servire, ad esempio, un termometro usb.

Ma così facendo, si perde di vista un punto essenziale: nella tecnologia ad esempio, tutto risponde ad esigenze umane, tutto scorre velocemente, per assecondare esigenze realmente nutrite e bisogni irreprensibili. A questo punto ci si chiede perché non sfruttarla a proprio vantaggio.

Quando monitorare la temperatura rappresenta una necessità

La tecnologia ha sensibilmente migliorato la nostra esistenza, in ogni suo aspetto.

Pensiamo ad un prodotto molto recente, il termometro usb ad esempio, efficace, comodo e soprattutto essenziale per la tutela e la salvaguardia del nostro pc.

Questo, anche i più reticenti, dovranno ammetterlo. Perché molto spesso, l’uso della tecnologia, rappresenta una vera e propria necessità.

Gli strumenti in uso per la misurazione della temperatura sono essenziali, perché ci consentono di predisporre tutte le forme di tutela dei danni che una possibile eccessiva variazione di esse può comportare.

Proprio in questo campo hanno trovato applicazione tra i più noti ed importanti principi fondamentali della fisica.

Ed è proprio a cagione dei possibili danni che una variazione termodinamica può ingenerare nel nostro ecosistema che, nel tempo, vari studiosi hanno predisposto e sviluppato molti metodi per la misurazione della temperatura, ed approfondito la relazione d’ordine fra i diversi sistemi termodinamici: questo significa qualcosa, ossia che davvero, in questo campo, l’uso della tecnologia non ha del superfluo, neanche in minima parte.

E’ proprio in questo terreno che il termometro usb affonda le sue profonde radici.

Termometro usb: strumento d’avanguardia

Il termometro USB  rappresenta una delle migliori espressioni dell’evoluzione nel campo della tecnologia.

Le caratteristiche tecniche, spesso, ne vengono trascurate, ignorando che proprio la cognizione di esse permette di apprezzare e sfruttare al meglio tutte le potenzialità sottese all’utilizzo di strumento di tale portata.

Conosciamone insieme qualcuna:

–          Configurazione e analisi dei dati su PC tramite connessione USB

–          Rilevazione e memorizzazione della soglia di umidità e temperatura

–          Grande ampiezza della memoria utile, soprattutto per la registrazione prolungata dei dati

–           Possibilità di attivazione manuale o programmata

–          Presenza di un orologio interno con data

–          Alimentazione tramite batteria interna di lunga durata

–          Notifica tramite sms o mail al raggiungimento di determinate soglie di temperatura

Avremmo mai immaginato di poter conoscere e monitorare costantemente le temperature del nostro pc? Mai avremmo pensato di poter arrivare a tanto, specie con un prodotto così ridotto nelle proporzioni, quali sono appunto quelle del termometro usb.

Avremmo mai potuto pensare che una piccola, comoda pen-drive ci avrebbe consentito di preservare i nostri dati dalle minacce dell’umidità e della temperatura dell’aria, senza dover ricorrere all’ausilio di un tecnico o di complicati, costosi programmi?

Queste e molte altre sono le caratteristiche che fanno del termometro usb appunto uno strumento d’avanguardia.

In questo scenario Serverflu ed Umiflu possono rappresentare delle valide referenze, se si desidera monitorare la temperatura e l’umidità presenti nelle sale dei server dei nostri pc in maniera comoda, professionale, duttile e performante.

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Sensori di umidità, conoscere il problema per combatterlo

Sensori di umidità: gli strumenti di misurazione intelligenti

L’umidità è molto temuta nelle nostre abitazioni, nelle quali prontamente, specie in autunno e inverno, vengono presi tutti gli accorgimenti strumentali atti a stabilire un ambiente confortevole.

Allo scopo sono spesso utilizzati degli umidificatori, ma ciò assolutamente non basta, perché se l’umidità può costituire per noi solo una “variabile della temperatura” – in quanto in grado di creare una discrasia tra quella avvertita e quella reale – per molte realtà oggettive, rappresenta una vera e propria minaccia.

Fortunatamente anche in questo caso la tecnologia è nostra fedele alleata, e ci procura tutti i più consoni strumenti di battaglia. Conoscere è comunque decisamente il primo miglior passo per affrontare, in modo efficiente, il problema umidità.

