Pubblicato il 1 commento

Controllo temperatura: cold chain in primo piano

Controllo temperatura:

la catena del freddo ha diverse sfaccettature, per tutte il controllo temperatura è essenziale

Quando si parla di cold chain il pensiero va immediatamente ai prodotti alimentari surgelati, che, lo ricordiamo, richiedono una temperatura costante almeno inferiore ai -18 °C lungo l’intero percorso della catena distributiva. Se in uno solo dei passaggi, la temperatura salisse inizierebbe il processo di scongelamento che, anche se parziale, una volta riportate le condizioni ottimali, provoca il ricongelamento, situazione del tutto differente dall’iniziale surgelazione e che provoca deterioramento delle proprietà organolettiche poiché un’interruzione della catena del freddo porta, soprattutto se prolungata e con temperature fortemente fuori range, alla proliferazione di patogeni resistenti anche a temperature inferiori agli 0 °C.

Il controllo temperatura mediadiante sensori richiede quindi che gli strumenti siano programmati in modo stringente per garantire la tutela da fenomeni più o meno gravi dovuti alla corruzione del prodotto (le stesse ASL consigliano di toccare le confezioni e non acquistarle se ricoperte di brina o se non hanno la classica consistenza al tatto del prodotto surgelato).
Ma la cold chain può essere, secondo la maggior parte dei tecnici della materia, analizzata sotto tre differenti aspetti: il primo è senza dubbio quello citato fin dall’apertura, relativo alla distribuzione alimentare e dove il controllo temperatura è finalizzato al mantenimento delle proprietà organolettiche dei cibi congelati o surgelati; il secondo riguarda i prodotti biomedicali; il terzo è quello realtivo ai prodotti tecnologici che vengono scelti e utilizzati per garantire la permanenza in condizioni ottimali dei prodotti che percorrono la cold chain nei momenti in cui vengono stoccati in luoghi chiusi, prima, durante o al termine della catena stessa.
Sotto ogni punto di vista emerge l’importanza del controllo temperatura: Magiant, con la sua gamma di sensori di temperatura (Serverflu) e sensori di temperatura e umidità (Umiflu) per ambienti chiusi (depositi, magazzini di stoccaggio, magazzini di transito), è una soluzione dal costo ragionevole, che ben si integra con altre strumentazione di elettronica industriale, e che vale la pena prendere in considerazione nella cold chain. Si tratta di affidare la sicurezza e il benessere dei prodotti a dispositivi pen drive USB che necessitano di un PC sul quale gira il loro software: il controllo temperatura rimane costante e le soglie possono essere impostate nel modo più stringente in base alle esigenze degli utilizzatori. Il programma, oltre a garantire l’invio immediato di alert in caso di superamento delle soglie prestabilite, produce report dell’andamento microclimatico del magazzino di stoccaggio.
Allo stato attuale, tuttavia, non mancano occasioni in cui l’utente finale si trova di fronte a prodotti commercializzati nonostante la cold chain si sia interrotta. Per tutelarsi da prodotti alimentari decongelati e ricongelati è utile seguire le citate indicazioni delle ASL… ma se la catena del freddo è quella “salva vita”? In questo caso non è possibile parlare di riduzione dell’intensità e della frequenza degli shock termici, significa cercare di raggiungere una percentuale vicino allo zero. Registratevi per approfondire questo aspetto nello speciale di oggi!

M.F. Pria

Pubblicato il 3 commenti

Misurazione temperatura nell’era 2.0

Misurazione temperatura:

nell’era dove il PC è onnipresente, i gestori di centri commerciali non sempre sono consapevoli dell’importanza della misurazione temperatura

Nel primo articolo di oggi, si è partiti da strutture informatiche gestite da personale IT, che sulla propria specifica competenza ha naturalmente le conoscenze corrette e più aggiornate riguardo all’importanza della misurazione temperatura. In questo speciale non vogliamo affatto rivolgerci ai gestori di centri commerciali e ai manager di negozi al dettaglio in quanto aprioristicamente ritenuti non preparati sulle tematiche relative alla misurazione temperatura, desideriamo invece dare alcune indicazioni per rendere ottimali le condizioni ambientali, soprattutto quando si parla di centri commerciali. All’interno degli edifici commerciali un valido aiuto per la preservazioni di microclimi ottimali per macchinari, clientela e lavoratori viene proprio da uno sviluppo accurato di una struttura distribuita di sensori di misurazione temperatura.

