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Sensori di temperatura e umidità negli archivi storici cartacei

 Sensori di temperatura e umidità:

benché la tendenza sia quella di riversare il maggior numero di dati su supporto digitale, l’Italia è ancora uno scrigno di archivi cartacei che rischiano di scomparire per la mancanza di stabilità del microclima

Al pari di quanto avviene per la tutela dei beni culturali in senso generale, gli archivi storici cartacei sono manufatti di grande valore, in particolare per gli studiosi di determinante aree scientifiche. Eppure, ancora oggi, nonostante le tecnologie sempre più avanzate non di rado si entra in archivi storici, anche di una certa levatura, dove i documenti sono conservati in fatiscenti faldoni e in semplici magazzini o scantinati dove non vi sono sensori di temperatura o di umidità, nonostante, soprattutto nei magazzini sotterranei, entrambe le variabili siano tra le prime cause di deterioramento dei manoscritti. Anche in questo frangente è la norma UNI 10829:1999 a stabilire il microclima ottimale per la conservazione di documenti d’archivio: la temperatura non deve superare il range compreso tra 13 °C e 18 °C con un margine di tolleranza di ±3 °C e l’umidità relativa deve assestarsi tra il 50 e il 60%; è palese che sensori di temperatura e umidità siano fondamentali per garantire la corretta conservazione dei documenti. Per la conservazione di beni archivistici, inoltre, occorre fare riferimento al D.Lgs. 42/2004 relativo a documenti dichiarati di interesse storico, quindi sottoposti alla medesima tutela dei beni culturali, cui sono assimilati. Il decreto legislativo impone al responsabile dell’archivio la tutela, la buona conservazione, la sicurezza. Uno dei principali accorgimenti riguarda la scelta di locali in cui il rischio di allagamento sia il minore possibile, dal momento che un tale evento corromperebbe in modo irreversibile l’integrità dei documenti. In tali locali è poi opportuno prestare massima attenzione agli apparati e agli impianti in grado di ridurre al minimo l’incidenza dei fattori di degrado o danno. È naturale che molti archivi italiani di valore storico rispettino con attenzione le direttive descritte, ma altrettanto ovvio è che altre strutture necessiterebbero di una ristrutturazione. Il problema maggiore? I costi. Un archivio storico è un ente particolare, senza scopo di lucro e che vive grazie ai fondi stanziati per la tutela dei beni culturali. In questo momento più che mai la riprogettazione dei locali di archivio può apparire a molti un costo eccessivo e ammortizzabile in tempi inaccettabili. Eppure, dal momento che una delle direttive imposte dal decreto riguarda i parametri igrotermici, ovvero le variabili che maggiormente corrompono carta e inchiostro, si può pensare di partire da un investimento obiettivamente ridotto: un processore dedicato per la sala di archiviazione e sensori di temperatura e umidità. Magiant Umiflu può essere configurato per controllare anche da remoto variazioni dell’umidità o della temperatura: un email o un SMS, oltre ad un pop up sul computer cui la pen drive è collegata, raggiungono in tempo reale i responsabili della tutela dell’archivio, poiché cambiamenti bruschi nel microclima danneggiano le fibre della carta o della pergamena e nel contempo favoriscono l’insorgere di muffa. PC e sensori di temperatura e umidità: certo non sono sufficienti a rendere un archivio del tutto corrispondente alla normativa, ma, con un minimo impatto economico, aumentano le possibilità di minimizzare i rischi e tutelare una delle più ricche fonti del nostro patrimonio culturale.

M.F. Pria

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Disaster prevention e legge 196/2003

Disaster prevention e legge 196/2003:

la normativa è sempre più cogente nei dettami e include la preservazione, ad esempio mediante disaster prevention, dei dati sensibili registrati su dispositivi e sistemi informatici

Per quanto concerne i rischi di dispersione dei dati conservati su un server in una sala CED, interessanti punti di riflessione, anche concernenti la disaster prevention, posso essere reperiti qui e qui. Tuttavia, a volte su un solo PC, o su una rete di PC che condividono cartelle protette, si trova un numero elevatissimo di record riconducibili alla definizione di “dato sensibile” presente nel Testo Unico sulla Privacy (D. Lgs. 196/2003). Parliamo soprattutto di aziende medio-grandi che archiviano digitalmente al loro interno documentazione relativa ai propri dipendenti e di PMI che si avvalgono di consulenze in outsourcing (è il caso, soprattutto, dell’elaborazioni del cedolino paga).

