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Controllo della temperatura in ambienti domestici

Controllo della temperatura in ambienti domestici:

sensori di temperatura nati per sistemi industriali ben si adattano alle esigenze di risparmio energetico del consumatore privato

Da quando le norme che regolano la vita comune nei condomini hanno eliminato la necessità della maggioranza assembleare assoluta perché un condomino possa distaccarsi dall’impianto centralizzato di riscaldamento, sono sempre più numerose le unità abitative che affidano a diversi sistemi di condizionamento caldo/freddo il confort della propria abitazione. La maggior parte di coloro che hanno scelto sistemi di riscaldamento a pellet o a legna confermano di avere ridotto i consumi e di avere recuperato in tempi ragionevoli l’investimento iniziale. In media per un piccolo condominio di otto unità abitative, la spesa per condomino per il metano si aggira sui 500-700 euro l’anno, mentre il pellet o la legna permettono un risparmio di circa il 20%. D’altro canto, coloro che hanno optato per sistemi di condizionamento alimentati a energia elettrica, termoconvettori o pompe di calore, lamentano l’eccessivo impatto sui costi dell’energia elettrica.

Chi opta per un sistema di riscaldamento e condizionamento alimentato a elettricità, in effetti, può facilmente incappare in un banale errore: se i sistemi centralizzati sono calibrati per mantenere temperature a norma di legge, ovvero incluse tra i 18 e i 22 °C, i sistemi autonomi inducono con facilità ad alterare quelle che la legge stessa sulle condizioni ambientali dei locali ad uso abitativo stabilisce come condizione di confort ottimale per l’essere umano. In natura si è portati a “settare” il proprio organismo sulla temperatura esterna, ma se è possibile gestirla in autonomia, non si permette questo settaggio, ma si fa in modo di ottenere temperature percepite come ideali. D’inverno di solito la temperatura è troppo elevata e d’estate troppo bassa; oltretutto, anche chi pensa di risparmiare continuando ad accendere e spegnere i dispositivi, in realtà consuma ancor più energia elettrica ad ogni riattivazione.

Oltre alla salute, come si può leggere qui, ne risente la bolletta, quando basterebbe dotarsi di una piccola pen drive che, collegata al proprio personal computer, sia in grado di effettuare il controllo della temperatura domestica. Si tratta di un investimento minimo che non necessita dell’intervento di alcun tecnico specializzato: il controllo della temperatura che Magiant Serverflu permette, infatti, si basa sulle impostazioni scelte dall’utente mediante un software user friendly che garantisce il controllo della temperatura in modo costante e rileva, impostate le soglie, le variazioni del microclima. Gestire i consumi con il controllo della temperatura offerto da Serverflu, impostando correttamente la temperatura di confort e utilizzando le soglie per segnalare ogni oscillazione dal range 18-22 °C, sia in estate che in inverno, permette un uso oculato dei dispositivi di condizionamento alimentati a energia elettrica. Se non volete provare sul campo un prodotto davvero performante ed economico non esistate e contattateci per una consulenza gratuita.

M.F. Pria

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Sensori di temperatura e umidità negli archivi storici cartacei

 Sensori di temperatura e umidità:

benché la tendenza sia quella di riversare il maggior numero di dati su supporto digitale, l’Italia è ancora uno scrigno di archivi cartacei che rischiano di scomparire per la mancanza di stabilità del microclima