Come potenziali clienti, fin dall’ingresso nei centri commerciali, apprezziamo il refrigerio, senza renderci conto di stare subendo un notevole shock termico dannoso per la nostra salute. Altrettanto spontanemamente forniamo i nostri dati personali per ottenere tessere, sconti o informazioni promozionali.

Chi lavora a tempo pieno nel centro, da parte sua, subisce minori disagi a livello di salubrità nel breve periodo, ma a volte – molto spesso, in realtà – è sottoposto ad una temperatura troppo bassa rispetto a quella che il clima naturale esterno richiederebbe per la propria salvaguardia. I dipendenti, inoltre, sono a loro volta registrati, con dati personali più accurati e approfonditi rispetto ai clienti, nei data base del centro o del singolo esercizio che si trova all’interno di esso.

A livello tecnologico è palese che ci si trovi di fronte a strutture che non possono fare a meno della misurazione temperatura: un essere umano è in grado di tutelarsi da temperature eccessivamente basse, seguendo alcune buone norme di comportamento, mentre le macchine, e torniamo a parlare di benessere di server room o PC server, devono poter contare su sistemi HVAC e su una sensoristica per la misurazione temperatura che lavorino in sinergia. La perdita di dati sensibili non interessa solo le aziende dei vari settori industriali, ma anche il settore del largo consumo. Disaster prevention è una garanzia di tutela legale, oltre che, come sottolineato nell’altro approfondimento odierno, di prolungamento della vita delle macchine.

Gli amministratori dei centri e dei singoli negozi devono quindi mirare a ottenere un sistema accurato dove i sensori per la misurazione temperatura possano monitorare i sistemi di aerazione 24 ore su 24, salvaguardando i dati contenuti nella server room o nel PC server e senza che sia necessario il presidio umano.

Utilizzando Serverflu o Umiflu, sensori per misurazione temperatura USB pen drive, tutto questo è possibile, e con un investimento di sicuro interesse: dato che si tratta di dispositivi low power privi di batteria un singolo PC può alimentare più sensori contemporaneamente.

Con una prima consulenza gratuita e un supporto tecnico di qualità, Magiant può garantire la salute di clienti, lavoratori e macchinari: contattateci!

M.F. Pria

Pubblicato il 4 commenti

Controllo temperature server room

Controllo temperature server room:

le difficoltà dell’economia italiana non devono vincere sulla ricerca di soluzioni per la tutela delle server room: il controllo temperature è un ottimo punto di partenza

I budget a disposizione dell’innovazione tecnologica per quanto riguarda server room, strutture IT e PC server, durante gli ultimi anni, si sono assottigliati sempre più, quasi svanendo dalle voci se si tratta di PMI. È per questo che diventa imperativo mantenere in massima sicurezza le infrastrutture già esistenti così da garantirne l’efficienza grazie a risoluzioni o implementazioni a basso impatto economico che possano rispondere alla pressante esigenza di prolungare la vita delle strumentazioni. Questo diviene possibile nel momento in cui le macchine sono messe in condizioni di lavoro tali da garantire un idoneo microclima per il loro funzionamento.

Il passo fondamentale per ottenere, a costi ridotti, un risultato importante è quindi strettamente connesso al controllo temperature: senza dimenticare i vantaggi che si possono ricavare dal ‘riciclo’ del cosiddetto waste heat, esso permette di proteggere i propri dispositivi da situazioni critiche. Una delle indicazioni fornite dall’associazione ASHRAE consiglia di mantenere una temperatura di circa 27 °C nelle server room, poiché le oscillazioni – dovute magari ad interventi umani sugli impianti di aerazione – sono una delle prime ragioni di dispendio energetico. Come sempre una variabile mantenuta costante permette un risparmio in termini energetici che non impatta sulle funzionalità e sulla ‘salute’ delle macchine. Si tratta però di una soglia oltre la quale non è consigliabile andare, per questo il monitoraggio temperature diviene così importante: superare i 27 °C diviene infatti controproducente, al punto da poter provocare perdita di dati, senza considerare le difficoltà del personale IT a lavorare a simili temperature.