Umidità assoluta ed umidità relativa

Ma l’umidità realmente cos’è?

In campo meteorologico si parla di umidità per intendere la quantità di vapore acqueo presente nell’atmosfera. In particolare, si indica con umidità assoluta la quantità di grammi di acqua presenti in un metro cubo di aria o gas. Di contro, si indica con umidità relativa la percentuale della massima quantità di vapore acqueo contenuta nell’aria per uno specifico valore di temperatura.

Quella per la quale generalmente approntiamo vari accorgimenti per mantenerne una giusta soglia, è proprio quest’ultima.

Impareggiabile strumento di misura è rappresentato dai sensori di umidità, funzionali alla misurazione dell’impatto che essa può esercitare sui vari aspetti della nostra vita.

L’igrometro, viene considerato tra gli strumenti meteorologici più rilevanti nel campo della sensoristica proprio per gli effetti rilevanti che l’umidità assume sia per la nostra salute che per la longevità di tutti gli strumenti elettronici e non che fanno parte della nostra quotidianità.

Poiché l’umidità è una componente del nostro ecosistema, la sua presenza non può essere casuale. Difatti, stabilire una giusta soglia di umidità, è essenziale per bilanciare l’equilibrio termico di tutto l’ambiente che ci circonda.

Ma, la presenza di episodi atmosferici assolutamente anomali, come quelli a cui siamo abituati ad assistere di recente, sono sintomatici di un’alterazione del giusto equilibrio biotermico.

Ne consegue che anche l’umidità va temuta e ne va pianificato un costante monitoraggio; di seguito vedremo nel dettaglio perché.

Campi di applicazione dei sensori di umidità

I sensori di umidità sono i più usati e validi strumenti ai quali si ricorre oggi per la misurazione e il controllo dell’umidità.

Essi trovano applicazione nei campi più svariati: monitoraggio dell’umidità nel terreno, controllo umidità atmosferica, misura dell’umidità nel settore delle costruzioni, nell’agroalimentare e nei magazzini e depositi che contengono materiale sensibile all’umidità come i mangimi animali.

In effetti, nel settore dell’industria alimentare il monitoraggio dell’umidità è più che imperativo.

Il contenuto d’umidità di un prodotto alimentare è infatti un attributo essenziale per la qualità del prodotto stesso, e va ad influire sensibilmente sulla sua durata.

Non bisogna, poi, dimenticare quanto sia importante il monitoraggio dell’umidità di tutte le apparecchiature elettroniche quali Server/PC, elettrodomestici, smartphone, tablet ecc.

In questi casi, esistono gli strumenti adatti ad un controllo continuo: i sensori di umidità digitali che rappresentano in questo un aiuto davvero notevole.

Monitoraggio della temperatura nel settore elettronico

I moderni dispositivi elettronici per il rilevamento dell’umidità – più comunemente definiti appunto sensori di umidità – sono in grado di misurare in modo molto preciso le variazioni di umidità, semplicemente esaminando alcuni parametri come: temperatura di condensazione, variazioni di resistenza, capacità elettrica.

L’evoluzione in campo elettronico della sensoristica di monitoraggio ha ormai raggiunto traguardi davvero inimmaginabili: sono stati progettati apparati che permettono di monitorare grandezze fisiche e/o segnali digitali, anche attraverso rete ethernet cablata e/o wireless.

Sensori elettronici prototipali e industriali, sistemi multisensore a bus e wireless e soluzioni di energy harvesting sono ormai entranti nel linguaggio comune di tutti coloro che si occupano di sensoristica applicata.  Si tratta, nella gran parte dei casi, di apparati che possono essere alimentati da rete elettrica, batteria, pannelli fotovoltaici o perfino da energia proveniente da onde radio.

Esistono poi strumenti capaci di rilevare le soglie di umidità insistenti nei nostri pc: si tratta di sensori di umidità particolarmente versatili ed efficienti, capaci di garantire il monitoraggio dell’umidità avvisando repentinamente l’utente ogni qual volta l’umidità raggiunga una possibile soglia di criticità.

Questi sensori sono stati, sin dall’inizio, concepiti per misurare l’umidità in un ambiente estremamente difficile, quale appunto l’abitacolo del nostro computer o server, lì dove nessuno mai riterrebbe dover mettere in atto una qualche forma di monitoraggio.