Al pari di quanto avviene per la tutela dei beni culturali in senso generale, gli archivi storici cartacei sono manufatti di grande valore, in particolare per gli studiosi di determinante aree scientifiche. Eppure, ancora oggi, nonostante le tecnologie sempre più avanzate non di rado si entra in archivi storici, anche di una certa levatura, dove i documenti sono conservati in fatiscenti faldoni e in semplici magazzini o scantinati dove non vi sono sensori di temperatura o di umidità, nonostante, soprattutto nei magazzini sotterranei, entrambe le variabili siano tra le prime cause di deterioramento dei manoscritti. Anche in questo frangente è la norma UNI 10829:1999 a stabilire il microclima ottimale per la conservazione di documenti d’archivio: la temperatura non deve superare il range compreso tra 13 °C e 18 °C con un margine di tolleranza di ±3 °C e l’umidità relativa deve assestarsi tra il 50 e il 60%; è palese che sensori di temperatura e umidità siano fondamentali per garantire la corretta conservazione dei documenti. Per la conservazione di beni archivistici, inoltre, occorre fare riferimento al D.Lgs. 42/2004 relativo a documenti dichiarati di interesse storico, quindi sottoposti alla medesima tutela dei beni culturali, cui sono assimilati. Il decreto legislativo impone al responsabile dell’archivio la tutela, la buona conservazione, la sicurezza. Uno dei principali accorgimenti riguarda la scelta di locali in cui il rischio di allagamento sia il minore possibile, dal momento che un tale evento corromperebbe in modo irreversibile l’integrità dei documenti. In tali locali è poi opportuno prestare massima attenzione agli apparati e agli impianti in grado di ridurre al minimo l’incidenza dei fattori di degrado o danno. È naturale che molti archivi italiani di valore storico rispettino con attenzione le direttive descritte, ma altrettanto ovvio è che altre strutture necessiterebbero di una ristrutturazione. Il problema maggiore? I costi. Un archivio storico è un ente particolare, senza scopo di lucro e che vive grazie ai fondi stanziati per la tutela dei beni culturali. In questo momento più che mai la riprogettazione dei locali di archivio può apparire a molti un costo eccessivo e ammortizzabile in tempi inaccettabili. Eppure, dal momento che una delle direttive imposte dal decreto riguarda i parametri igrotermici, ovvero le variabili che maggiormente corrompono carta e inchiostro, si può pensare di partire da un investimento obiettivamente ridotto: un processore dedicato per la sala di archiviazione e sensori di temperatura e umidità. Magiant Umiflu può essere configurato per controllare anche da remoto variazioni dell’umidità o della temperatura: un email o un SMS, oltre ad un pop up sul computer cui la pen drive è collegata, raggiungono in tempo reale i responsabili della tutela dell’archivio, poiché cambiamenti bruschi nel microclima danneggiano le fibre della carta o della pergamena e nel contempo favoriscono l’insorgere di muffa. PC e sensori di temperatura e umidità: certo non sono sufficienti a rendere un archivio del tutto corrispondente alla normativa, ma, con un minimo impatto economico, aumentano le possibilità di minimizzare i rischi e tutelare una delle più ricche fonti del nostro patrimonio culturale.

M.F. Pria

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Controllo di temperatura: musei e edifici storici

Controllo di temperatura:

l’evoluzione continua della tecnologia non ruba fascino al passato bensì lo tutela e preserva

Entrare in un museo può essere, anzi forse dovrebbe essere, straniante, si percepisce appena un microclima non idoneo al confort umano perché quello che abbiamo davanti agli occhi è sufficiente a renderci insensibili a tutto il resto. In effetti, a parte forse uno sguardo fugace alle onnipresenti telecamere a circuito chiuso, non ci si rende conto di quale struttura tecnologica mantenga in vita i manufatti di un passato spesso per nulla recente. L’arte ci ha portati sempre più al connubio tra l’antico e il contemporaneo ed è per questa ragione che il controllo di temperatura e umidità delle sale museali come dei luoghi storici e dei locali adibiti a esposizioni temporanee sono condizioni necessarie ad evitare il deterioramento dei beni culturali.

A livello tecnologico si parla di sistemi complessi, il cui punto di partenza risiede in un impianto di condizionamento dell’aria, possibilmente regolabile in ogni area e che renda possibile agevolmente la propria riparametrizzazione al variare delle condizioni atmosferiche, tenendo conto che le opere d’arte maltollerano i bruschi mutamenti microclimatici adattandosi piuttosto a cambiamenti più prolungati nel tempo. Il protrarsi di un microclima non ideale ma tollerabile è tuttavia indice di impossibilità di monitorare efficacemente i parametri: il controllo di temperatura e umidità, se effettuato senza interruzioni e in grado di operare da remoto con messaggi di alert che avvertano il responsabile del malfunzionamento, permette un intervento in tempi estremamente ridotti limitando i danni da sbalzi microclimatici. Si deduce la necessità di impostare i parametri dei sensori di temperatura e umidità con accuratezza: se in altri contesti il range ha un discreto margine, in questo caso l’allarme deve partire immantinente, la tolleranza alla variazione, infatti, è quasi inesistente.