In tutte queste situazione entra in gioco il TU, una decreto legislativo articolato in tre sezioni e altrettanti allegati che ampio spazio dedica alla conservazione e al trattamento dei dati personali mediante strumenti informatici. Nel dettaglio, l’allegato B disciplina la materia delle misure ‘minime’ di sicurezza. All’adozione di tali misure di sicurezza sono tenuti, tra gli altri, tutti i soggetti sopraccitati. È importante sottolineare che le misure sono appunto ‘minime’ e, sebbene esse si dettaglino nel corso del testo, solo nell’esordio fanno esplicito riferimento a quel che è possibile ricondurre alla disaster prevention poiché si fa parla, tra le altre, di un complesso di misure organizzative, tecniche, informatiche, logistiche e procedurali finalizzate a minimizzare la possibilità di distruzione o perdita, anche accidentale, dei dati. È palese che tra misure minime e misure efficaci e performanti vi sia una sostanziale differenza, soprattutto perché il solo articolo che fa esplicito riferimento a disaster recovery e disaster prevention è il 23 che recita: “Sono adottate idonee misure per garantire il ripristino dell’accesso ai dati in caso di danneggiamento degli stessi o degli strumenti elettronici [omissis]”. Per lo più, i soggetti responsabili dei dati personali e tutti coloro che sono abilitati ad accedervi mediante credenziali di sicurezza multilivello lavorano su sistemi aziendali finalizzati alla protezione degli end-point, così da minimizzare il rischio di appropriazione indebita esterna o perdita dei dati. La tecnologia, tuttavia, non dovrebbe fermarsi ad un sistema di protezione degli end-point, soprattutto perché il TU sanziona anche la sola perdita dei dati sensibili, senza necessariamente che essi si disperdano all’esterno. Quindi proteggere i dispositivi con sistemi come quello brevemente descritto sopra è naturalmente fondamentale, ma è altrettanto fondamentale considerare che il controllo della temperatura delle CPU dovrebbe agire in sinergia con i sistemi di sicurezza per gli end-point: questi ultimi, infatti, girano sulla macchina stessa la quale è sensibile non solo alla temperatura ma anche all’UR. Perché tutelare il sistema se l’hardware che lo supporta potrebbe andare incontro ad un guasto dovuto alla corruzione di quest’ultimo quando Magiant mette a disposizione un componente di semplice utilizzo, minimi consumi e user friendly che permette il monitoraggio dei citati parametri e contribuisce alla disaster prevention? Il sensore di temperatura Magiant Serverflu e la sua versione Umiflu, sensore termoigrometrico, alle caratteristiche sopradescritte, unisce il controllo continuo da remoto e il software, fornito gratuitamente, mette in atto uno shutdown sul processore che ne permette l’arresto sicuro.

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Misurazione della temperatura nei locali chiusi

 Misurazione della temperatura:

il monitoraggio di parametri ambientali in ambienti chiusi, come gli uffici, è importante non solo per il rispetto delle normative, ma anche, forse soprattutto, per la tutela della salute

“Il caldo e l’umidità eccessiva incidono negativamente sulla salute, sul benessere e persino sul lavoro”, così esordisce La Repubblica on line in questo articolo nella sezione salute e benessere: in particolare viene messa in luce la relazione tra livelli di temperatura e umidità e produttività. La misurazione della temperatura, unita a quella dell’umidità relativa, dovrebbe essere una buona norma in uso in ogni tipologia di locale chiuso ove si trascorrono molte ore – si stima che la popolazione urbana trascorra in luoghi chiusi circa il 75% del proprio tempo. Il caso tipico è quello degli uffici, dotati il più delle volte di termoconvettori che in inverno riscaldano l’aria quasi azzerando l’UR ed in estate la raffreddano eccessivamente. Il microclima dovrebbe invece essere monitorato e di conseguenza ricalibrato ogniqualvolta la misurazione della temperatura e quella dell’umidità rilevino uno sbalzo dalle condizioni ritenute ottimali per il corpo umano.

