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Server monitoring aperto per ferie

Server monitoring:

all’avvicinarsi delle chiusure aziendali per la settimana di Ferragosto, il server monitoring non si ferma

È tempo di chiudere a quattro mandate le case, tempo di chiusure aziendali, tempo di immobilizzare – apparentemente – ogni attività nei luoghi quotidiani. Per quanto riguarda le abitazioni, si tratta di sistemi domotici in grado di garantire – mediante comunicazioni da remoto che eliminano la necessità di sopralluoghi perlomeno settimanali – controllo costante di temperatura, guasti o interruzioni elettriche, rilevazione accessi. In relazione alle aziende il discorso è differente: non è infatti possibile bloccare il server monitoring, poiché il flusso di dati in entrata troverebbe un blocco informatico e, naturalmente, i siti Web non hanno periodi di chiusura e devono rimanere operativi con le medesime garanzie di quando l’azienda ‘fisica’ è operativa.

Come sempre partiamo dal presupposto che PMI e grandi imprese siano dotate di un dispositivo UPS in grado di limitare i danni potenziali di un black-out: la presenza di corrente alternata , anche mediante sistemi di emergenza, deve essere garantita senza alcun interruzione durante l’intero anno. Se l’erogazione di energia elettica si protraesse troppo a lungo i server si spegnerebbero immediatamente insieme alle infrastrutture di rete: in una simile condizione non si tratta di affrontare un semplice problema di riaccensione; il recupero dati e la riattivazione delle macchine implicano interventi costosi e complessi di disaster recovery, i quali per quanto tempestivi impattano notevolmente sulle funzionalità della server room. A proposito dei gruppi di continuità essi devono entrare in funzione appena si verifichi l’interruzione dell’alimentazione elettrica dalla rete, così da permettere ai generatori a gasolio, che necessitano di qualche minuto per attivarsi, di fornire l’alimentazione elettrica con una autonomia di alcuni giorni. La disaster recovery non è evitabile nel caso si verifichino guasti degli UPS o dei generatori. Obiettivamente si tratta di una possibilità remota se gli impianti sono sottoposti a regolare manutenzione preventiva.

Manutenzione preventiva peraltro fondamentale anche per mantenere in perfetta efficienza i sistemi di controllo realtivi ai cortocircuiti cui i componenti elettronici possono andare incontro in varie circostanze. La sensoristica per la rilevazioni di fumi dovrebbe garantire lo spegnimento mediante gas inerti che non compromettono l’elettronica.

Manca ancora qualcosa: la check list da effettuare prima della chiusura aziendale, infatti, è da effettuare con la maggior attenzione possibile. Un controllo dei sistemi HVAC e della funzionalità di dispositivi dedicati al server monitoring sono un passo cruciale da non tralasciare mai. Un controllo dei sensori di umidità e temperatura collocati nella sala server, ripercorrendo e eventualmente modificando i parametri soprattutto per quanto riguarda i destinatari degli alert che raggiungono in tempo reale caselle email e cellulari e per quanto riguarda la modifica temporanea delle soglie, che possono essere ridotte così da lasciare maggiore margine temporale di intervento al manutentore reperibile.

Volete partire tranquilli? Controllate ogni dispositivo in modo capillare e valutate i vantaggi dell’installazione un sensore di temperatura e umidità pen drive USB Umiflu: l’ambiente della server room, a questo punto, sarà dotato di tutte le protezioni possibili, con un servizio di server monitoring low power. E ricordate: Magiant è sempre a disposizione per una consulenza gratuita. C’è poco tempo? Vi aspettiamo a settembre!

M.F. Pria

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Sensore di temperatura user friendly

Sensore di temperatura:

le nuove tecnologie mettono a disposizione soluzioni efficaci; ma ‘sensore di temperatura’ indica oggi svariate tecnologie

Dovrebbe essere ormai chiaro, dalle informazioni e dalle soluzioni che vengono proposte da qualche mese su queste pagine, che le nuove tecnologie nella sensoristica elettronica destinata alla rilevazione della temperatura sono un elemento fondamentale per monitorare ambienti e processi.

La storia moderna e contemporanea della rilevazione della temperatura, tralasciando quindi i primi esperimenti effettuati in epoca tardo medievale, ha le sue radici nel Seicento, quando venne inventato, a opera di Galileo, il primo termometro in grado di rilevare la temperatura utilizzando le proprietà di espansione e contrazione dell’alcool. Nel secolo successivo sarà il tedesco Fahreneit a comprendere le maggiori performance garantite dal mercurio: nasce il moderno termometro, sensore di temperatura tuttora in uso, che ben risponde a necessità meramente quotidiane e che è estremamente economico. Ma si tratta di un sensore di temperatura che necessita la presenza umana per utilizzo e verifiche dei risultati.