Se come premesso l’impianto di condizionamento dell’aria è regolabile distintamente per ogni sala o, nel caso di edifici di valore storico, per ogni ambiente, una valida soluzione è affidare il controllo di temperatura e umidità al termoigrometro Magiant Umiflu, versione che integra al controllo di temperatura attuabile con Serverflu, il controllo igrometrico. Ottimale sarebbe un progetto in cui ogni ambiente venga considerato come del tutto estraneo agli altri, dotato di un PC di controllo cui inserire la pen drive Umiflu. Da non sottovalutare la possibilità, soprattutto negli edifici storici – dato che nei musei le sonde sono il più delle volte ‘a vista’ – di utilizzare la prolunga facendola passare per una canalina: rimarrebbe appena visibile la pen drive di dimensioni estremamente ridotte (6×2,2×1 cm).

Come anticipato, per il controllo di temperatura e umidità in tali contesti è fondamentale parametrizzare il sensore in modo estremente rigido, grazie al software gratuitamente fornito da Magiant. La norma di riferimento al riguardo è la UNI 10829:1999 che fornisce le condizioni microclimatiche ideali suddivise per tipologia di bene culturale (tabella 1).

Tipo di manufatto

Temperatura

Umidità relativa

Dipinti su tela

19-24°C

40-55%

Mobili, sculture e dipinti su legno

19-24°C

50-60%

Mosaici, rocce, pietre

15-25°C

20-60%

Metalli, armature, argenti

Non rilevante

<50%

Tabella 1: rielaborazione sintetica delle più ampie indicazioni fornite dalla norma UNI 10829:1999

M. F. Pria

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Disaster prevention e legge 196/2003

Disaster prevention e legge 196/2003:

la normativa è sempre più cogente nei dettami e include la preservazione, ad esempio mediante disaster prevention, dei dati sensibili registrati su dispositivi e sistemi informatici

Per quanto concerne i rischi di dispersione dei dati conservati su un server in una sala CED, interessanti punti di riflessione, anche concernenti la disaster prevention, posso essere reperiti qui e qui. Tuttavia, a volte su un solo PC, o su una rete di PC che condividono cartelle protette, si trova un numero elevatissimo di record riconducibili alla definizione di “dato sensibile” presente nel Testo Unico sulla Privacy (D. Lgs. 196/2003). Parliamo soprattutto di aziende medio-grandi che archiviano digitalmente al loro interno documentazione relativa ai propri dipendenti e di PMI che si avvalgono di consulenze in outsourcing (è il caso, soprattutto, dell’elaborazioni del cedolino paga).