Il controllo temperature difficilmente può essere demandato esclusivamente al personale IT, è necessario che subentri una tecnologia di sensori di temperatura come le pen drive USB di Magiant, in versione Serverflu o Umiflu, nel caso si desideri monitorare anche il tasso di umidità della sala server. Lasciare una server room priva di controllo temperature significa esporla a rischi: chi ancora si affida, ad esempio, ad allarmi luminosi, può facilmente automatizzare il proprio sistema di monitoraggio ambientale con Serverflu, così che la sala sia presidiata 24 ore su 24, eliminando eventuali costi di personale o, come si diceva, lasciando privo di controllo microclimatico l’ambiente per una media di dieci ore. E naturalmente controllo temperature significa anche prolungare la vita delle macchine: garantendo il rispetto del microclima, poiché in caso di scostamento dalle soglie i sensori USB di Magiant – correttamente impostati mediante il loro software – inviano alert a email e numeri telefonici in tempo reale, minimizzando il rischio di danni permanenti che costringerebbero ad un investimento notevole in termini di disaster recovery e di ripristino delle macchine medesime.

Un PC, un sistema UPS mirato – che mantenga operativa solo la server room – e un controllo temperature come quello garantito da Serverflu non sono investimenti insostenibili, mentre garantiscono riguardo alla longevità e alla disaster prevention della vostra server room. Su questo sito potrete verificare la reale economicità della soluzione e se avete ancora dei dubbi chiedeteci una consulenza gratuita.

M.F. Pria

Pubblicato il 2 commenti

Server monitoring aperto per ferie

Server monitoring:

all’avvicinarsi delle chiusure aziendali per la settimana di Ferragosto, il server monitoring non si ferma

È tempo di chiudere a quattro mandate le case, tempo di chiusure aziendali, tempo di immobilizzare – apparentemente – ogni attività nei luoghi quotidiani. Per quanto riguarda le abitazioni, si tratta di sistemi domotici in grado di garantire – mediante comunicazioni da remoto che eliminano la necessità di sopralluoghi perlomeno settimanali – controllo costante di temperatura, guasti o interruzioni elettriche, rilevazione accessi. In relazione alle aziende il discorso è differente: non è infatti possibile bloccare il server monitoring, poiché il flusso di dati in entrata troverebbe un blocco informatico e, naturalmente, i siti Web non hanno periodi di chiusura e devono rimanere operativi con le medesime garanzie di quando l’azienda ‘fisica’ è operativa.

Come sempre partiamo dal presupposto che PMI e grandi imprese siano dotate di un dispositivo UPS in grado di limitare i danni potenziali di un black-out: la presenza di corrente alternata , anche mediante sistemi di emergenza, deve essere garantita senza alcun interruzione durante l’intero anno. Se l’erogazione di energia elettica si protraesse troppo a lungo i server si spegnerebbero immediatamente insieme alle infrastrutture di rete: in una simile condizione non si tratta di affrontare un semplice problema di riaccensione; il recupero dati e la riattivazione delle macchine implicano interventi costosi e complessi di disaster recovery, i quali per quanto tempestivi impattano notevolmente sulle funzionalità della server room. A proposito dei gruppi di continuità essi devono entrare in funzione appena si verifichi l’interruzione dell’alimentazione elettrica dalla rete, così da permettere ai generatori a gasolio, che necessitano di qualche minuto per attivarsi, di fornire l’alimentazione elettrica con una autonomia di alcuni giorni. La disaster recovery non è evitabile nel caso si verifichino guasti degli UPS o dei generatori. Obiettivamente si tratta di una possibilità remota se gli impianti sono sottoposti a regolare manutenzione preventiva.

Manutenzione preventiva peraltro fondamentale anche per mantenere in perfetta efficienza i sistemi di controllo realtivi ai cortocircuiti cui i componenti elettronici possono andare incontro in varie circostanze. La sensoristica per la rilevazioni di fumi dovrebbe garantire lo spegnimento mediante gas inerti che non compromettono l’elettronica.

Manca ancora qualcosa: la check list da effettuare prima della chiusura aziendale, infatti, è da effettuare con la maggior attenzione possibile. Un controllo dei sistemi HVAC e della funzionalità di dispositivi dedicati al server monitoring sono un passo cruciale da non tralasciare mai. Un controllo dei sensori di umidità e temperatura collocati nella sala server, ripercorrendo e eventualmente modificando i parametri soprattutto per quanto riguarda i destinatari degli alert che raggiungono in tempo reale caselle email e cellulari e per quanto riguarda la modifica temporanea delle soglie, che possono essere ridotte così da lasciare maggiore margine temporale di intervento al manutentore reperibile.