Oggi le richieste del mercato industriale – e , in parte, del mercato consumer – non possono trovare risposte nel semplice termometro (nel quale non è più presente il mercurio per la sua tossicità potenziale, tanto che dal 3/4/2009 il mercato italiano, allineandosi alle direttive europee recepite nel Decreto Ministeriale 30/07/2008, i termometri a liquido sono al galinstano). Ed è per questo che il mercato dell’elettronica propone il sensore di temperatura in versioni sempre più avanzate: ma questo non significa che qualunque sensore di temperatura di questo genere rappresenti indistintamente la soluzione ottimale per il monitoraggio di questa variabile. Ne sono un esempio i sensori ad allarme luminoso, i quali, benché possano vantare precisione e immediatezza nella rilevazione di condizioni critiche, necessitano di un presidio umano costante. Anche la categoria cui appartiene il sensore di temperatura a connessione analogica, tra i più moderni ed efficienti, può creare problemi in quanto si tratta di un prodotto che ha discreti limiti di parametrizzazione – il che porta ovviamente a rilevazioni poco flessibili – e , inoltre, non permette di avere registri dell’andamento della temperatura.

Il sensore di temperatura che offre maggiori vantaggi in termini di tutela, risparmio e continuità della rilevazione? Un sensore che offra tutto questo:

  • installazione e configurazione user friendly;
  • investimento ridotto sia per quanto riguarda l’acquisto dei dispositivi che del software;
  • manutenzione ridotta al minimo;
  • consumi energetici bassi;
  • garanzia di monitoraggio da remoto, mediante invio di alert e senza quindi necessità di presidio;
  • produzione di report;
  • software compatibile con svariati SO.

Tutto questo è racchiuso nel sensore di temperatura pen drive USB Serveflu: affidatevi a questo prodotto e otterrete eccellenti risultati in termini di riduzione dei costi, poiché il dispositivo è low power e necessità di un comune PC con SO Windows o Linux per essere messo in opera, il software è incluso nel prezzo, come la consulenza gratuita per valutarne le potenzialità; di garanzia di continuità di funzionamento in presenza di un adeguato sistema UPS; di scalabilità.

M.F. Pria

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Monitoraggio temperatura e umidità: cibi e salute

Monitoraggio temperatura e umidità:

nell’industria alimentare si è da anni alla ricerca di green solutions: un esempio? Monitoraggio temperatura e canapa

A seguito dell’emanazione da parte del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politihe Sociali del documento realtivo a “Produzione e commercializzazione di prodotti a base di semi di canapa perl’utilizzo nei settori dell’alimentazione umana” – naturalmente completate dalle altre norme in materia – ha reso possibile mettere in commercio prodotti alimentari che permettono di valorizzare la ricchezza di questa pianta nella alimentazione quotidiana. Al riguardo Magiant – che mette a disposizione sistemi elettronici di monitoraggio temperatura e umidità in grado di garantire una produzione indoor delle coltivazioni – parla di green solutions perché i semi di canapa necessitano di lavorazioni a ridotto impatto ambientale: nella maggior parte dei casi per ottenere il prodotto alimentare finito non sono richiesti processi chimici o aggiunte di prodotti di origine non naturale.

I semi di canapa, che non contengono tracce di THC, sono la parte da cui si ricavano prodotti alimentari dagli importanti valori nutrizionali e nutraceutici, in particolare sono ricchi di Omega 3 e Omega 6, grassi polinsaturi la cui assunzione è un valido coadiuvante per la prevenzione o la terapia dell’ipercolesterolemia, del diabete, di malattie della pelle di vario tipo e di disturbi ossei e articolari. I semi – che in una coltivazione indoor sottoposta a corretto monitoraggio temperatura e umidità sono disponibili tutto l’anno – permettono di ricavare olii e farine con un contenuto di Omega 3 e 6 pari solo a quello presente nell’olio di pesce, che deve però essere trattato chimicamente. Al contrario sia l’olio che la farina di canapa vengono estratti per spremitura a freddo; in particolare la farina è priva di glutine, risultando quindi un alimento idoneo anche per i celiaci. Inoltre, i semi di canapa decoricati sono ricchi di proteine contenenti molti amminoacidi e facilmente digeribili – quindi paragonabili alle proteine ‘nobili’ della carne: la loro assunzione in questa forma o in alimenti derivati è consigliata per coloro che seguono una alimentazione vegetariana o vegana.