In tutte queste situazione entra in gioco il TU, una decreto legislativo articolato in tre sezioni e altrettanti allegati che ampio spazio dedica alla conservazione e al trattamento dei dati personali mediante strumenti informatici. Nel dettaglio, l’allegato B disciplina la materia delle misure ‘minime’ di sicurezza. All’adozione di tali misure di sicurezza sono tenuti, tra gli altri, tutti i soggetti sopraccitati. È importante sottolineare che le misure sono appunto ‘minime’ e, sebbene esse si dettaglino nel corso del testo, solo nell’esordio fanno esplicito riferimento a quel che è possibile ricondurre alla disaster prevention poiché si fa parla, tra le altre, di un complesso di misure organizzative, tecniche, informatiche, logistiche e procedurali finalizzate a minimizzare la possibilità di distruzione o perdita, anche accidentale, dei dati. È palese che tra misure minime e misure efficaci e performanti vi sia una sostanziale differenza, soprattutto perché il solo articolo che fa esplicito riferimento a disaster recovery e disaster prevention è il 23 che recita: “Sono adottate idonee misure per garantire il ripristino dell’accesso ai dati in caso di danneggiamento degli stessi o degli strumenti elettronici [omissis]”. Per lo più, i soggetti responsabili dei dati personali e tutti coloro che sono abilitati ad accedervi mediante credenziali di sicurezza multilivello lavorano su sistemi aziendali finalizzati alla protezione degli end-point, così da minimizzare il rischio di appropriazione indebita esterna o perdita dei dati. La tecnologia, tuttavia, non dovrebbe fermarsi ad un sistema di protezione degli end-point, soprattutto perché il TU sanziona anche la sola perdita dei dati sensibili, senza necessariamente che essi si disperdano all’esterno. Quindi proteggere i dispositivi con sistemi come quello brevemente descritto sopra è naturalmente fondamentale, ma è altrettanto fondamentale considerare che il controllo della temperatura delle CPU dovrebbe agire in sinergia con i sistemi di sicurezza per gli end-point: questi ultimi, infatti, girano sulla macchina stessa la quale è sensibile non solo alla temperatura ma anche all’UR. Perché tutelare il sistema se l’hardware che lo supporta potrebbe andare incontro ad un guasto dovuto alla corruzione di quest’ultimo quando Magiant mette a disposizione un componente di semplice utilizzo, minimi consumi e user friendly che permette il monitoraggio dei citati parametri e contribuisce alla disaster prevention? Il sensore di temperatura Magiant Serverflu e la sua versione Umiflu, sensore termoigrometrico, alle caratteristiche sopradescritte, unisce il controllo continuo da remoto e il software, fornito gratuitamente, mette in atto uno shutdown sul processore che ne permette l’arresto sicuro.

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Misurazione della temperatura nei locali chiusi

 Misurazione della temperatura:

il monitoraggio di parametri ambientali in ambienti chiusi, come gli uffici, è importante non solo per il rispetto delle normative, ma anche, forse soprattutto, per la tutela della salute

“Il caldo e l’umidità eccessiva incidono negativamente sulla salute, sul benessere e persino sul lavoro”, così esordisce La Repubblica on line in questo articolo nella sezione salute e benessere: in particolare viene messa in luce la relazione tra livelli di temperatura e umidità e produttività. La misurazione della temperatura, unita a quella dell’umidità relativa, dovrebbe essere una buona norma in uso in ogni tipologia di locale chiuso ove si trascorrono molte ore – si stima che la popolazione urbana trascorra in luoghi chiusi circa il 75% del proprio tempo. Il caso tipico è quello degli uffici, dotati il più delle volte di termoconvettori che in inverno riscaldano l’aria quasi azzerando l’UR ed in estate la raffreddano eccessivamente. Il microclima dovrebbe invece essere monitorato e di conseguenza ricalibrato ogniqualvolta la misurazione della temperatura e quella dell’umidità rilevino uno sbalzo dalle condizioni ritenute ottimali per il corpo umano.

Nei cosiddetti ambienti confinati, infatti, l’aria assume caratteristiche diverse da quelle climatiche della località in cui ci si trova; parallelamente l’organismo umano deve mantenere una costanza termica per evitare disfunzioni fisiologiche che possono provocare ripercussioni più o meno gravi sulle capacità lavorative e in generale sulla salute.

Esiste una chiara normativa relativa a obblighi ed interventi inerenti il microclima: innanzitutto l’art. 2087 c.c. prescrive l’obbligo per il datore di lavoro di “adottare le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori”. Questa norma fa il paio con un riferimento alle condizioni microclimatiche degli ambienti nel D.M. 5 luglio 1975 in cui è precisato che i luoghi chiusi “debbono essere dotati di impianti di riscaldamento ove le condizioni climatiche lo richiedano” e che “la temperatura di progetto dell’aria interna deve essere compresa tra i 18 ºC e i 20 ºC”.