Volete partire tranquilli? Controllate ogni dispositivo in modo capillare e valutate i vantaggi dell’installazione un sensore di temperatura e umidità pen drive USB Umiflu: l’ambiente della server room, a questo punto, sarà dotato di tutte le protezioni possibili, con un servizio di server monitoring low power. E ricordate: Magiant è sempre a disposizione per una consulenza gratuita. C’è poco tempo? Vi aspettiamo a settembre!

M.F. Pria

Pubblicato il 5 commenti

Misurare temperatura e umidità: una pianta per la bioedilizia

Misurare temperatura e umidità:

nel rispetto di ogni normativa, esistono coltivazioni di canapa indoor, dove misurare temperatura e umidità è fondamentale

Dal 2002 la coltivazione intensiva di canapa, con dovute restrizioni, è stata resa legale dalla Circolare Ministeriale del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali n. 1/protocollo 200 dell’8/05/2002: si tratta di una normativa con scarso margine di interpretazione e che richiede ai coltivatori un rispetto assoluto delle indicazioni, tanto che la nota Legge Fini-Giovanardi stabilisce pene severe in caso di coltivazioni non a norma. Il fulcro della Circolare si trova nelle varietà di canapa certificate, ovvero qualità selezionate per contenere un contenuto bassissimo di delta-9-tetraidrocannabinolo, più noto come THC, il principio attivo che innesca le reazioni tipiche di sostanze psicotrope e stupefacenti; nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, la percentuale di THC contenuto nelle fibre non può superare lo 0,2%.

La canapa coltivata con finalità industriali (cannabis sativa, specifica per usi edilizi, alimentari, agricoli, tessili) che si può decisamente definire green, non necessita obbligatoriamente di una coltivazione indoor, tuttavia, regola base dell’economia, se è possibile produrre per l’intero anno senza dover seguire i cicli naturali e climatici, l’imprenditore è maggiormente portato alla produzione senza interruzioni. Naturalmente seguendo con attenzione le best practice per ottenere raccolti idonei alla trasformazioni in prodotti edilizi, e non solo. Per questa ragione e per maggiori possibilità di investimento, la produzione indoor è quella più diffusa nei paesi maggiormente avanzati a livello tecnologico: la tecnica più diffusa è quella idroponica, in cui le piante vengono nutrite mediante soluzioni e senza utilizzo di terriccio, ma non mancano serre in cui si utilizzino specifiche qualità di terreno arricchito di fertilizzanti.

La coltivazione indoor richiede, quindi, la progettazione di idonee serre, dove misurare temperatura e umidità risulta fondamentale per la buona riuscita della semina: oltre a strumenti quali specifiche lampade per l’illuminazione, misuratori del PH del terriccio, vasi in plastica, non si può fare a meno di un termoigrometro digitale. Misurare temperatura e umidità con Serverflu e Umiflu richiede – qualora non ve ne sia uno già presente e utilizzabile allo scopo – l’acquisto di un semplice personal computer al quale collegare il sensore scelto per poter monitorare la costanza nel misurare temperatura e umidità:

  • per quanto concerne la temperatura, essa è considerata – sulla base di studi specifici – ideale tra i 19 °C e i 25 °C nel periodo di crescita della pianta, mentre per quanto riguarda la fase di germinazione il range più idoneo è compreso tra 18 e 27 °C;
  • per quanto riguarda l’umidità relativa, tenendo conto che la canapa ‘chiede’ un tasso di umidità abbastanza elevato, è necessario che esso rimanga costantemente tra il 60 e il 70%.

Nel misurare temperatura e umidità in un ambiente delicato la cui compromissione microclimatica potrebbe portare alla perdita di una percentuale consistente del raccolto, come non pensare a Umiflu: un sensore di alta precisione, facile parametrizzazione grazie a un software, incluso, che guida l’utente passo a passo e non richiede manutenzione?
In chiusura un breve elenco, non certo esaustivo, di quanto si può ottenere dalla trasformazione industriale della canapa nella bioedilizia:

  • dal fiore e dal fusto della canapa si ricavano cere, vernici, intonaci, pannelli isolanti e fonoassorbenti e blocchi prefabbricati;
  • il mattone di canapa, risultato di una lavorazione con calce, dà un prodotto resistente e leggero, refrattario alle muffe, che garantisce la traspirazione con diversi vantaggi sia per la salute dell’edificio che per quella umana;
  • la canapa è un valido isolante termico ed acustico, con vantaggi dal punto di vista di risparmio energetico; inoltre, è un materiale che per natura ‘respinge’ l’anidride carbonica, rendendo gli ambienti interni più salubri.