Nei cosiddetti ambienti confinati, infatti, l’aria assume caratteristiche diverse da quelle climatiche della località in cui ci si trova; parallelamente l’organismo umano deve mantenere una costanza termica per evitare disfunzioni fisiologiche che possono provocare ripercussioni più o meno gravi sulle capacità lavorative e in generale sulla salute.

Esiste una chiara normativa relativa a obblighi ed interventi inerenti il microclima: innanzitutto l’art. 2087 c.c. prescrive l’obbligo per il datore di lavoro di “adottare le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori”. Questa norma fa il paio con un riferimento alle condizioni microclimatiche degli ambienti nel D.M. 5 luglio 1975 in cui è precisato che i luoghi chiusi “debbono essere dotati di impianti di riscaldamento ove le condizioni climatiche lo richiedano” e che “la temperatura di progetto dell’aria interna deve essere compresa tra i 18 ºC e i 20 ºC”.

Al fine di evitare al corpo umano uno stress ambientale e garantire invece ad esso una condizione di confort, non solo gli uffici, ma anche le abitazioni private, dovrebbero attivarsi con maggiore celerità nella progettazione di sistemi di misurazione della temperatura e dell’umidità in grado di lanciare alert al superamento delle soglie di confort così da permettere una ricalibrazione dei sistemi di termoregolazione. Non si tratta di un progetto e di una realizzazione di impatto economico eccessivo se si collega a uno dei PC presenti in ognuna delle aree confinate l’USB pen drive Magiant Serverflu nella versione Umiflu: il prodotto permette infatti la misurazione della temperatura e dell’umidità rilevando con una precisione del ±0,5 °C in un range operativo che va dai –20 °C ai +70 °C il superamento delle soglie di confort microclimatico impostate. Con un pop up sul monitor del PC cui lo strumento di misurazione della temperatura e dell’UR è collegato la rilevazione di uno sbalzo termico o di umidità avviene in tempo reale e, in caso di assenza dell’operatore dal desk, una email e un SMS raggiungono ovunque il personale addetto per un pronto intervento. Se il PC viene lasciato in attività anche durante l’orario di chiusura degli uffici, non è da sottovalutare l’utilità della misurazione notturna, soprattutto se, per qualche guasto tecnico o variazione ambientale esterna, potrebbe risultare corrotta la funzionalità delle apparecchiature presenti nel locale.

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Sensori di temperatura nella produzione di formaggi

Sensori di temperatura:

strumenti di rilevazione preziosi per la maturazione ottimale dei formaggi

Oltre all’allevamento intensivo a scopo di macellazione, gli animali vengono allevati anche per la produzione di latte e derivati, tra i quali, in particolare, i formaggi. Il ciclo produttivo che dalla materia prima porta al prodotto finito è normato dal Regolamento CE 2073/2005 che, per il formaggio, stabilisce criteri di sicurezza alimentare e di igiene del processo. Il formaggio, infatti, prima di giungere alla fase cosiddetta di maturazione, dove i sensori di temperatura svolgono un importante ruolo, attraversa diverse fasi: rottura della cagliata, semicottura e cottura o stufatura in stanze, pressatura e salatura. La prima fase in cui i sensori di temperatura non a immersione entrano in gioco è quella della stufatura (tipica per la produzione di formaggi molli), attuata in locali a temperature comprese tra i 22 °C e i 28°C. Ma nel ciclo di trasformazione il punto nodale è la maturazione, operazione che può protrarsi solo per alcuni giorno o fino a oltre due anni e che avviene in celle di stagionatura, le ‘casere’, a temperatura e umidità costanti. In linea di massima, la maturazione avviene a temperature di 5-10 °C per i formaggi a pasta molle, e 15-20 °C per quelli a pasta cotta, tuttavia la maturazione e la conservazione dei formaggi richiede per ogni varietà precise condizioni di temperatura e UR. A garanzia del rispetto di questi parametri è possibile implementare un sistema di rilevazione basato su sensori di temperatura e di umidità: un valida soluzione in termini economici, di precisione e di possibilità di monitoraggio costante a distanza è Magiant Umiflu. Poiché si tratta della versione termoigrometrica dei sensori di temperatura Serverflu, il sistema di rilevazione di temperatura e umidità è demandato a uno più dispositivi pen drive che, collegati ad un computer e parametrizzati mediante un’interfaccia fornita gratuitamente e studiata per essere estremamente user friendly, esercitano 24/24 il controllo di temperatura e umidità relativa.