Al fine di evitare al corpo umano uno stress ambientale e garantire invece ad esso una condizione di confort, non solo gli uffici, ma anche le abitazioni private, dovrebbero attivarsi con maggiore celerità nella progettazione di sistemi di misurazione della temperatura e dell’umidità in grado di lanciare alert al superamento delle soglie di confort così da permettere una ricalibrazione dei sistemi di termoregolazione. Non si tratta di un progetto e di una realizzazione di impatto economico eccessivo se si collega a uno dei PC presenti in ognuna delle aree confinate l’USB pen drive Magiant Serverflu nella versione Umiflu: il prodotto permette infatti la misurazione della temperatura e dell’umidità rilevando con una precisione del ±0,5 °C in un range operativo che va dai –20 °C ai +70 °C il superamento delle soglie di confort microclimatico impostate. Con un pop up sul monitor del PC cui lo strumento di misurazione della temperatura e dell’UR è collegato la rilevazione di uno sbalzo termico o di umidità avviene in tempo reale e, in caso di assenza dell’operatore dal desk, una email e un SMS raggiungono ovunque il personale addetto per un pronto intervento. Se il PC viene lasciato in attività anche durante l’orario di chiusura degli uffici, non è da sottovalutare l’utilità della misurazione notturna, soprattutto se, per qualche guasto tecnico o variazione ambientale esterna, potrebbe risultare corrotta la funzionalità delle apparecchiature presenti nel locale.

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Sensori di temperatura nella produzione di formaggi

Sensori di temperatura:

strumenti di rilevazione preziosi per la maturazione ottimale dei formaggi

Oltre all’allevamento intensivo a scopo di macellazione, gli animali vengono allevati anche per la produzione di latte e derivati, tra i quali, in particolare, i formaggi. Il ciclo produttivo che dalla materia prima porta al prodotto finito è normato dal Regolamento CE 2073/2005 che, per il formaggio, stabilisce criteri di sicurezza alimentare e di igiene del processo. Il formaggio, infatti, prima di giungere alla fase cosiddetta di maturazione, dove i sensori di temperatura svolgono un importante ruolo, attraversa diverse fasi: rottura della cagliata, semicottura e cottura o stufatura in stanze, pressatura e salatura. La prima fase in cui i sensori di temperatura non a immersione entrano in gioco è quella della stufatura (tipica per la produzione di formaggi molli), attuata in locali a temperature comprese tra i 22 °C e i 28°C. Ma nel ciclo di trasformazione il punto nodale è la maturazione, operazione che può protrarsi solo per alcuni giorno o fino a oltre due anni e che avviene in celle di stagionatura, le ‘casere’, a temperatura e umidità costanti. In linea di massima, la maturazione avviene a temperature di 5-10 °C per i formaggi a pasta molle, e 15-20 °C per quelli a pasta cotta, tuttavia la maturazione e la conservazione dei formaggi richiede per ogni varietà precise condizioni di temperatura e UR. A garanzia del rispetto di questi parametri è possibile implementare un sistema di rilevazione basato su sensori di temperatura e di umidità: un valida soluzione in termini economici, di precisione e di possibilità di monitoraggio costante a distanza è Magiant Umiflu. Poiché si tratta della versione termoigrometrica dei sensori di temperatura Serverflu, il sistema di rilevazione di temperatura e umidità è demandato a uno più dispositivi pen drive che, collegati ad un computer e parametrizzati mediante un’interfaccia fornita gratuitamente e studiata per essere estremamente user friendly, esercitano 24/24 il controllo di temperatura e umidità relativa.

Proponiamo in chiusura una rapida panoramica dei parametri di maturazione e conservazione di alcuni formaggi all’interno delle casere.

•  I formaggi tipo Emmenthal, conservati prima per circa un mese in locali con temperatura tra gli 8 e i 12 °C, poi per circa due mesi in locali a 22-25 °C, vengono conservati tra gli  8 e 12 °C; in ognu fase l’UR è inclusa tra l’85 e il 90%.

•  I formaggi tipo Tilsiter, conservati in locali di fermentazione per due settimane a una temperatura inclusa tra 14 e 16 °C con UR del 90%, vengono poi alloggiati in casere a temperatura compresa tra 10 e 12 °C con UR del 90%.

•  I formaggi tipo Gouda maturano in locali di conservazione con una temperatura tra i 10 e i 12 °C con UR del 75%.

Magiant Umiflu, in ognuno dei casi citati, garantisce una temperatura di esercizio tra i –20 e i 70 °C con una precisione del ±0,5 °C. Una consulenza gratuita è a disposizione per chi volesse implementare un sistema basato sui sensori di temperatura e umidità di Magiant.