Dal momento che l’umidità può rappresentare una seria minaccia anche per l’incolumità dei nostri pc e dei dati in esso contenuti, esistono sensori di umidità dei quali ci possiamo avvalere molto sensibili ed efficienti, tra di essi Umiflu, uno strumento di alta precisione in grado di rilevare e monitorare in maniera assolutamente precisa l’umidità presente nelle sale dei nostri server, con successiva trasmissione dei relativi dati all’utente.

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Controllo temperature server room

Controllo temperature server room:

le difficoltà dell’economia italiana non devono vincere sulla ricerca di soluzioni per la tutela delle server room: il controllo temperature è un ottimo punto di partenza

I budget a disposizione dell’innovazione tecnologica per quanto riguarda server room, strutture IT e PC server, durante gli ultimi anni, si sono assottigliati sempre più, quasi svanendo dalle voci se si tratta di PMI. È per questo che diventa imperativo mantenere in massima sicurezza le infrastrutture già esistenti così da garantirne l’efficienza grazie a risoluzioni o implementazioni a basso impatto economico che possano rispondere alla pressante esigenza di prolungare la vita delle strumentazioni. Questo diviene possibile nel momento in cui le macchine sono messe in condizioni di lavoro tali da garantire un idoneo microclima per il loro funzionamento.

Il passo fondamentale per ottenere, a costi ridotti, un risultato importante è quindi strettamente connesso al controllo temperature: senza dimenticare i vantaggi che si possono ricavare dal ‘riciclo’ del cosiddetto waste heat, esso permette di proteggere i propri dispositivi da situazioni critiche. Una delle indicazioni fornite dall’associazione ASHRAE consiglia di mantenere una temperatura di circa 27 °C nelle server room, poiché le oscillazioni – dovute magari ad interventi umani sugli impianti di aerazione – sono una delle prime ragioni di dispendio energetico. Come sempre una variabile mantenuta costante permette un risparmio in termini energetici che non impatta sulle funzionalità e sulla ‘salute’ delle macchine. Si tratta però di una soglia oltre la quale non è consigliabile andare, per questo il monitoraggio temperature diviene così importante: superare i 27 °C diviene infatti controproducente, al punto da poter provocare perdita di dati, senza considerare le difficoltà del personale IT a lavorare a simili temperature.

Il controllo temperature difficilmente può essere demandato esclusivamente al personale IT, è necessario che subentri una tecnologia di sensori di temperatura come le pen drive USB di Magiant, in versione Serverflu o Umiflu, nel caso si desideri monitorare anche il tasso di umidità della sala server. Lasciare una server room priva di controllo temperature significa esporla a rischi: chi ancora si affida, ad esempio, ad allarmi luminosi, può facilmente automatizzare il proprio sistema di monitoraggio ambientale con Serverflu, così che la sala sia presidiata 24 ore su 24, eliminando eventuali costi di personale o, come si diceva, lasciando privo di controllo microclimatico l’ambiente per una media di dieci ore. E naturalmente controllo temperature significa anche prolungare la vita delle macchine: garantendo il rispetto del microclima, poiché in caso di scostamento dalle soglie i sensori USB di Magiant – correttamente impostati mediante il loro software – inviano alert a email e numeri telefonici in tempo reale, minimizzando il rischio di danni permanenti che costringerebbero ad un investimento notevole in termini di disaster recovery e di ripristino delle macchine medesime.

Un PC, un sistema UPS mirato – che mantenga operativa solo la server room – e un controllo temperature come quello garantito da Serverflu non sono investimenti insostenibili, mentre garantiscono riguardo alla longevità e alla disaster prevention della vostra server room. Su questo sito potrete verificare la reale economicità della soluzione e se avete ancora dei dubbi chiedeteci una consulenza gratuita.

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Sensori di temperatura: data center a quattro stelle

Sensori di temperatura:

la tecnologia presente nei data center, come sensori di temperatura, ha a disposizione quattro preziosi suggerimenti per aumentare l’efficienza energetica

Il bisogno di attuare strategie per ottenere la massima efficienza energetica nei data center è da tempo una necessità particolarmente sentita dalla aziende, insieme, naturalmente, agli investimenti che minimizzino potenziali crash del sistema e permettano un’efficace disaster prevention, anche grazie ai sensori di temperatura e umidità.