Proponiamo in chiusura una rapida panoramica dei parametri di maturazione e conservazione di alcuni formaggi all’interno delle casere.

•  I formaggi tipo Emmenthal, conservati prima per circa un mese in locali con temperatura tra gli 8 e i 12 °C, poi per circa due mesi in locali a 22-25 °C, vengono conservati tra gli  8 e 12 °C; in ognu fase l’UR è inclusa tra l’85 e il 90%.

•  I formaggi tipo Tilsiter, conservati in locali di fermentazione per due settimane a una temperatura inclusa tra 14 e 16 °C con UR del 90%, vengono poi alloggiati in casere a temperatura compresa tra 10 e 12 °C con UR del 90%.

•  I formaggi tipo Gouda maturano in locali di conservazione con una temperatura tra i 10 e i 12 °C con UR del 75%.

Magiant Umiflu, in ognuno dei casi citati, garantisce una temperatura di esercizio tra i –20 e i 70 °C con una precisione del ±0,5 °C. Una consulenza gratuita è a disposizione per chi volesse implementare un sistema basato sui sensori di temperatura e umidità di Magiant.

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Controllo di temperatura in bovinicoltura

Controllo di temperatura in bovinicoltura:

le garanzie del monitoraggio del microclima negli allevamenti bovini, benessere delle mandrie e salubrità del prodotto finito

Dal secolo scorso l’allevamento intensivo dei bovini da carne, grazie a costanti migliorie nella progettazione e realizzazione dell’allevamento, ha permesso un notevole incremento della produzione di latte e un aumento del peso degli animali, con una migliore resa in carne alla macellazione. La necessità di monitorare vari parametri ambientali, quindi di attuare anche un controllo costante della temperatura, è divenuto sempre più cogente proprio con l’allevamento intensivo, poiché esso prevede la stabulazione, fissa o libera. Quest’ultima, diffusa negli allevamenti medio-grandi, prevede che gli animali si muovano liberamente in una stalla divisa in tre zone, quella di alimentazione, quella di movimento (situata di norma all’aperto) e quella di riposo.

Con lo sviluppo di una sempre maggiore sensibilità nei confronti del benessere animale e della sanità delle produzioni, ci si orienta sempre più verso soluzioni costruttive a basso costo, in cui la tecnologia entra sempre più in cooperazione con materiali naturali: la progettazione di una stalla, infatti, è ottimale quando prevede l’impiego del legno come materiale prevalente, un’adeguata ventilazione e dispositivi di termoregolazione per mantenere costante il controllo di temperatura, al fine di garantirne l’optimum sia in inverno che in estate. Si parla di temperatura ottimale quando i locali si assestano sui 12 °C (con tolleranza di ±6 °C) per le vacche in lattazione e sui 15 °C (con tolleranza di ±5 °C) per vitelloni e manzi.
Particolarmente importante è poi il controllo di temperature nelle fase di cura neonatale e in quella cosiddetta colostrale: il vitello neonato, infatti, necessita di una ampia lettiera riparata dalle correnti d’aria e con una temperatura costante compresa tra i 20 e i 22 °C.

La temperatura è quindi un parametro fondamentale per garantire il microclima ottimale per il benessere animale nel ricovero: il controllo di temperatura deve permettere, anche in assenza di personale, di segnalarne aumenti o diminuzioni. Parimenti importante, oltre al controllo di temperatura, è quello dell’umidità relativa dell’ambiente, la quale deve avere come valore ottimale un valore incluso tra il 60 e l’80% (la soglia minima invalicabile si assesta tra il 40 e il 45%).