Naturalmente non si parla di un alimento di per sé completo, ma di un ottimo integratore della dieta quotidiana, in grado di garantire al nostro corpo la razione quotidiana raccomandata di Omega 3 e 6 e in grado di svolgere funzioni di rafforzamento del sistema immunitario.

Il connubio tra monitoraggio temperatura e umidità e coltivazione della canapa non può dunque che dare ottimi risultati, che non si fermano all’ambito alimentare o al già citato ambito della bioedilizia, ma contribuiscono alla crescita sostenibile anche di settori quali quello dell’abbigliamento e dell’arredamento.

M.F. Pria

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Termoigrometro: molteplici applicazioni per la canapa

Termoigrometro, molteplici applicazioni per la canapa:

con un termoigrometro notevoli vantaggi nel coltivare materiali naturali ed ecocompatibili

Qualche settimana fa è stato dedicato un approfondimento alla coltivazione indoor della canapa sativa, mostrando i vantaggi che il termoigrometro Umiflu di Magiant, grazie al quale è possibile garantire la coltivazione per l’intero anno senza dover seguire i cicli stagionali e senza correre i rischi di perdere in parte o del tutto il raccolto per problematiche meteorologiche non controllabili. È proprio grazie alle caratteristiche tecnologiche del termoigrometro di Magiant che è possibile misurare temperatura e umidità, monitoraggio fondamentale per la buona riuscita della semina, con l’ausilio di un PC cui collegare il sensore di temperatura e umidità USB pen drive. I range operativi di Umiflu – temperatura di esercizio inclusa tra –20 °C e +70 °C con una precisione di ±0,5 °C – sono del tutto idonei alle richieste della coltivazione della canapa. La tecnologia di Umiflu, inoltre, grazie al software user friendly che permette di impostare le soglie e gli allarmi in caso di superamento delle stesse, offre un indiscutibile rapporto qualità/prezzo e un risparmio energetico costante, dal momento che il prodotto consuma molto poco e non necessita di manutenzione in quanto – collegato all’ingresso USB del PC – non necessita di manutenzione. Già da queste ultime notazioni si potrebbe parlare di un termoigrometro green, ma gli approfondimenti odierni sono dedicati alle green solutions che Umiflu rende possibili nel campo di una coltivazione particolare quale è appunto quella della canapa sativa, la stessa che viene coltivata – in campi aperti – a Capannori, in Toscana, dove la produzione è destinata soprattutto alla bioedilizia. Materiale naturale e salubre – naturalmente nel rispetto delle normative per la sua coltivazione – la canapa è una materia prima dalla quale si ricavano molteplici elementi per la bioedilizia. Il suo utilizzo come materia green da costruzione per gli edifici ha infatti un impatto ambientale ridotto rispetto a quelli costruiti con altri materie prime, oltre ad avere un costo più ragionevole, come dimostra il fatto che la lana di canapa, prodotto che si ottiene a seguito di un processo di semimacerazione, permette di produrre pannelli isolanti e fonoassorbenti che vengono distribuiti sul mercato ad un prezzo concorrenziale rispetto ai loro affini, ovvero i pannelli in lana di vetro e quelli in sughero.
Ma, come anticipato, la canapa non è solo bioedilizia, gli studi dei possibili utilizzi, infatti, hanno portato all’uso del materiale in diversi settori:

  • dalle foglie e dai fiori si ricavano bevande, olii essenziali per l’industria dei profumi, THC per usi farmaceutici (il principio attivo è benefico in preparazioni per la cura dell’asma, come antiemetico, per la cura del glaucoma e come analgesico anche nella terapia del dolore);
  • dai semi si ricavano alimenti proteici, esche per la pesca, olii alimentari da spremitura a freddo, detergenti per l’igiene personale, olii per la produzione di detersivi, inchiostri, tinture, lubrificanti, solventi, combustibili (biodiesel), farine alimentari;
  • dalle fibre si ricavano filati pregiati per abbigliamento e filati meno pregiati per cordami, reti, sacchi, pasta di cellulosa per carte speciali, cartoni e imballaggi, guarnizioni per i freni; inoltre dalla fibra corta semimacerata si ottengono, oltre ai pannelli isolanti, imbottiture per auto.

Desiderate saperne di più sugli usi alimentari? Registratevi: il nostro speciale di oggi è dedicato proprio all’utilizzo della pianta in questo ambito.