Partendo da una struttura in cui DBserver, Web server e print server siano allocati nel medesimo armadio rack, così da trovarsi con sistemi operativi multipli riducendo il numero delle macchine, è già possibile ottenere una risparmio energetico almeno del 10%.

Ma vediamo questi quattro punti per aumentare la citata percentuale.

  • Sfruttare al massimo le tecnologie proprie dei server: le più avanzate, infatti, garantiscono le medesime performance di prodotti meno recenti necessitando però di circa il 30% in meno di energia.
  • Se è indubbio che l’infrastruttura IT delle server room si appoggia su corridoi finalizzati a indirizzare l’aria fredda verso l’anta dell’armadio rack e dissipando quella calda dal retro, è un’idea da valutare quella di orientare diversamente gli armadi. Il secondo consiglio è quindi quello di posizionare la maggior parte dei server orientati nella medesima direzione così da creare un corridoio di aria fresca e collocare i server che producono maggiore calore in modo lineare rispetto agli altri così che possano beneficiare dell’aria più fresca: il potenziale energetico risulta utilizzato in modo ottimale.
  • Oltre a riorganizzare i corridoi di dispersione dell’aria, una best practice è quella di integrare nella struttura i cosiddetti ‘blanking panel’, delle barriere che vanno a coprire gli spazi non utilizzati del rack conducendo a una riduzione della circolazione dell’aria calda all’interno del server. Si tenga presente che questa operazione non è possibile su qualsiasi rack e quindi necessita di una analisi preventiva.
  • Ultimo ma non meno importante, occorre sempre poter fare affidamento su sensori di temperatura e umidità in grado di segnalare 24 ore su 24 sbalzi critici delle variabili ambientali e di attivare lo shot-down delle macchine a preservazione dei dati e della tecnologi stessa. Con Serverflu, o la sua variante Umiflu, Magiant offre una gamma di sensori di temperatura e umidità in grado di garantire tutto questo e soprattutto permette, anche qualora siano le condizioni climatiche esterne a influire sul microclima della server room, di rilevare in tempo reale variazioni di temperatura così da permettere in tempi ristretti di regolare diversamente l’impianto di aerazione con evidenti vantaggi non solo per la disaster prevention ma anche per il risparmio energetico.

Si ribadisce quanto detto qui: la collaborazione tra PMI è il futuro dell’industria tecnologica italiana. Potete partire contattando noi per una consulenza gratuita e avviare un ‘restyling’ della vostra server room partendo proprio dai sensori di temperatura e umidità, unendo via via le eccellenze del nostro paese.

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Il misuratore di temperatura nelle sue più remote applicazioni

William Thomson: il “padre del misuratore di temperatura”

Ci avvaliamo costantemente di strumenti per la misurazione della temperatura, per ogni aspetto, anche il più versatile, della nostra quotidianità. Chi di noi non ha in casa un termometro per monitorare la temperatura corporea o un misuratore di temperatura dell’ambiente. Anche nei più comuni moderni elettrodomestici ne è presente uno.

Ma forse non a tutti è nota la storia della temperatura, o meglio, l’evoluzione dei meccanismi per la sua misurazione. Scopriamo qualcosa insieme.

Scala Kelvin: l’embrione del misuratore di temperatura

La scala di temperatura Kelvin è stata il frutto dell’invenzione dello scienziato britannico William Thomson, noto anche come Lord Kelvin. Egli diede concepimento ad una delle tre scale più note utilizzate per misurare la temperatura, insieme a Fahrenheit e Celsius.

Kelvin può essere a ragione ritenuto uno dei massimi rappresentanti nel campo della termodinamica, ed è proprio grazie ai suoi fondamentali apporti scientifici che si parla oggi di scala della temperatura assoluta, oggi chiamata appunto anche scala Kelvin.

Nonostante i suoi molti successi, Kelvin spesso non è annoverato tra i grandi fisici di tutto il mondo, ma non dobbiamo dimenticare come fu anche grazie alle sue ricerche che il problema della misurazione fu affrontato in maniera rigorosa, al punto che la scala Kelvin può essere considerata proprio come l’embrione di ogni misuratore di temperatura.

Usi pratici della scala Kelvin

La scala Fahrenheit è tuttora di uso comune in molti paesi, soprattutto in quelli anglosassoni.