Misurare temperature e umidità è il nostro core business, ma, cogliendo l’occasione di un articolo che mostra un lato non sempre noto di un prodotto dell’agricoltura… dateci più feedback possibili! Qui di seguito, sulla nostra pagina Facebook, iscrivendovi al gruppo “Temperatura” di LinkedIn… perché la canapa è bioedilizia, ma anche alimentazione, abbigliamento, biomassa e terapia del dolore. Se dimostrerete un buon interesse, potremo approfondire insieme il valore aggiunto della canapa.

M.F. Pria

Pubblicato il 2 commenti

Sensore di temperatura e umidità di Magiant: qualità riconosciuta

 Sensore di temperatura e umidità di Magiant:

il valore dell’elettronica e dell’ampio potenziale di applicazioni dei sensori Magiant ha destato un riconoscimento importante, ma non c’è solo questo da festeggiare…

“La versatilità del sensore di temperatura” ecco come lo storico portale on line www.ilb2b.it, da qualche tempo ribattezzato, con ottimi tempismi e strategia, http://tech-plus.it/, definisce Serverflu. E oltre ad accogliere con soddisfazione un riconoscimento simile, non ci si può esimere dall’offrire su queste pagine le ragioni per cui la versatilità è uno dei punti di forza del sensore di temperatura Serverflu e della sua variante, il sensore di temperatura e umidità Umiflu.

Come è possibile leggere su elettronica-plus  gran parte del valore di questi dispositivi deriva da:

  • il design per drive USB che, grazie al monitoraggio costante delle variabili ambientali, permette di agire in tempi ridotti sulle fluttuazioni di temperatura e umidità che possono recare danni considerevoli;
  • l’ampia compatibilità con svariati sistemi operativi, inclusi Linux e ogni versione di Windows Server, oltre alla possibilità di avere il supporto per utilizzare il sensore di temperatura e umidità in ambiente LabVIEW;
  • il monitoraggio costante anche in condizioni di mancato presidio del PC e l’immediata comunicazione mediante email o SMS del superamento delle soglie stabilite mediante il software incluso nella fornitura;
  • le caratteristiche tecniche che garantiscono il funzionamento tra –20 °C e + 70 °C;
  • il plus di essere prodotti low power;
  • la mancanza di batteria e, di conseguenza, il fatto che non necessitino di manutenzione.

A tutto questo si aggiunge l’uso reale che gli utilizzatori hanno fatto e fanno di Serverflu: il sensore di temperatura è nato, infatti, come alleato per la sicurezza delle server room e dei PC server, dove permette la disaster prevention, e nella maggior parte dei casi viene percepito così. Anche un piccolo sondaggio, tra utilizzatori e no, ci ha permesso di confermare che il core business del sensore è nella protezione delle apparecchiature.

Ma scorrete le pagine di questo blog è scoprirete quanto possano moltiplicarsi le applicazioni del sensore di temperatura e umidità: senza che il processore, da solo fonte di calore, si trovi all’interno di un ambiente sottoposto a monitoraggio microclimatico, si rendono possibili applicazioni che vanno dal controllo della temperatura in musei, locali storici e archivi ad applicazioni in bovinocoltura, nonché nei depositi farmaceutici e alimentari e nel campo della domotica dove monitorare il microclima degli ambienti lavorativi e privati permette di mantenere condizioni di comfort garantendo il benessere per chi trascorre molte ore in ambienti antropizzati.

In chiusura… ricordate che Magiant non festeggia solo un ulteriore riconoscimento delle proprie qualità nella progettazione di sistemi elettronici e sistemi a microcontrollore, ma anche i 100 iscritti all’interessante gruppo “Temperatura” di LinkedIn: cosa aspettate a entrare a farne parte? C’è uno sconto speciale sui sensori che vi aspetta…
M.F. Pria

Pubblicato il 3 commenti

Monitoraggio della temperatura: configurazione dei parametri

Monitoraggio della temperatura:

per qualunque responsabile o operatore addetto al monitoraggio della temperatura in ambienti critici è fondamentale che gli allarmi non si attivino quando non è necessario

Per evitare che il monitoraggio della temperatura in ambienti critici provochi alert a qualsiasi ora del giorno e della notte, influendo sui costi di manutenzione, ci sono molteplici aspetti da considerare riguardo alla parametrizzazione, ad esempio, dei propri sensori di temperatura.