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Controllo di temperatura in bovinicoltura

Controllo di temperatura in bovinicoltura:

le garanzie del monitoraggio del microclima negli allevamenti bovini, benessere delle mandrie e salubrità del prodotto finito

Dal secolo scorso l’allevamento intensivo dei bovini da carne, grazie a costanti migliorie nella progettazione e realizzazione dell’allevamento, ha permesso un notevole incremento della produzione di latte e un aumento del peso degli animali, con una migliore resa in carne alla macellazione. La necessità di monitorare vari parametri ambientali, quindi di attuare anche un controllo costante della temperatura, è divenuto sempre più cogente proprio con l’allevamento intensivo, poiché esso prevede la stabulazione, fissa o libera. Quest’ultima, diffusa negli allevamenti medio-grandi, prevede che gli animali si muovano liberamente in una stalla divisa in tre zone, quella di alimentazione, quella di movimento (situata di norma all’aperto) e quella di riposo.

Con lo sviluppo di una sempre maggiore sensibilità nei confronti del benessere animale e della sanità delle produzioni, ci si orienta sempre più verso soluzioni costruttive a basso costo, in cui la tecnologia entra sempre più in cooperazione con materiali naturali: la progettazione di una stalla, infatti, è ottimale quando prevede l’impiego del legno come materiale prevalente, un’adeguata ventilazione e dispositivi di termoregolazione per mantenere costante il controllo di temperatura, al fine di garantirne l’optimum sia in inverno che in estate. Si parla di temperatura ottimale quando i locali si assestano sui 12 °C (con tolleranza di ±6 °C) per le vacche in lattazione e sui 15 °C (con tolleranza di ±5 °C) per vitelloni e manzi.
Particolarmente importante è poi il controllo di temperature nelle fase di cura neonatale e in quella cosiddetta colostrale: il vitello neonato, infatti, necessita di una ampia lettiera riparata dalle correnti d’aria e con una temperatura costante compresa tra i 20 e i 22 °C.

La temperatura è quindi un parametro fondamentale per garantire il microclima ottimale per il benessere animale nel ricovero: il controllo di temperatura deve permettere, anche in assenza di personale, di segnalarne aumenti o diminuzioni. Parimenti importante, oltre al controllo di temperatura, è quello dell’umidità relativa dell’ambiente, la quale deve avere come valore ottimale un valore incluso tra il 60 e l’80% (la soglia minima invalicabile si assesta tra il 40 e il 45%).

Naturalmente temperatura e umidità vengono garantiti da apposite strumentazioni che tuttavia necessitano di un monitoraggio 24/24: Magiant Serverflu permette di impostare allarmi che raggiungo il personale a distanza mediante email o SMS, così che al variare delle soglie – facilmente impostabili mediante il software gratuito fornito da Magiant – gli interventi sull’impianto di termoregolazione possano avvenire il prima possibile, riducendo, se non annullando, l’impatto negativo della variazione. Serverflu è un dispositivo economico e dai bassi consumi che necessita soltanto di un PC al quale collegarlo: il processore può essere inserito direttamente in stalla o lasciato in una stanza attigua sfruttando i 5 metri di prolunga che l’azienda propone per permettere una rilevazione in cui il calore del processore non influenzi la rilevazione. Con i medesimi requisiti, ma non solo destinato al controllo di temperatura, Magiant propone anche Umiflu, che integra controllo di temperatura e di umidità: in un unico prodotto due soluzioni economiche, efficienti e precise.

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Il termoigrometro nelle serre agricole

Il termoigrometro:

se il controllo dei parametri ambientali garantisce la tutela dell’integrità dei cibi durante la lavorazione e nei depositi di stoccaggio alimentare, parimenti il monitoraggio di temperatura e umidità mediante termoigrometro nelle serre agricole garantisce il ‘benessere’ del prodotto all’origine.