Rispetto ad essa la scala Kelvin è diffusa in maniera molto più capillare, soprattutto in ragione del comune utilizzo che ve ne è soliti fare in moltissime applicazioni di carattere pratico e per svariati scopi scientifici. I contributi più importanti apportati dallo scienziato inglese investono certamente il campo della termodinamica e dell’elettromagnetismo, ma altresì alcune applicazioni pratiche, quali il telegrafo elettrico.

Kelvin è famoso soprattutto per il suo lavoro sul calore e sull’illuminazione.

Difatti, tutt’oggi, la temperatura Kelvin rappresenta la “temperatura di colore”, come il bianco, il blu o il rosso, riferite alla temperatura fisica di un oggetto. Ecco come ebbero inizio le prime scoperte di Kelvin in tale alveo: durante la sua ricerca, riscaldando un blocco di carbonio, egli comprese che era possibile “misurare il colore”, perché ogni tipologia di luce, a seconda del colore, sprigionava una certa, differente, quantità di calore.

L’effetto è che oggi la tonalità della luce si misura, appunto, in kelvin. Ogni misuratore di temperatura deve la sua esistenza proprio alle scoperte di Kelvin, è proprio a questo illustre fisico inglese si deve l’evolversi della calorimetria come scienza applicata.

 Applicazioni pratiche del misuratore di temperatura oggi

Sappiamo bene che nelle odierne attività pratiche e scientifiche, non esiste un misuratore di temperatura unico da adottare in ogni circostanza.

Di contro, i diversi campi di applicazione della misurazione, hanno trovato una specifica e valida risposta in diversi strumenti, ciascuno con proprie caratteristiche tecniche e proprie funzionalità.

Tra essi possiamo includere i termometri elettronici (a termoresistenza, termistore o termocoppia), i termometri meccanici (a espansione di solido, liquido, gas o vapore), fino ad arrivare a dispositivi più moderni quali i misuratori di temperatura digitali. Tali strumenti sono considerati già altamente attendibili ma se a questo si aggiunge il fatto che sono soggetti ad una taratura costante, il loro utilizzo garantisce un’affidabilità senza pari.

I più innovativi strumenti di misurazione della temperatura sono oggi proprio i termometri digitali, si tratta di dispositivi che comunemente, specie in campo meteorologico, vengono chiamati anche visualizzatori, per riferirsi, più strettamente, all’elemento visualizzatore di uno strumento: il display. In verità risulta fuorviante e non corretto tale riferimento, se attribuito al dispositivo nel suo complesso.

Anche tali strumenti di alta tecnologia digitale sono destinati a diverse applicazioni, una delle più attuali – e decisamente più utili nel campo informatico – è quella della misurazione dell’umidità e della temperatura nelle sale in cui sono allocati i server o negli uffici.

Ciò consente di preservare e tutelare i dati nel nostro pc e, al contempo, la salute dei lavoratori negli uffici.

I livelli di tecnologia raggiunti non finiscono di sorprendere neanche in questo ambito, considerato che esiste una tipologia di misuratore di temperatura che risponde a tali caratteristiche, ma che è alimentato semplicemente tramite porta USB, con un conseguente consumo di potenza ridotto.

Tra i più funzionali e noti misuratori di temperatura USB possiamo a giusta ragione annoverare Serverflu e Umiflu, i termometri digitali intelligenti e completamente made in Italy.

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Case history: utilizzo dei sensori Magiant presso le strutture della Provincia di Latina – Servizio e-Government

Intervista all’ing. Elvito Del Prete, Responsabile Servizio e-Government della Provincia di Latina

1. Quando avete iniziato a ‘creare’ il settore e-government, area tematica ad oggi ben in risalto sul vostro sito Web?

Il nostro Ente è da sempre molto attento alle potenzialità offerte dallo sviluppo e dalla ricerca nel settore dell’ICT. L’istituzione del servizio e-Government risale all’ormai lontano 2003, ma con gli anni si è provveduto a specializzarlo ed ad estendere la sua operatività su tutti i settori dell’Ente sino a costituirlo come unico centro di razionalizzazione, competenza e costo.

2. Potreste descrivere la struttura tecnologica e specificare quali benefits avete ottenuto come PA e relativamente all’offerta al pubblico dei servizi?