M.F. Pria

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Monitoraggio temperature: stato dell’arte

Monitoraggio temperature:

allo stato attuale, il monitoraggio temperature offre soluzioni per molteplici esigenze non solo industriali

L’innovazione nel campo dell’elettronica della sensoristica di monitoraggio temperature applicabile ai settori industriali è in continua crescita, con aumeno della precisione nelle rilevazioni, dispositivi sempre più resistenti  e scalabili. Nonostante questo, tuttora si possono verificare situazioni in cui il monitoraggio temperature viene effettuato, probabilmente in un ottica di risparmio dei costi, mediante prodotti obsoleti inadatti a comunicare in tempo reale problematiche nel mantenimento delle condizioni ambientali idonee a seconda delle applicazioni che occorre tenere sotto stretto controllo.

È naturale che il primo passo che molte aziende dovrebbero compiere è quello di prendere coscienza del fatto che la temperatura è uno degli aspetti più critici che può influenzare negativamente operazioni quotidiane. Questo perché quando la temperatura si mantiene entro determinati parametri, vengono garantiti il benessere delle persone – inteso in senso molto ampio, da quello microambientale dei luoghi antropizzati, alle garanzie di acquisto di prodotti alimentari e medicali che non abbiano subito interruzioni lungo la cold chain – e l’efficienza dei processi e delle funzioni di macchinari delicati – server room, catene di produzione alimentare. Scelte non appropriate per il monitoraggio temperature possono causare perdite consistenti alle aziende, sia perché possono richiedere come unica soluzione la disaster recovery, sia perché, ad esempio in caso di perdita irreversibile di dati, si va incontro anche a sanzioni dal punto di vista penale.

Vale la pena rischiare tutto questo per non ammodernare i sistemi di controllo temperature? La domanda è naturalmente retorica, dato che il mercato odierno propone sensori Wi-Fi e USB pensati per offrire garanzie di disaster prevention e tutelare da rischi e perdite economiche e di dati tutte quelle industrie che ‘ruotano’ intorno ai dispositivi informatici, alla tutela di microclimi specifici per la produzione, alla cold chain.

La scelta di un sensore appropriato, quindi, diviene una necessità e, laddove non siano necessari dispositivi di monitoraggio temperature Wi-Fi (come, ad esempio lungo gli anelli della catena del freddo che sono costituiti dal trasporto su gomma o altri mezzi), la giusta scelta è quella di un sensore USB. Serverflu è uno strumento affidabile, dalle performance indubbie, in grado di ridurre sensibilmente molteplici rischi legati alla temperatura. Ma soprattutto è stato ingegnerizzato da Magiant come dispositivo dall’elettronica avanzata che gli permette di operare in un range di temperatura compreso tra –20 e +70 °C con un accuratezza di ±0,5 °C, rimanendo però, sia dal punto di vista della pen drive in senso stretto, sia dal punto di vista del software mediante il quale è possibile sfruttarne tutte le potenzialità, un dispositivo per il monitoraggio temperature di utilizzo intuitivo.

Ancora dubbi su un simile investimento? Con un PC cui collegare la pen drive e l’impostazione – del tutto intuitiva – del software – Serverflu garantisce monitoraggio temperature da remoto 24 ore su 24, allerta in tempo reale via email e SMS il personale addetto all’intervento sulla problematica che ha mutato le condizioni di temperatura, produce report sull’andamento nel tempo delle variazioni. Ma soprattutto, visto che siamo partiti considerando che spesso vengono mantenuti in attività sensori inadeguati e sorpassati, Serverflu è un dispositivo low power, privo di batteria – così da non necessitare manutenzione- e dal costo decisamente affrontabile per quanto offre in termini di prevenzione e ROI.

M.F. Pria

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Controllo temperatura e umidità: centraline telefoniche

Controllo temperatura e umidità:

benessere per i macchinari presenti nelle centrali telefoniche? Controllo temperatura e umidità costante

Una centralina telefonica pubblica è il nodo cardine dal quale si dipanano i servizi di telefonia e ADSL raggiungendo aziende, abitazioni, esercizi commerciali. Le tipologie di centraline sono tre: SGU (Stadio di Gruppo Urbano), SGT (Stadio di Transito) e SL (Stadio di Linea); quest’ultimo è la struttura tecnologica verso la quale convogliano tutti i provider. Indipendemente dalla tipologia, le centraline sono fisicamente strutturate nel medesimo modo: in ognuna di esse sono presenti i commutatori, strumenti in parte costituiti da blocchetti disposti in orizzontale collegati alle schede che generano i diversi tipi di segnali, in parte da strisce in verticale collegate ai cavi che giungono, tramite specifici armadi posizionati lungo le strade pubbliche, fino agli edifici dove viene erogato il servizio finale.