Il settore dell’agricoltura protetta, ovvero quello delle serre in vetro o in plastica allo stato attuale deve rispondere in modo sempre più efficace alla richiesta di garanzie di “food safety”, possibilmente nel rispetto di un piano economico ragionevole per l’implementazione di un sistema di monitoraggio mediante termoigrometro. La progettazione e attuazione di un sistema di controllo  e rilevazione mediante termoigrometro Magiant Umiflu della temperatura e dell’UR, oltre a portare vantaggi in termini di aumento dell’efficienza energetica delle serre prevenendo inutili e prolungate dispersioni, permette di regolare i set point in corrispondenza delle soglie e dei valori di umidità relativa necessari. Al variare di uno e di entrambi i parametri, infatti, il termoigrometro, facilmente configurabile mediante un interfaccia software che Magiant fornisce gratuitamente, segnala la problematica anche in assenza di personale a presidio del PC cui è collegato, poiché invia un alert in formato email e SMS.
Umiflu permette di monitorare la temperatura nelle serre calde, provviste di impianti di riscaldamento, rilevando l’abbassamento della temperatura, che non deve essere inferiore a 20 °C. Nelle serre temperare, le soglie da rispettare sono comprese tra 10 e 20°C. Le serre fredde, infine, devono mantenere una temperatura maggiore si quella esterna di almeno 2-3 °C e fino a 10-15 °C.
La progettazione e attuazione di un sistema basato sul termoigrometro Umiflu, quindi, garantisce il monitoraggio di ogni variazione oltre soglia della temperatura (sia un calore eccessivo che un calore troppo basso danneggiano e riducono la qualità delle coltivazioni) e contemporaneamente controlla  che l’UR non superi i parametri impostati. Benché le serre siano, anche senza strumentazione, percepibili come ambienti con un UR più elevata del normale, infatti, l’eccessivo aumentare della percentuale di umidità relativa riduce l’efficienza del sistema in termini sia di dispendio energetico, sia di qualità delle coltivazioni.
Un termoigrometro Umiflu, che può controllare temperatura e umidità delle serre agricole semplicemente mediante collegamento a un PC, si rivela un elemento prezioso di monitoraggio anche a distanza che riduce al minimo lo stress che le coltivazioni subiscono in particolare per repentini passaggi caldo-freddo.

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Controllo della temperatura: depositi alimentari

Controllo della temperatura nei depositi alimentari:
mantenimento ottimale dei cibi in uno dei punti nodali della catena distributiva.

Al pari di quanto avviene nei depositi farmaceutici, i luoghi di stoccaggio degli alimenti devono rispondere a rigide normative oltre al fatto che la loro operatività è subordinata all’autorizzazione sanitaria rilasciata dalle ASL di competenza a seguito della verifica dell’esistenza dei requisiti igienico-sanitaria previsti dalla normativa in materia di trattamento degli alimenti. Una volta ottenuto il nulla osta relativamente alla qualità dei locali di stoccaggio degli alimenti, la sicurezza alimentare all’interno del deposito deve preservare i cibi da qualsiasi contaminazione possa permettere lo sviluppo di agenti patogeni. I microrganismi dannosi, infatti, proliferano, a seconda della tipologia, innanzitutto aggredendo le tipologie alimentari deperibili, ovvero carne, pesce, molluschi, latte, uova e ortaggi, sia freschi che cotti. Parimenti, possono alimentare la proliferazione batterica l’acqua, l’acidità, l’ossigeno e il tempo durante il quale i cibi sono vulnerabili a tali fattori ambientali. È questa la ragione per cui il controllo della temperatura nei magazzini di conservazione di cibi e bevande è un fattore importante, al punto di essere oggetto di attenta normativa nel Regolamento CE 853/04, che stabilisce le temperature massime di conservazione degli alimenti al fine di prevenirne il danneggiamento. Nella tabella sottostante sono riassunte le temperature massime di conservazione degli alimenti più diffusi.