L’opportunità offerta dai sensori Magiant ha sicuramente incrementato la parte inerente la prevenzione dei malfunzionamenti. Il puntuale monitoraggio delle temperature dei nostri locali tecnici permette di avere sempre sotto controllo lo stato dell’umidità e soprattutto della temperatura che può così essere sempre mantenuta all’interno dei range stabiliti. Non da ultimo l’utilizzo dei sensori consente l’aggiustamento fine degli apparati di condizionamento a temperature più adatte al raggiungimento degli obiettivi (di temperatura ambientale) fissati. Tutto questo si traduce in un risparmio di energia elettrica e conseguente minor impatto ambientale.

3. Trattandosi di e-government, quale livello di automazione potete raggiungere con le strumentazioni di cui disponete?

Relativamente ai sensori Magiant abbiamo messo in esercizio un sistema di alerting (via email) che ci consente di intervenire con tempestività in caso di malfunzionamenti agli apparati di condizionamento nei locali tecnici. E’ allo studio la possibilità di interfacciare il sistema con un circuito di alerting “fisico” (es. accensione di led su una console) adoperando sistemi “Arduino”.

4. Avete avuto la possibilità di ridurre tempi e costi?

I tempi di intervento sono praticamente stati azzerati in quanto intervenendo sui semplici superamenti di soglie di warning piuttosto che di “errori critici” si può agire in relativa “tranquillità” sul malfunzionamento senza praticamente avere alcuna interruzione dei servizi. Per quanto concerne i costi, questi sono difficilmente misurabili. Tuttavia  basterebbe rispondere alla domanda: “Quanto ci costerebbe (nulla escluso) la rottura di un server ed il suo ripristino?”. Verrebbe da rispondere “molto” e comunque sicuramente molto più del costo di un sensore…

5. Da quando avete scelto di utilizzare i sensori di Magiant?

Adoperiamo i sensori da circa un anno e mezzo.

6. Per quale scopo?

Lo scopo principe è tenere sotto controllo le temperature dei nostri locali tecnici ove operano i nostri server (insieme ad altre apparecchiature) e poter evitare in tal modo che questi vengano ad operare in condizioni di temperatura al di fuori del consentito al fine di prolungare la loro “vita operativa” e minimizzare i rischi di rotture dovute ad una temperatura eccessivamente alta di funzionamento (che, come si sa, influenza fortemente le rotture hardware).

7. Durante la fase di installazione dei sensori, avete riscontrato problematiche tecniche, quali ad esempio difficoltà relative a compatibilità con l’infrastruttura esistente?

Durante questa fase, vista anche la nostra “inesperienza” con il prodotto, abbiamo “scoperto” uno “strano” bug nel software di gestione. C’è da dire che tale inconveniente è stato segnalato al supporto tecnico che ha prontamente provveduto a correggerlo. A parte ciò il software è molto semplice da adoperare e configurare, ed anche ben curato nella parte grafica.

8. Ritenete che la parametrizzazione dei sensori sia accessibile o necessiti di personale IT specializzato?

La sezione di parametrizzazione è estremamente chiara e di semplice comprensione e non necessita di personale specializzato.

9. Da quando avete scelto i sensori Magiant avete avuto problemi di manutenzione?

Abbiamo avuto alcuni problemi agli apparati di condizionamento che tuttavia sono stati prontamente segnalati dal sistema, consentendoci di intervenire immediatamente ed evitando “guai” peggiori.

10. Su che SO lavorano i sensori? La soddisfazione per quanto riguarda la loro compatibilità con diversi SO è alta? Avete cambiato versione di SO da quando utilizzate i sensori? Sono sorti dei problemi?

I sensori operano tutti su sistemi Windows; non abbiamo riscontrato problemi di compatibilità; non abbiamo cambiato alcun sistema operativo.

11. Potreste descrivere una situazione ‘critica’ in cui i sensori hanno permesso di prevenire un danno grave alle apparecchiature?