Naturalmente temperatura e umidità vengono garantiti da apposite strumentazioni che tuttavia necessitano di un monitoraggio 24/24: Magiant Serverflu permette di impostare allarmi che raggiungo il personale a distanza mediante email o SMS, così che al variare delle soglie – facilmente impostabili mediante il software gratuito fornito da Magiant – gli interventi sull’impianto di termoregolazione possano avvenire il prima possibile, riducendo, se non annullando, l’impatto negativo della variazione. Serverflu è un dispositivo economico e dai bassi consumi che necessita soltanto di un PC al quale collegarlo: il processore può essere inserito direttamente in stalla o lasciato in una stanza attigua sfruttando i 5 metri di prolunga che l’azienda propone per permettere una rilevazione in cui il calore del processore non influenzi la rilevazione. Con i medesimi requisiti, ma non solo destinato al controllo di temperatura, Magiant propone anche Umiflu, che integra controllo di temperatura e di umidità: in un unico prodotto due soluzioni economiche, efficienti e precise.

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Sensore di temperatura: sale di essiccazione dei legni pregiati

Sensore di temperatura:

i legni più nobili, appartenenti alle cosiddette essenze forti, per raggiungere una stagionatura priva di difetti necessitano di un controllo della temperatura delle sale costante e preciso.

I due metodi esistenti per l’essiccazione del legno, passaggio fondamentale per rendere il legno verde lavorabile, sono entrambi basati sull’eliminazione del contenuto acquoso del legno stesso fino al raggiungimento della cosiddetta umidità tecnica. Nel dettaglio, da un lato vi è la stagionatura naturale, dall’altro l’essiccazione artificiale. La prima presenta diversi svantaggi, sia in termini economici che di qualità del risultato finale: innanzitutto può avvenire solo in determinati periodi dell’anno, richiede molto tempo e il risultato è soggetto all’influenza del luogo e delle modalità di accatastamento del legno sul terreno.

La stagionatura artificiale permette invece di accelerare il processo e, con i dovuti accorgimenti, non si corrono rischi per quanto riguarda la qualità del prodotto al termine del ciclo di essiccazione. Inoltre, tranne rare eccezioni, come il legno di castagno, la cui stagionatura lunga e difficile rende la pratica dell’essiccazione artificiale sconsigliata, la normalizzazione UNI rende agevole la valutazione dei parametri da rilevare e monitorare. L’essiccazione artificiale del legno può avvenire:

  • sotto tettoia a ventilazione forzata, con l’inconveniente che le tettoie devono essere accuratamente controllate per prevenire l’insorgenza di danni da essiccazione troppo rapida;
  • a temperatura superiore ai 100 °C, efficiente solo per sfogliati, tranciati, trucioli, scaglie e fibre di legno;
  • per pre-essicazione;
  • in cella a temperature inferiori ai 100 °C;
  • a radiofrequenza.

Le ultime tre metodologie sono particolarmente idonee ad applicazioni in sistemi che prevedano un sensore di temperatura: nella pre-essiccazione, infatti, occorre il sensore di temperatura per rilevarne la costanza nel range 27-32 °C; inoltre, il sistema di pre-essicazione prevede una UR costante compresa tra 55 ed 80%, rilevabile mediante un misuratore di umidità.

Per l’essicazione a T<100 °C, la tipologia di celle più usata attualmente a livello industriale per il legno massiccio e pregiato è quella a vapore. E proprio in queste celle si è diffuso l’uso di controlli computerizzati che consentono una misurazione ed un monitoraggio più stretto delle variabili mediante un sensore di temperatura e di umidità.

Anche nel monitoraggio dell’essiccazione a radiofrequenza, impostato il ciclo di essiccazione in base all’umidità iniziale del legno, il monitoraggio può utilmente essere demandato a un sensore di temperatura e quello igrometrico a un misuratore di umidità.

Date queste premesse è palese l’importanza del controllo della temperatura nelle sale di stagionatura del legno: un sensore di temperatura in grado di monitorare costantemente, così da poter inoltrare alert di allarme anche in mancanza di personale tramite email e SMS, può portare alla prevenzione di molti dei possibili danni da essiccazione artificiale. Un nome per tutto questo? Magiant Serverflu nella versione Umiflu è un sensore di temperatura e umidità che, impostate le soglie di allarme, necessita semplicemente di un PC cui collegarsi mediante ingresso USB: la prolunga di 5 metri permette anche di non inserire direttamente la CPU nella cella ma solo la pen drive, evitando che la temperatura si innalzi per l’attività del processore.