L’architettura , complessa, è anche molto delicata soprattutto per quanto riguarda i danni che, con carenze nel controllo temperatura e umidità, possono incidere sul funzionamento delle apparecchiature con danni anche gravi per l’azienda e disservizi per gli utenti. I parametri di controllo temperatura e umidità influiscono molto sulla protezione delle centraline: una carente precisione nella rilevazione igrometrica, ad esempio, può portare ad un accumulo di elettricità statica che può provocare con le proprie scariche danni all’elettronica con ripercussioni anche sulla preservazione dei dati. Le condizioni microclimatiche da monitorare mediante controllo temperatura e umidità sono comprese tra i 18 e i 27 °C con UR pressoché costante al 65%, parametri che devono agire in sinergia con dispositivi di pulizia dell’aria. Sulla base dei parametri appena citati si può facilemente obiettare che se le macchine tollerano un range di temperature così elevato, il microclima non è idoneo alla presenza umana per periodi prolungati: e in effetti le condizioni di temperatura e umidità e i carichi termici raggiungono picchi più bassi di quelli destinati agli ambienti antropizzati.

La necessità, quindi, di mantenere il microclima costante nella centrale richiede dispositivi in grado di atturare il controllo temperatura e umidità da remoto. Utilizzando i sensori pen drive di Magiant collegati ad un PC, la permanenza dell’operatore all’interno della centralina si riduce al tempo necessario a parametrizzare le soglie di temperatura e UR, impostare indirizzi email e numeri di telefono cui indirizzare gli alert in caso di mutamenti dei parametri ambientali, scegliere se utilizzare lo shot-down automatico della macchina in modo tale da interrompere il servizio dando però la garanzia di disaster prevention oppure se utilizzare un’applicazione custom al verificarsi delle criticità.

Serverflu e Umiflu: controllo temperatura e umidità 24 ore su 24 senza necessità di presidio della centralina e possibilità di ricevere allarmi in tempo reale per intervenire sull’impianto di condizionamento, comprendone le cause del malfunzionamento e indicando, nel caso, la via dell’ammodernamento delle macchine. Tutto questo in una pen drive low power che non richiede manutenzione: ognuna di esse può essere installata, in centraline composte da più locali, e parametrizzata diversamente in base alle necessità delle macchine.

M.F. Pria

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Temperature monitoring e ‘waste heat’

Temperature monitoring:

una delle connessioni che sussistono tra finalità di green building e temperature monitoring è il “waste heat”, concetto particolarmente interessante

Come accennato qui, dove si parlava dell’importanza del monitoraggio server in relazione al risparmio energetico, da qualche tempo è sempre più valorizzato il tema del ‘waste heat’, alla base del quale vi è la possibilità di utilizzare il calore prodotto dai server, naturalmente sottoposto a temperature monitoring con finalità di disaster prevention, in altri processi che richiedono calore, il quale altrimenti andrebbe perduto insieme alla possibilità di mettere in atto operazioni di green building. L’idea è la medesima di qualsiasi forma di riutilizzo di materiali.

Il temperature monitoring mediante sensori di temperatura e umidità come Serverflu e Umiflu, entrambi garanzia di performance elevate nella costanza dei rilevamenti anche da remoto, è uno dei molteplici sistemi elettronici di controllo da prendere in considerazione ovunque sia presente una server room. La rilevazione di temperatura e umidità mediante l’elettronica Magiant permette di mettere in atto sistemi di allarme, proteggendo le apparecchiature da situazioni critiche, con semplicità e un investimento dal sicuro ROI a breve termine. Ma Magiant è attenta a tutte le possibilità di interconnessione con altre tecnologie, tra l’altro in quanto difficilmente Serverflu e Umiflu creano situazioni di incompatibilità, dal momento che i sensori pen drive operano su una ampia gamma di SO.

È per questa ragione che, se al primo posto, Magiant offre una soluzione per il temperature monitoring, si dimostra sempre sensibile alle tematiche green: l’idea di recupero del calore  prodotto dalle server room nasce quindi da questa sensibilità e da una visione scalabile delle infrastrutturedi tecnologiche. Utilizzando il ‘waste heat’ è possibile ‘riciclare’ il calore, quel processo che gli statunitensi definisco ERE (Energy Reuse Efficectiveness). Pioniere nel campo è The Green Greed Association tra le cui attività vi è in primo piano l’analisi dell’evoluzione tecnologica dei data center, che in tutto il mondo richiedono energia, sensoristica per il temperature monitoring, spazi idonei, sensori di presenza e di allarme oltre, naturalmente, ad un opportuno sistema di aerazione: in questo contesto, l’associazione studia e elabora idee e tecnologie atte a massimizzare le risorse energetiche delle server room.