Certo a volte può trattarsi di un difetto di produzione del sensore, ma eliminata questa possibilità, peraltro percentualisticamente irrilevante con un sensore di temperatura come Serverflu che, privo di batteria, non richiede manutenzione, alcuni accorgimenti permettono di monitorare da remoto e 24 ore su 24 un server o un’intera sala server senza che un’ipersensibilità dei dispositivi elettronici dei dispositivi di monitoraggio della temperatura provochi segnalazioni quando, nell’ambiente controllato, non ci sono state variabili degne di essere considerate rischiose. Alcuni professionisti consigliano semplicemente di affidarsi a dispositivi meno sensibili, Magiant vi permette di customizzare il vostro sensore di temperatura e, nella versione Umiflu, il sensore di temperatura e umidità, dato che anche questo fattore ambientale è fondamentale da monitorare nelle sale server. Per un monitoraggio della temperatura e dell’umidità corretto mediante Umiflu nelle server room è importante dedicare il giusto tempo alla parametrizzazione delle soglie, operazione che, grazie al software fornito gratuitamente con il dispositivo e dotato di interfaccia GUI di configurazione e controllo, è di semplice accesso anche per personale non specializzato. Come dire: il tecnico installatore esterno diventa un ricordo.

Quindi, una volta collegato Umiflu alla porta USB del PC, occorre agire per ottenere un monitoraggio della temperatura e dell’UR efficace ma non ipersensibile e sfruttare a meglio le potenzialità del termoigrometro.

  • Quando si effettua il monitoraggio della temperatura con alcuni dispositivi, può accadere che essi non rilevino realmente la temperatura ambientale, ma siano influenzati dal calore emesso dalla macchina: mediante la prolunga che Magiant mette a disposizione è possibile posizionare il sensore nel luogo migliore, diminuendo sensibilmente il rischio di rilevazioni alterate.
  • Spesso il rischio di allarmi falsati è dovuto a impostazioni troppo rigide dei range: per un monitoraggio di temperatura e umidità continuo e da remoto occorre impostare i parametri con un discreto margine di tolleranza rispetto al “microclima perfetto”.
  • Per i dispositivi elettronici, è possibile fare riferimento alle indicaione dell’ASHRAE (American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers), orientandosi in un range di temperatura compreso tra 25 e 27°C. Temperature simili hanno dimostrato sul campo di non provocare danni ai dispositivi e di garantire allo stesso tempo un discreto risparmio energetico.

Un plus dei prodotti per il monitoraggio della temperatura e umidità di Magiant è, inoltre, la capacità di avviare lo shutdown automatico o, ancor meglio, l’avvio di un’applicazione specifica impostata dall’utente.

M.F. Pria

Pubblicato il 3 commenti

Sensore di temperatura: produzione di glass master

Sensore di temperatura:

quando, senza troppi tecnicismi, si parla di compact disc che si sono “smagnetizzati” non sempre possiamo attribuirne le colpe al produttore del glass master, che, di norma, segue rigide condotte per una preparazione ottimale della ‘madre’.

In quanto dispositivi leggibili mediante laser i compact disc vengono definiti dischi e ottici, composti da un disco di policarbonato trasparente con una struttura secondo la quale i dati vengono ordinati lungo un’unica traccia a forma di spirale. Ma è la replicazione industriale dei dischi ottici la parte più delicata del processo produttivo: il danneggiamento del prodotto finito non è necessariamente legato alla produzione del glass master, procedura mediante la quale si ottengono delle copie CD o DVD identiche al master fornito dal cliente. Questo master viene innanzitutto sottoposto a rigorosi controlli di qualità e, nel caso non risponda ai parametri imposti dagli standard di riferimento o presenti errori non sanabili, ne viene richiesta una nuova copia.

Se il master risponde ad ogni requisito, si passa alla realizzazione del glass master, un disco ‘madre’ in vetro dal quale sarà possibile ottenere, mediante galvanizzazione, un disco ‘padre’ di nichel, pronto per essere utilizzato nella pressa per la stampa di circa 20.000 dischi.