È ovvio che, date tali premesse, in un deposito alimentare sia cogente il controllo della temperatura. Osservando i dati in tabella, le prestazioni di Magiant Serverflu si dimostrano ottimali per il monitoraggio delle varie zone: il dispositivo, infatti, permette il controllo della temperatura anche in celle frigorifere e depositi di beni deperibili. Il sensore di temperatura, di pratico utilizzo e minimo ingombro grazie al design pen drive USB e all’interfaccia software intuitiva, collegato ad un PC attua il controllo della temperatura relativa con un range di esercizio incluso tra –20 °C e + 70°C, soglie di controllo che rispondono al Regolamento CE 853/04. Oltre ai vantaggi dati dalle dimensioni e dal tipo di alimentazione del prodotto di Magiant, una volta impostate le soglie da non superare, il sensore mostra un pop up di allarme a video quando è presente personale e, ancor più importante, invia l’alert mediante email e sms. Si tratta di un controllo della temperatura costante e a distanza il cui costo iniziale viene ampiamente ammortizzato in breve tempo.
Viene a questo punto spontaneo domandarsi cosa accadrebbe in un magazzino di stoccaggio alimentare se vi giungessero prodotti già deteriorati durante gli anelli precedenti della catena distributiva. Registratevi per scoprire come garantire la preservazione dalla contaminazione nella fase di lavorazione agroalimentare.

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Controllo della temperatura nell’industria agroalimentare

Controllo della temperatura nell’industria agroalimentare:

una garanzia che parte dagli stabilimenti di lavorazione agroalimentare e giunge al magazzino di stoccaggio.

Altrove in questo blog si è detto della preservazione dei cibi nei magazzini di stoccaggio alimentari, ma è lapalissiano che tali cibi debbano giungere nel magazzino in condizioni non corrotte. Con l’acronimo HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) si indica un metodo valido per la predisposizione delle misure preventive necessarie a garantire la sicurezza delle produzioni agroalimentari, identificandone i pericoli e le criticità potenziali, così da operare per evitarli preventivamente, eliminarli o ridurli al minimo. Come la disaster prevention è ampiamente preferibile al disaster recovery, così piuttosto che eliminare o ridurre i fattori critici è, sia dal punto di vista economico che da quello della tutela della salubrità degli alimenti, preferibile prevenire il danno. Premessa la necessità di operare igienicamente e controllare e istruire gli operatori, tra i fattori ritenuti critici per la destabilizzazione dei prodotti agroalimentari nella fase di lavorazione e trasformazione vi sono la temperatura e l’umidità.
Il monitoraggio costante di questi parametri permette di prevenire uno o più processi di alterazione. Il controllo della temperatura, necessariamente 24/24 e agevolmente effettuabile con il sensore di temperatura in formato pen drive Magiant Serverflu, è basilare per la prevenzione del proliferare degli agenti patogeni. Ogni patogeno ha soglie di proliferazione differente, così che un monitoraggio della temperatura efficace può prevedere un sistema di diversi dispositivi Serverflu così che l’impostazione delle soglie sia differenziata e pop up, email e SMS di alert siano a loro volta in grado di dare informazioni puntuali sull’area dove viene rilevata la criticità. I tempi di intervento, anche a stabilimento chiuso, si riducono notevolmente. Importante è anche il monitoraggio durante quelle fasi della lavorazione che prevedono esposizione a determinate temperature: il tempo deve essere in questo caso ridotto al minimo.
Come anticipato un altro elemento critico nelle lavorazioni alimentari, che quindi necessità un monitoraggio costante, è l’umidità. Ad esempio, nella maggior parte degli alimenti freschi, ricchi di acqua libera, il valore massimo è dello 0,65: esso garantisce un ambiente inadatto allo sviluppo di germi patogeni e microrganismi dannosi.
Se ne deduce che produrre, preparare, confezionare prodotti agroalimentari non richiede solo un controllo della temperatura, ma anche quello dell’umidità. Con le stesse caratteristiche – dall’impostazione delle soglie, agli alert da remoto, alla dimensione ridotta, al consumo energetico minimo – Magiant propone Umiflu, un’unica pen drive che garantisce il controllo della temperatura e quello dell’umidità.
Si tratta di un’ulteriore opportunità di creare un sistema preventivo nei confronti delle criticità delle lavorazioni agroalimentari: a disposizione dell’utente, Magiant mette anche a disposizione una consulenza gratuita via email, grazie alla quale è possibile valutare la fattibilità del sistema di controllo.