Un esempio chiaro di come sia possibile riutilizzare il calore, che altrimenti verrebbe disperso, prodotto delle server room consiste, come segnalato dall’associazione, nel convogliarlo in luoghi adiacenti alla sala CED per ottenere acqua calda o riscaldamento dell’ambiente attiguo. Naturalmente l’implementazione di un sistema di riutilizzo del calore delle server room deve avere alla base due elementi: la parte teorica, finalizzata a comprendere se il data center produce un surplus di calore sufficiente a ottenere risultati efficaci; la parte tecnica, relativamente alla quale entrano in gioco tecnologie di importanti aziende dell’elettronica e dell’automazione industriali che mettono a disposizione gli absorption chieller, particolari sistemi che permettono di utilizzare una fonte di calore altrimenti destinata alla dissipazione convogliandola altrove, in luoghi dove altrimenti sarebbe necessario utilizzare una fonte energetica diretta.

Per approfondire ulteriormente gli aspetti del ‘waste heat’, Magiant vi consiglia questo interessante e completo documento pubblicato da The Green Greed Association.

M.F. Pria

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Controllo temperatura e green building

Controllo temperatura:

approfondimento dedicato all’organismo ASHRAE, in particolare sull’ottimizzazione energetica di PC server e server room mediante controllo temperatura

Istituita nel 1894, ASHRAE, acronimo di American Society of Heating, Refrigerating, and Air-Conditioning Engineers, ha ben presto assurto lo status di organizzazione internazionale: la sua capacità di emanare linee guida applicabili a livello internazionale l’ha infatti portata ad avere sostenitori e membi in tutto il globo. L’Europa, ad esempio, risponde spesso agli input di ASHRAE recependone le indicazioni nelle norme ISO.

Nata, come ben segnala il nome, con lo scopo di studiare strategie tecnologiche per il miglioramento di riscaldamento, ventilazione, condizionamento e raffreddamento al servizio della salute umana, è naturalmente presto divenuta promotrice di una visione green – compresa la green building – promuovendo ricerca, formazione continua, creazione o implementazione di standard (per i quali segue le specifiche dell’ANSI, American National Standard Institute, presso cui è accreditata.

Non di rado in queste pagine si è fatto riferimento alle linee guida di ASHRAE, nello specifico si è trattatto delle linee guida 189.1-2011: “Standard for the Design of High-Performance Green Building” (anch’esso approvato ANSI). Il riferimento a  questo standard non è per nulla casuale dal momento che tali linee guida includono numerosi spunti di grande interesse che coniugano controllo temperatura e green building. E Magiant non è solo un produttore di  sistemi elettronici avanzati per controllo temperatura e umidità, ma è un’azienda molto interessata e attenta a tutto ciò che ruota intorno al concetto di green, parola ormai d’uso comune con la quale si indica l’importanza sempre più cogente del risparmio energetico.

Dallo standard ASHRAE 189.1-2011, infatti, si ricavano importanti indicazioni per la progettazione di data center sicuri e ad alta efficienza:

  • progettare un data center con attenzione e professionalità al fine di ottenere affidabilità delle apparecchiature, scalabilità grazie alla scelta di componenti modulari, sensoristica avanzata e di alta precisione;
  • prima di avviare la realizzazione, effettuare una stima dei consumi dell’insieme totale delle apparecchiature;
  • effettuare una valutazione LCCA (Life Cycle Cost Analisys): in base alle disponibilità e alla struttura aziendale (PMI o grandi multinazionali) optare per un investimento iniziale consistente che permetterà risparmio nel lungo periodo oppure partire con un sistema scalabile di qualità che permetta di monitorare i costi di implementazione;
  • calcolare, se già esistente, la portata dell’UPS o preventivarne uno in linea con la stima dei consumi precedentemente effettuata;
  • selezionare software che non sovraccarichino la CPU ma anzi le richiedano minori calcoli con conseguente minore richiesta energetica per effettuare operazioni fondamentali.

È palese che, indipendenmente dalla scelta di server room da creare, risulti basilare progettare e realizzare la tecnologie di un impianto di condizionamento ad alta efficienza e minima dispersione energetica: come non considerare quindi elemento cardine di preservazione della server room e del risparmio energetico i sensori di controllo temperatura e umidità? Serverflu, e la sua versione termoigrometrica Umiflu,offrono ampie garanzie di scalabilità e di per sé sono concepiti come prodotti low power e non necessitano manutenzione, riducendo ulteriormente i costi. Ma torniamo alla ASHRAE 189.1-2011. L’elettronica dei sensori Magiant permette il controllo temperatura e umidità costante anche da remoto: si tratta di due fattori ambientali, infatti, che – oltre a aumentare sensibilmente la possibilità di disaster prevention – possono influenzare l’efficienza energetica del data center. Da queste variabili ambientali, infatti, dipendono i consumi energetici degli impianti di climatizzazione: come indicazione di massima (si consiglia sempre di utilizzare la possibilità offerta da Magiant per avere una consulenza gratuita personalizzata) per la parametrizzazione del software per il controllo temperatura e umidità, i range cui si può fare riferimento sono indicati dalla 189.1-2011 e riassunti in tabella.