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Il termoigrometro nelle serre agricole

Il termoigrometro:

se il controllo dei parametri ambientali garantisce la tutela dell’integrità dei cibi durante la lavorazione e nei depositi di stoccaggio alimentare, parimenti il monitoraggio di temperatura e umidità mediante termoigrometro nelle serre agricole garantisce il ‘benessere’ del prodotto all’origine.

Il settore dell’agricoltura protetta, ovvero quello delle serre in vetro o in plastica allo stato attuale deve rispondere in modo sempre più efficace alla richiesta di garanzie di “food safety”, possibilmente nel rispetto di un piano economico ragionevole per l’implementazione di un sistema di monitoraggio mediante termoigrometro. La progettazione e attuazione di un sistema di controllo  e rilevazione mediante termoigrometro Magiant Umiflu della temperatura e dell’UR, oltre a portare vantaggi in termini di aumento dell’efficienza energetica delle serre prevenendo inutili e prolungate dispersioni, permette di regolare i set point in corrispondenza delle soglie e dei valori di umidità relativa necessari. Al variare di uno e di entrambi i parametri, infatti, il termoigrometro, facilmente configurabile mediante un interfaccia software che Magiant fornisce gratuitamente, segnala la problematica anche in assenza di personale a presidio del PC cui è collegato, poiché invia un alert in formato email e SMS.
Umiflu permette di monitorare la temperatura nelle serre calde, provviste di impianti di riscaldamento, rilevando l’abbassamento della temperatura, che non deve essere inferiore a 20 °C. Nelle serre temperare, le soglie da rispettare sono comprese tra 10 e 20°C. Le serre fredde, infine, devono mantenere una temperatura maggiore si quella esterna di almeno 2-3 °C e fino a 10-15 °C.
La progettazione e attuazione di un sistema basato sul termoigrometro Umiflu, quindi, garantisce il monitoraggio di ogni variazione oltre soglia della temperatura (sia un calore eccessivo che un calore troppo basso danneggiano e riducono la qualità delle coltivazioni) e contemporaneamente controlla  che l’UR non superi i parametri impostati. Benché le serre siano, anche senza strumentazione, percepibili come ambienti con un UR più elevata del normale, infatti, l’eccessivo aumentare della percentuale di umidità relativa riduce l’efficienza del sistema in termini sia di dispendio energetico, sia di qualità delle coltivazioni.
Un termoigrometro Umiflu, che può controllare temperatura e umidità delle serre agricole semplicemente mediante collegamento a un PC, si rivela un elemento prezioso di monitoraggio anche a distanza che riduce al minimo lo stress che le coltivazioni subiscono in particolare per repentini passaggi caldo-freddo.

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Controllo della temperatura nell’industria agroalimentare

Controllo della temperatura nell’industria agroalimentare:

una garanzia che parte dagli stabilimenti di lavorazione agroalimentare e giunge al magazzino di stoccaggio.