La sintesi del processo di produzione del glass master richiede, quindi, camere bianche estremamente sensibili, simili a quelle richieste dall’industria elettronica, dove i requisiti di processo e di purezza ambientale sono particolarmente rigidi. Ed è la sinergia dei sensori e degli impianti sottoposti a monitoraggio che rendono importante l’utilizzo di un sensore di temperatura e di pressione.

Magiant propone entrambe le soluzioni: per il monitoraggio della sola temperatura Serverflu assolve egregiamente il proprio compito monitorando la temperatura, mentre Umiflu opera sia come sensore di temperatura che come igrometro. Entrambi garantiscono la costanza del monitoraggio, fondamentale sia per aziende che lavorano su turni diurni che per quelle che optano per il ciclo continuo, oltre ad essere agilmente parametrizzabili così da inviare alert nel caso di variazione di temperatura e umidità che possono danneggiare la purezza della camera bianca anche in quei momenti in cui il PC cui sono collegati mediante USB non sia presidiato. Naturalmente si parla di ambienti in cui devono coesistere svariati tipi di misuratori, ma non è difficile comprendere come in una camera bianca destinata alla produzione di glass master ogni minimo mutamento del microclima possa recare danni: monitorando l’ambiente con il sensore di temperatura Serveflu o con il termoigrometro Umiflu è possibile intervenire in tempi ristretti in caso di malfunzionamento di filtri e macchinari per la depurazione dell’aria da microparticelle dannose, poiché, rilevando in tempo reale il mutamento ambientale, permettono di interrompere il processo – attualmente ancora piuttosto costoso – e ripristinare le condizioni ottimali. Un’instabilità nel microclima della camera bianca, infatti, apre le porte a molti agenti contaminanti.

Partendo da Umiflu e settando al meglio i parametri è possibile, se non prevenire, ridurre tali rischi in modo considerevole.

M.F. Pria

Pubblicato il 1 commento

Termoigrometro: archiviazione cartacea dei documenti fiscali

Termoigrometro:

come per gli archivi storici, l’umidità aggredisce anche gli archivi aziendali dove, in ottemperanza alle normative, vengono conservate le documentazioni fiscali

A volte, si sa, il cammino legislativo che porta a colmare ogni lacuna su un determinato argomento è lungo: è il caso della normativa relativa alla procedura informatico-legale della conservazione sostitutiva dei documenti rilevanti ai fini fiscali. Il D.M. 24 gennaio 2004, unitamente alla Deliberazione CNIPA n. 11/2004, infatti, hanno chiarito la possibilità di conservare su supporto informatico i documenti con valore fiscale, quali, ad esempio le fatture e i registri IVA. Naturalmente perché la conservazione sostitutiva abbia valore legale occorre che i documenti vengano trattati mediante la cosiddetta firma digitale, la quale garantisce la loro “cristallizzazione” per quanto riguarda forma, contenuto e datazione. Si tratta indubbiamente di un notevole passo avanti, che permette, in linea di principio, l’eliminazione di archivi cartacei, il risparmio sulla stampa di documenti trasmessi mediante posta elettronica, la maggior garanzia di tutela dei documenti (le aziende che offrono il servizio di conservazione sostitutiva, infatti, producono almeno due copie di ogni blocco documentale). Fino al marzo di quest’anno, tuttavia, non era ancora chiaro se la procedura di dematerializzazione fosse possibile anche per i DDT: ad oggi, nonostante la risoluzione 19/E del marzo 2013 con cui l’Agenzia delle Entrate dirime la questione includendo i documenti di trasporto, moltissime aziende si trovano a non avere le risorse sufficienti per procedere all’archiviazione sostitutiva di tali documenti, poiché si parlerebbe di sostenere una spesa considerevole per trattare la documentazione raccolta in dieci anni, ovvero il tempo stabilito per legge durante il quale i documenti non possono venire distrutti.

Per questioni di uso razionale dello spazio, soprattutto le PMI, conservano negli uffici amministrativi i documenti relativi all’anno fiscale in corso e a quello precedente, andando ad archiviare il pregresso, molto spesso, in ambienti sotterranei. È palese che una simile collocazione, per garantire l’integrità dei documenti, non possa essere lasciata in condizioni microclimatiche non controllate: un termoigrometro è lo strumento più affidabile per difendere dalle insidie dell’umidità documentazioni con valore legale e probatorio che l’azienda è tenuta ad esibire in caso di richiesta delle autorità competenti.