Valori microclimatici server room

M.F. Pria

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Monitoraggio server e green building

Monitoraggio server nei data center:

ottimizzare le risorse energetiche con un utilizzo ponderato del monitoraggio server

Nei data center il ‘primo comandamento’ è senza dubbio prevenire danni alle apperacchiature dovuti a malfunzionamenti degli apparati destinati al mantenimento delle condizioni microabientali ottimali per evitare di dover ricorrere alla disaster recovery per assenza di adeguate misure per il monitoraggio server.

Ma perché è tanto importante fare manutenzione preventiva così da aumentare le possibilità di mettere in atto la disaster prevention? Semplice, ottimizzare i costi è il ‘secondo comandamento’ di ogni azienda in grado di elaborare strategie che riducano rischi, danni, costosi interventi manutentivi a posteriori grazie a un collaudato sistema di monitoraggio server e che siano al contempo finalizzate alla realizzazione di una buildin automation ‘green’. Automatizzare, infatti, porta con sé molto spesso anche un risparmio in termini di consumi energetici.

Partiamo dunque dal ‘primo comandamento’: creare condizioni ambientali stabili, garantire il monitoraggio server costante, in tempo reale, eliminando la necessità  – e quindi il costo – della presenza costante di un operatore addetto al controllo in loco grazie a un’elettronica che permetta di inviare da remoto allarmi a indirizzi email e numeri di telefono per segnalare le anomalie. Il prodotto esiste, è Umiflu di Magiant, il cui software permette di stabilire soglie, ad esempio seguendo le linee guida ASHRAE, oltre le quali il sensore, nato per il monitoraggio server per quanto riguarda le condizioni ambientali di temperatura e umidità relativa, oltre a lanciare gli alert può avviare lo shot-down della macchina cui è collegato o una applicazione selezionata dall’utente in fase di settaggio del software medesimo. A ulteriore garanzia della continuità del monitoraggio server offerto del sensore sono di grande importanza i sistemi UPS opportunamente programmati per supplire ai cali o alle interruzioni di corrente negli ambienti più delicati quali appunto un data center.

Per il ‘secondo comandamento’, per il quale Serverflu in versione termoigrometro fa la sua parte, poiché elimina anche i costi di manutenzione della pen drive stessa in quanto privo di batteria. Le citate linee guida ASHRAE, cui dedicheremo a breve un approfondimento, classifica le server room in cinque o sei ‘classi’ (dipende dalla flessibilità interpretativa) che tuttavia possono essere ricondotte a due macroinsiemi: in entrambi il monitoraggio server è basilare, tanto quanto l’ingegnerizzazione dei sistemi di raffreddamento, dei sensori di presenza, dei sensori di rilevamento porte non correttamento chiuse; la differenza sostanziale tra i due macro insiemi è l’assenza da un lato di sistemi elettronici di controllo ambientale idonei (disaster recovery), e dall’altro la loro presenza (disaster prevention).

Si prenda la seconda categoria: dopo la progettazione o l’implementazione di strumenti per il monitoraggio server e di hardware adeguati al tipo di server room, gli operatori devono prestare grande attenzione all’ottimizzazione dei consumi energetici, per la quale esistono svariate opzioni:

  • ottimizzazione della struttura hardware;
  • riduzione degli sprechi energetici dovuti a mal utilizzo dei sistemi di condizionamento;
  • creazione di sinergie sicure tra i sistemi antecedenti e quelli successivamente installati, così da evitare costi accessori per calibrare il loro rapporto e evitare che il sistema finale richieda un apporto energetico  fuori portata;
  • selezione di sensori a basso consumo e alte performance;

Lanciamo un ulteriore assist: il concetto di “waste heat”, strettamente connesso alla green building. Ma questo fa parte di una “prossima puntata”. Nel frattempo chiedeteci una consulenza gratuita: il risparmio energetico e economico che la disaster prevention garantisce anche a piccole server room (o a situazioni dove la sala server è assente, ma un PC  funge da server) potrebbe essere un buon modo per ottimizzare prestazioni, aumentare la sicurezza delle apparecchiature e… risparmiare!