Un venerdì mattina riceviamo un alert da uno dei sensori per un “superamento soglia temperatura”, dopo aver effettuato un controllo sul posto si è scoperto che era “saltato” il magnetotermico del condizionamento; riattivato il magnetotermico la situazione è prontamente rientrata. Se non avessimo avuto il sensore (o meglio il suo alert) avremmo lasciato il server a “cuocere” per l’intero fine settimana, ed al ritorno al lunedì lo avremmo trovato sicuramente spento (ovviamente con una procedura di spegnimento non opportuna) e diversi servizi interrotti oltre a malfunzionamenti generici sulla rete; in questi casi il tempo di individuazione del guasto (bloccante) sono sicuramente elevati ed il disservizio si protrae sino alla sua risoluzione; in più va considerato anche il “danno” alle apparecchiature (che non sono solo il server a cui è collegato il sensore, ma tutte quelle presenti nel locale) arrecato loro dall’esposizione a temperature elevate (che abbiamo verificato poter giungere sino a 55 gradi);

12. Avete mai pensato di ampliare i campi di utilizzo dei sensori, ad esempio per garantire il comfort microclimatico per gli operatori degli uffici o per tutelare eventuali archivi cartacei dall’aggressione dell’umidità?

Si, abbiamo pensato a questa possibilità in termini di un sistema per la razionalizzazione dell’uso dei condizionatori nelle singole stanze, altra possibilità offerta dai prodotti Magiant.

M.F. Pria

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Controllo temperatura: i cibi non sono tutti uguali

Controllo temperatura:
nella cold chain del settore food il controllo temperatura deve tenere conto del processo cui sono sottoposti gli alimenti

Come si è avuta occasione più volte di sottolineare, la finalità della catena del freddo è volta al mantenimento, mediante controllo temperatura costante e preciso, del microclima idoneo per i prodotti stoccati e trasportati lungo tutto il percorso che porta i cibi nei banchi del fresco e dei surgelati.

Ciò che non si è ancora avuto modo di approfondire riguarda il fatto che il controllo temperatura deve tenere conto del processo di raffreddamento cui i cibi sono stati sottoposti e, di conseguenza, le temperature ottimali cui essi devono essere mantenuti, possibilmente anche dall’utente finale con apposite precauzioni (sacchetti termici, frigoriferi portatili di piccole dimensioni) che impediscano – anche in presenza di un perfetto mantenimento termico in ogni anello della cold chain – l’avvio di un processo di deterioramento che, nel peggiore dei casi porti al ricongelamento, procedimento inadeguato e dannoso.

Si vedano ora nel dettaglio i tre differenti processi cui i cibi trasportabili mediante catena del freddo vengono sottoposti.

· La refrigerazione, le cui temperature rientrano in un range incluso tra gli 0 °C e i 5 °C; si tratta di un procedimento, applicato principalmente ai cibi disponibili nel reparto dei freschi, che non prolunga eccessivamente la data di scadenza (si pensi al latte fresco, benché si tratti di un alimento sottoposto a pastorizzazione). La conservazione che la refrigerazione garantisce è ad ogni modo, se il controllo temperature non rileva in alcun momento un fuori range, in grado di conservare proprietà organolettiche e sicurezza igienico-sanitaria: la proliferazione dei microrganismi dannosi, conservati a temperatura di refrigerazione, è quasi del tutto bloccata. Per le loro caratteristiche (in particolare date di scadenza ravvicinate, il controllo temperatura è molto importante.

· Il congelamento implica la conservazione degli alimenti in un range di temperatura incluso tra -18 °C e -25°C; tale processo prolunga notevolmente la conservazione dei cibi senza che all’atto del consumo consistenza e caratteristiche organolettiche risultino alterate. Un possibile svantaggio del congelamento è dovuto alla formazione di cristalli di ghiaccio nelle membrane cellulari che rischiano così di lacerarsi provocando una perdita di nutrienti (senza tuttavia inficiare la salubrità del prodotto). Il controllo temperatura deve garantire una permanenza di minimo -18 °C durante gli spostamenti e gli stoccaggi intermedi.

· La surgelazione è un processo che in tempi ridotti – al massimo quattro ore – porta il prodotto, fin nella sua parte centrale, ad una temperatura di -18 °C, il controllo temperatura deve garantire, dopo la stabilizzazione termica (la surgelazione, appunto) il mantenimento costante. A differenza del congelamento, questo processo non rischia alcuna perdita di nutrienti.

Una volta di più, si può consigliare l’installazione per il controllo temperatura nei magazzini di transito e stoccaggio del termometro pen drive di Magiant Serverflu, aggiungendo che il dispositivo è idoneo per la cold chain dei prodotti congelati e surgelati e per quella dei prodotti freschi. L’importante è parametrizzare in modo differenziato il software.