Umiflu, termoigrometro che opera senza necessità di presidio presso il PC cui è collegato grazie all’invio di email e SMS di alert, offre la possibilità di monitorare 24 ore su 24 temperatura e umidità di simili ambienti sotterranei preservandoli in particolare dai danni che l’umidità può provocare. Per l’impostazione mediante software dei parametri idonei alla conservazione della carta è possibile fare riferimento alla norma UNI 10829:1999 secondo la quale la temperatura non deve superare il range compreso tra 13 °C e 18 °C con un margine di tolleranza di ±3 °C e l’umidità relativa deve assestarsi tra il 50 e il 60%. Poiché danni irreversibili ai documenti fiscali su supporto cartaceo si manifestano con il protrarsi di condizioni miroclimatiche sfavorevoli, è possibile usufruire di una consulenza gratuita: professionisti dell’elettronica vi renderanno chiaro quanto sia semplice e accessibile impostare correttamente il termoigrometro, così da non imporre soglie troppo stringenti che potrebbero portare al lancio degli alert anche in condizioni non rischiose; il tutto senza perdere la possibilità di avere un report completo delle variazioni dell’ambiente sottoposto a controllo.

M.F. Pria

Pubblicato il 4 commenti

Sensore di temperatura: anche in un piccolo ufficio?

Sensore di temperatura:

in un piccolo ufficio moltissimo potrebbe essere fatto per ottimizzare i consumi, ma dispositivi elettronici intelligenti necessitano un uso corretto

Risparmiare. Non aggiornare o implementare i sistemi. E poi dover onorare i costi dell’energia elettrica o, peggio, dover recuperare quanto possibile degli archivi mantenuti su PC. No è una realtà distopica, ma quello che concretamente avviene in piccoli uffici progettati all’interno di edifici residenziali, senza i dovuti accorgimenti iniziali.

Di recente, abbiamo avuto modo si confrontarci con un esperto su una questione, ovvero il fatto che le piccole aziende si appoggino a server esterni in modo tale da non doversi occupare della manutenzione dei medesimi. Indubbiamente è una soluzione ideale, eppure non tutti la adottano. In parte, forse, per ragioni economiche, in parte perché si pensa che aziende di servizi non necessitino se non di una rete interna che permetta di condividere cartelle e file.

Allora deviamo per un istante dal concetto di disaster prevention e pensiamo ad un appartamento adibito, appunto, ad ufficio. Di domotica e risparmio energetico si parla da molto tempo, eppure, abbiamo avuto modo di vederli con i nostri occhi, il concetto che l’elettronica possa portare benefici dal punto di vista del risparmio energetico molto spesso è un concetto ancora da metabolizzare, soprattutto nel settore dei servizi. Il risparmio energetico è una cosa cui si presta molta attenzione, raramente lo si fa in un ottica green. Eppure, indipendentemente dal modo in cui lo si definisce, ottimizzare i consumi nel ‘microcosmo’ avrebbe, se compiuto su larga scala, effetti benefici sul ‘macrocosmo’.

Qui, in modo più approfondito, si è parlato di domotica in senso ampio, di building automation, di benessere dei luoghi antropizzati. Si torni invece al piccolo ufficio di cui si sta parlando e si colleghi ad ogni PC presente in ciascuna delle sale un sensore di temperatura Serverflu: nessuna manutenzione grazie al fatto che è privo di batteria, solo una persona, un impiegato dell’ufficio stesso, cui possano giungere email di alert sulla propria casella di posta nonché SMS che segnalino il variare delle condizioni ambientali nelle diverse stanze. Il sensore di temperatura di Magiant si occuperebbe di tutto il resto, soprattutto perché ogni dispositivo pen drive, collegato mediante ingresso USB al PC destinato, tra l’altro, può venire parametrizzato facilmente. Il software in dotazione non richiede infatti conoscenze informatiche approfondite, guida l’utente passo a passo e quest’ultimo deve solo occuparsi di impostare soglie idonee. Il sensore di temperatura, a questo punto, segnalerà ogni variazione permettendo di spegnere i singoli dispositivi di condizionamento in caso di superamento dei parametri di comfort.

Domotica essenziale, ma risparmio energetico garantito. Mai più sale riunioni o uffici vuoti in cui gli impianti per la regolazione della temperatura consumano senza che ve ne sia la necessità. Se poi si vuole chiamarla domotica green, non è così inappropriato.

M.F. Pria