Altrove in questo blog si è detto della preservazione dei cibi nei magazzini di stoccaggio alimentari, ma è lapalissiano che tali cibi debbano giungere nel magazzino in condizioni non corrotte. Con l’acronimo HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) si indica un metodo valido per la predisposizione delle misure preventive necessarie a garantire la sicurezza delle produzioni agroalimentari, identificandone i pericoli e le criticità potenziali, così da operare per evitarli preventivamente, eliminarli o ridurli al minimo. Come la disaster prevention è ampiamente preferibile al disaster recovery, così piuttosto che eliminare o ridurre i fattori critici è, sia dal punto di vista economico che da quello della tutela della salubrità degli alimenti, preferibile prevenire il danno. Premessa la necessità di operare igienicamente e controllare e istruire gli operatori, tra i fattori ritenuti critici per la destabilizzazione dei prodotti agroalimentari nella fase di lavorazione e trasformazione vi sono la temperatura e l’umidità.
Il monitoraggio costante di questi parametri permette di prevenire uno o più processi di alterazione. Il controllo della temperatura, necessariamente 24/24 e agevolmente effettuabile con il sensore di temperatura in formato pen drive Magiant Serverflu, è basilare per la prevenzione del proliferare degli agenti patogeni. Ogni patogeno ha soglie di proliferazione differente, così che un monitoraggio della temperatura efficace può prevedere un sistema di diversi dispositivi Serverflu così che l’impostazione delle soglie sia differenziata e pop up, email e SMS di alert siano a loro volta in grado di dare informazioni puntuali sull’area dove viene rilevata la criticità. I tempi di intervento, anche a stabilimento chiuso, si riducono notevolmente. Importante è anche il monitoraggio durante quelle fasi della lavorazione che prevedono esposizione a determinate temperature: il tempo deve essere in questo caso ridotto al minimo.
Come anticipato un altro elemento critico nelle lavorazioni alimentari, che quindi necessità un monitoraggio costante, è l’umidità. Ad esempio, nella maggior parte degli alimenti freschi, ricchi di acqua libera, il valore massimo è dello 0,65: esso garantisce un ambiente inadatto allo sviluppo di germi patogeni e microrganismi dannosi.
Se ne deduce che produrre, preparare, confezionare prodotti agroalimentari non richiede solo un controllo della temperatura, ma anche quello dell’umidità. Con le stesse caratteristiche – dall’impostazione delle soglie, agli alert da remoto, alla dimensione ridotta, al consumo energetico minimo – Magiant propone Umiflu, un’unica pen drive che garantisce il controllo della temperatura e quello dell’umidità.
Si tratta di un’ulteriore opportunità di creare un sistema preventivo nei confronti delle criticità delle lavorazioni agroalimentari: a disposizione dell’utente, Magiant mette anche a disposizione una consulenza gratuita via email, grazie alla quale è possibile valutare la fattibilità del sistema di controllo.

 

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Sensore di temperatura e di umidità: cantine vinicole

Sensore di temperatura e di umidità:

conservazione corretta del vino nelle cantine al fine di impedirne alterazioni.

Le cantine di conservazione dei prodotti vinicoli richiedono importanti accorgimenti, poiché il vino è una sostanza in evoluzione costante, particolarmente sensibile a mutamenti delle condizioni ambientali. Il prodotto è infatti soggetto a decadimento se esposto alla luce, alle vibrazioni e agli odori. Ma il fulcro del benessere del luogo e di ciò che vi viene conservato è il mantenimento del microclima: ciò di cui il vino ha bisogno è infatti il comfort termoigrometrico, garantito da un sensore di temperatura e di umidità.
Occorre dunque ridurre al minimo l’escursione termica, causa di contrazioni e dilatazioni del vino: i sensori di temperatura permettono di monitorare le variazioni del parametro che è ottimale tra i 12 e i 16 °C per i vini rossi e tra i 10 e i 12 °C per i vini bianchi. Alcuni viticoltori ritengono tollerabile una temperatura costante tra i 20 e i 22 °C, tuttavia se la temperatura standard è già più elevata di quella ottimale, un improvviso aumento della stessa danneggerebbe gravemente il prodotto. Del resto, un’escursione termica verso temperature più basse, benché pur sempre da evitare tramite sensori di temperatura performanti, è preferibile a quella verso temperature più elevate.
Come anticipato, e benché in passato il parametro dell’umidità sia stato più volte sottovalutato, il confort delle cantine è di tipo termoigrometrico: il valore di umidità relativa della cantina dovrebbe rimanere costantemente compreso nel range 70-80%, monitoraggio effettuabile con sensori di umidità. Più nel dettaglio, un aumento dell’umidità non danneggia il vino, poiché la bottiglia, conservata in posizione orizzontale, contiene un liquido la cui UR è pari al 100%: se all’esterno l’UR aumenta fino a tale soglia il microclima è ancora in condizioni di confort.
Naturalmente per monitorare temperatura e umidità nelle cantine, in mancanza di sensori dotati di specifiche caratteristiche, diverrebbe necessaria la presenza umana continua. Inoltre, stiamo ancora parlando di due tipi di strumenti: sensore di temperatura e di umidità.
La soluzione? Un termoigrometro, in grado di compiere parallelamente le funzioni di sensore di temperatura e di umidità e di monitorare i parametri da remoto: Magiant Umiflu si connette con un ingresso USB a un PC e, per ambienti come appunto una cantina vinicola, svolge le funzioni di sensore di temperatura e di umidità senza necessitare di un processore particolarmente avanzato. Il software gratuito permette di impostare agilmente le soglie oltre le quali entra in funzione il sistema di alert, sia con un pop up sul monitor del PC, sia agendo con un alert inviato tramite email e tramite SMS.
Inoltre, è possibile utilizzare una prolunga di 5 metri, un optional estremamente importante in una cantina: il calore stesso del PC potrebbe infatti alterare le condizioni termoigrometriche, mantenendo il processore a distanza – possibilmente al di qua della porta – Magiant Umiflu, lasciato nella cantina, non perde in precisione e non va ad intaccare il microclima.