M.F. Pria

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Igrometri: perché sono così importanti

Igrometri:

la necessità di uno o più igrometri all’interno delle server room, uno speciale dedicato ad approfondire la loro importanza  all’interno delle server room

Con riferimento alle soglie di umidità e temperatura indicate nell’articolo di apertura odierno, si dà per assodato che, poiché tali soglie sono molto vicine al confort microclimatico umano, gli operatori che lavorano nelle server room, in quanto specialisti informatici, siano perfettamente in grado di comprendere che il server monitor richiede di trattare la sala non come un normale ufficio, ma come un ambiente le cui condizioni vanno diligentemente preservate, piuttosto utilizzando accorgimenti per non subire i danni fisici dovuti al fatto che l’umidità microclimatica ottimale per l’uomo si assesta intorno al 65%. Si analizzano dunque qui le necessità cui gli igrometri rispondono dal punto di vista tecnologico.

Un tasso di umidità controllato e monitorato non è dannoso per le server room, anzi protegge l’ambiente dal rischio di un clima secco, potenziale veicolo di elettricità statica, la quale trova condizioni migliori se può fare leva su un clima secco e provoca danni alle apparecchiature, e protegge da un’umidità eccessiva, che aumenta i danni alle infrastrutture IT derivanti dall’azione negativa della condensa.

Le ragioni per cui il monitoraggio degli igrometri (dotati anche di funzione di rilevazione della temperatura) Umiflu di Magiant è un elemento importante nella progettazione o nell’ammodernamento delle server farm, dipende dal fatto che all’interno degli ambienti dedicati alle apparecchiature IT possono crearsi tre condizioni che portano ad oscillazioni preoccupanti della variabile.

  • Infiltrazioni – Il principio dell’osmosi, inteso come due corpi in condizioni fisiche differenti che tendono, una volta messi a contatto, a regolarsi reciprocamente su condizioni paritarie, vale anche all’interno delle server room, dove gli igrometri rilevano le variazioni dovute a presenza strutturale o casuale di infiltrazione. La server farm, infatti, tende a pareggiare le condizioni di temperatura e umidità con quelle degli ambienti circostanti. Se, naturalmente, un isolamento idoneo di porte e finestre elimina in gran parte i rischi connessi alle influenze dell’ambiente esterno, l’apertura troppo frequente delle porte o una disattenzione che le lasci aperte, circostanze dipendenti da errore umano o necessità, deve essere monitorata costantemente.
  • Condensa – Gli igrometri permettono di registrare in tempo utile per evitare danni alle infrastrutture l’aumento della percentuale di UR anche quando essa è causata dal processo di condensazione del vapore. I dispositivi di raffreddamento presenti nelle server room, infatti, se da un lato permettono e garantiscono il controllo della temperatura dell’aria, dall’altro lato possono portare alla creazione di condensa, quindi di acqua. L’attività degli igrometri di Magiant, rilevando una variazione verso l’alto del tasso di UR, permette in tempi rapidi ai manutentori di intervenire ed eventualmente di programmare l’installazione di un umidificatore nella server room che aumenti la portata di vapore all’interno dei sistemi di condizionamento.
  • Ventilazione – Per garantire un adeguato ricambio di ossigeno ai lavoratori, gli edifici industriali sono dotati di dispositivi che dall’ambiente sterno introducono aria ‘pulita’ negli ambienti, comprese le server room. Si tratta naturalmente di un presidio importante per il benessere degli operatori, tuttavia, in ambienti delicati come le sale server, tali dispositivi di ventilazione influiscono sui livelli di umidità. La soluzione più efficace è quella di avviare uno studio progettuale della server room per fare in modo che la ventilazione naturale si blocchi automaticamente quando il tasso di UR esterno è troppo basso o troppo elevato, come avviene in caso di piogge consistenti. Tuttavia un simile investimento può essere impegnativo, soprattutto per una PMI che può dunque affidarsi agli igrometri Umiflu e, una volta dedotta la ragione della variazione di UR, intervenire manualmente chiudendo – per il tempo necessario – i bocchettoni o le ventole per il ricambio di ossigeno.

M.F. Pria