M.F. Pria

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Misurare temperatura e umidità: una pianta per la bioedilizia

Misurare temperatura e umidità:

nel rispetto di ogni normativa, esistono coltivazioni di canapa indoor, dove misurare temperatura e umidità è fondamentale

Dal 2002 la coltivazione intensiva di canapa, con dovute restrizioni, è stata resa legale dalla Circolare Ministeriale del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali n. 1/protocollo 200 dell’8/05/2002: si tratta di una normativa con scarso margine di interpretazione e che richiede ai coltivatori un rispetto assoluto delle indicazioni, tanto che la nota Legge Fini-Giovanardi stabilisce pene severe in caso di coltivazioni non a norma. Il fulcro della Circolare si trova nelle varietà di canapa certificate, ovvero qualità selezionate per contenere un contenuto bassissimo di delta-9-tetraidrocannabinolo, più noto come THC, il principio attivo che innesca le reazioni tipiche di sostanze psicotrope e stupefacenti; nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, la percentuale di THC contenuto nelle fibre non può superare lo 0,2%.

La canapa coltivata con finalità industriali (cannabis sativa, specifica per usi edilizi, alimentari, agricoli, tessili) che si può decisamente definire green, non necessita obbligatoriamente di una coltivazione indoor, tuttavia, regola base dell’economia, se è possibile produrre per l’intero anno senza dover seguire i cicli naturali e climatici, l’imprenditore è maggiormente portato alla produzione senza interruzioni. Naturalmente seguendo con attenzione le best practice per ottenere raccolti idonei alla trasformazioni in prodotti edilizi, e non solo. Per questa ragione e per maggiori possibilità di investimento, la produzione indoor è quella più diffusa nei paesi maggiormente avanzati a livello tecnologico: la tecnica più diffusa è quella idroponica, in cui le piante vengono nutrite mediante soluzioni e senza utilizzo di terriccio, ma non mancano serre in cui si utilizzino specifiche qualità di terreno arricchito di fertilizzanti.

La coltivazione indoor richiede, quindi, la progettazione di idonee serre, dove misurare temperatura e umidità risulta fondamentale per la buona riuscita della semina: oltre a strumenti quali specifiche lampade per l’illuminazione, misuratori del PH del terriccio, vasi in plastica, non si può fare a meno di un termoigrometro digitale. Misurare temperatura e umidità con Serverflu e Umiflu richiede – qualora non ve ne sia uno già presente e utilizzabile allo scopo – l’acquisto di un semplice personal computer al quale collegare il sensore scelto per poter monitorare la costanza nel misurare temperatura e umidità:

  • per quanto concerne la temperatura, essa è considerata – sulla base di studi specifici – ideale tra i 19 °C e i 25 °C nel periodo di crescita della pianta, mentre per quanto riguarda la fase di germinazione il range più idoneo è compreso tra 18 e 27 °C;
  • per quanto riguarda l’umidità relativa, tenendo conto che la canapa ‘chiede’ un tasso di umidità abbastanza elevato, è necessario che esso rimanga costantemente tra il 60 e il 70%.

Nel misurare temperatura e umidità in un ambiente delicato la cui compromissione microclimatica potrebbe portare alla perdita di una percentuale consistente del raccolto, come non pensare a Umiflu: un sensore di alta precisione, facile parametrizzazione grazie a un software, incluso, che guida l’utente passo a passo e non richiede manutenzione?
In chiusura un breve elenco, non certo esaustivo, di quanto si può ottenere dalla trasformazione industriale della canapa nella bioedilizia:

  • dal fiore e dal fusto della canapa si ricavano cere, vernici, intonaci, pannelli isolanti e fonoassorbenti e blocchi prefabbricati;
  • il mattone di canapa, risultato di una lavorazione con calce, dà un prodotto resistente e leggero, refrattario alle muffe, che garantisce la traspirazione con diversi vantaggi sia per la salute dell’edificio che per quella umana;
  • la canapa è un valido isolante termico ed acustico, con vantaggi dal punto di vista di risparmio energetico; inoltre, è un materiale che per natura ‘respinge’ l’anidride carbonica, rendendo gli ambienti interni più salubri.

Misurare temperature e umidità è il nostro core business, ma, cogliendo l’occasione di un articolo che mostra un lato non sempre noto di un prodotto dell’agricoltura… dateci più feedback possibili! Qui di seguito, sulla nostra pagina Facebook, iscrivendovi al gruppo “Temperatura” di LinkedIn… perché la canapa è bioedilizia, ma anche alimentazione, abbigliamento, biomassa e terapia del dolore. Se dimostrerete un buon interesse, potremo approfondire insieme il valore aggiunto della canapa.

M.F. Pria