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Umidità e temperatura nelle sale server: prevenzione

Umidità e temperatura nelle sale server:

il loro monitoraggio è una possibilità preziosa per le aziende di attuare strategie di disaster prevention evitando le costose manovre di disaster recovery.

Gli addetti ai lavori sanno quanto il monitoraggio di parametri sensibili quali, ad esempio, umidità e temperatura nelle sale server sia importante: intervenire prontamente sull’anomalia permette di evitare gravi danni e perdite, che si ripercuotono sia sul bilancio aziendale sia sul rispetto della legislazione italiana. Gli eventi negativi più comuni sono relativi a cali di tensione elettrica, mancata chiusura delle porte ed eventualmente delle finestre, mancato o erroneo monitoraggio di temperatura e umidità.

Oltre ai vantaggi economici che è possibile trarre da una scelta ragionata delle strumentazioni di misura di umidità e temperatura nelle sale server, non si può tralasciare che un danno grave con perdita o diffusione di dati sensibili va a violare la legge 626/2003 in materia di privacy.
Nell’ambito dei misuratori di umidità e temperatura nelle sale server, il mercato offre un’ampia gamma di soluzioni, le quali spesso non sono previste nel progetto iniziale, ma vanno a implementarlo successivamente. L’orientamento più recente per quanto riguarda il monitoraggio dei parametri nelle sale server spinge verso la massima riduzione della possibilità di errore umano, proponendo una serie di strumentazioni atte proprio alla disaster prevention: telecamere a circuito chiuso, accessi mediante badge o codice alle porte e relativa rilevazione della loro chiusura, rilevatori di perdite di liquidi, misuratori di temperatura e misuratori di umidità.

Spesso i misuratori di umidità e temperatura nelle sale server vengono collocati in aree differenti: si tratta quindi di due strumenti distinti che combinando la propria azione fungono da termoigrometro. Temperatura e umidità sono tra i parametri soglia più utili per impostare i criteri di criticità: stabilite le soglie, un misuratore di temperatura e uno di umidità efficaci segnalano l’anomalia. Entrambi lavorano per rilevare le prestazioni del sistema di condizionamento dell’aria, poiché può succedere che al raffreddamento dell’aria consegua un’eccessiva condensazione con relativo calo dell’umidità. Ma perché installare, controllare e mantenere due misuratori, uno per la temperatura e uno per l’umidità? La riduzione dei costi di cablaggio è a portata di mano con Magiant Umiflu un termoigrometro in formato pen drive che, oltre a garantire il monitoraggio di umidità e temperatura nelle sale server, trasmette in tempo reale via email o SMS (oltre che naturalmente sul PC sul quale viene installato il software freeware disponibile alla pagina Download) le anomalie di monitoraggio di umidità e temperatura nelle sale server.

Un prodotto che fa per due, un’interfaccia user friendly, costi contenuti: monitorando i dati ambientali, l’azienda tutela l’integrità del suo investimento e si protegge da eventuali dispersioni di dati sensibili, poiché non si deve dimenticare, come accennato, che una sala server contiene dati protetti dalla normativa sulla privacy.